17/01/2024

editoriale

L'inflazione torna a mordere l'Eurozona: chi paga il conto?

Su BusinessCommunity.it abbiamo parlato di inflazione in tempi non sospetti, con tanti editoriali di Claudio Gandolfo (ti aspettiamo e pensiamo sempre) dedicati. Siamo entrati nel 2024 e se ne parla ancora, ma il problema è che lo si fa perché è ancora un grosso problema, soprattutto in Europa nel momento in cui guardiamo i dati dell'economia reale.

L'inflazione nell'Eurozona ha fatto un balzo in avanti a dicembre, raggiungendo il 2,9%, il livello più alto dal 2012. Si tratta di un dato che non lascia spazio a dubbi: la crisi dei prezzi dell'energia, aggravata dalla pandemia e dalle tensioni geopolitiche, sta colpendo duramente i consumatori europei, che vedono erodere il loro potere d'acquisto. Il dato di dicembre segue quello ancora più allarmante della Germania, che ha registrato un'impennata dell'inflazione al 3,8%, il livello più alto dal 1993. Il motore dell'Europa si sta surriscaldando, e non per una ripresa della domanda, ma per una stretta dell'offerta. Il governo tedesco ha infatti ritirato le misure di sostegno ai prezzi del gas, dell'energia elettrica e dei generi alimentari, che avevano contenuto l'impatto della crisi energetica fino a novembre. Il risultato è stato un aumento dei prezzi di queste voci del 20,5%, 15,9% e 7,4% rispettivamente, a cui si aggiunge il rincaro dei carburanti (+25,4%).

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Questi dati sono una doccia fredda per la Banca centrale europea (BCE), che aveva scommesso su una discesa graduale dell'inflazione nel 2024, dopo il picco del 10,6% registrato nell'ottobre 2022. La BCE aveva infatti mantenuto una politica monetaria ultra-accomodante, basata su tassi di interesse negativi e acquisti di titoli di Stato, confidando nel fatto che l'inflazione fosse temporanea e dovuta a fattori transitori, come le strozzature delle catene di approvvigionamento e la scarsità di alcune materie prime. Ora, però, la BCE si trova di fronte a un bivio: continuare a sostenere la crescita economica, che resta fragile e incerta a causa della pandemia e delle sue varianti, o iniziare a stringere i cordoni della borsa, per evitare che l'inflazione si radichi nelle aspettative e nei contratti salariali. La scelta non è facile, e comporta dei rischi sia per l'Europa che per il resto del mondo.

 

 

Gigi Beltrame


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