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_Dicembre2012

editoriale

Titoli italiani nuovamente interessanti per i big stranieri

Goldman Sachs, Pimco, Citigroup, JP Morgan e BlackRock hanno virato sul nostra Paese. Molto probabilmente chi possiede i nostri titoli li terrà fino alle elezioni. Poi deciderà

Nei giorni scorsi abbiamo assistito a quella che molti considerano una inversione di tendenza sul mercato dei buoni del tesoro europei. Jim O’ Neill, guru degli investimenti di Goldman Sachs, ha infatti dichiarato di credere che “l’Italia possa diventare una sorpresa positiva nel 2013, specie considerando il basso livello da cui parte e le opinioni negative che la circondano”. E nel giro di poco Goldman Sachs è stata seguita da Pimco, Citigroup, JP Morgan e BlackRock: tutti a comprare titoli italiani.Il merito è ovviamente di Mario Draghi e la BCE, che con la ormai famosa frase di luglio, “Faremo qualunque cosa per presenvare l’euro”, ha dato ai mercati un imput dal valore fortissimo. Merito da condividere con la politica dei tassi sottozero dei bund tedeschi.

Quindi tutto bene?
Se diamo un’occhiata allo spread di questi giorni, l’ottimismo sarebbe lecito. Ma qualcuno nutre più che un ragionevole dubbio. Gestori di fondi e banche d’affari ci hanno ormai abituati a repentini cambi di rotta. Se a scatenare la corsa al rialzo dello spread fu sufficiente la vendita dei nostri titoli di stato da parte della Germania, il nostro primo partner commerciale, cosa accadrebbe se si verificasse una nuova massiccia vendita?
Intanto, molte analisi di fine anno indicano come “buy” lo stato dei nostri treasures, e sappiamo anche che nel 2013 saranno operativi l’ESM (500 miliardi di potenza di fuoco) e saranno possibili le OTM (Outright Monetary Transaction), con l’acquisto di titoli di stato da parte della BCE.

Ma molte banche d’affari o fondi potrebbero vendere i nostri titoli (come quelli spagnoli) all’inizio del 2013, come hanno già annunciato PIMCO, Goldman Sachs e JP Morgan. E allora assisteremmo ad una nuova corsa al rialzo dello spread, perchè rifinanziare il debito sarà più difficile e quasi certamente più costoso. Molto probabilmente, chi possiede i nostri titoli li terrà fino alle elezioni. Poi deciderà. Nel frattempo, anche la Germania sembra destinata ad alzare i suoi tassi di premio, anche perchè le elezioni di settembre si avvicinano e difficoltà nel rifinanziare il debito non è un problema che vogliano affrontare. E prima o poi la questione Grecia dovrà avere un termine, che non sarà certo indolore nè per gli ellenici, ma neanche per le banche francesi e tedesche, per quanto ormai quasi in salvo.

L’Italia chiude l’anno con un vero e proprio boom di entrate fiscali, risorse drenate all’economia reale, senza aver affrontato in modo serio ed efficace una spending review. Questo è un governo tecnico, in teoria sganciato da problematiche legate a consenso elettorale. Avrebbe potuto fare molto sul piano, non tanto dei tagli – spesso doverosi – ma sull’ottimizzazione delle risorse economiche già disponibili. Per migliorare la situazione economica di un Paese in recessione le tasse sono deleterie. Lo stesso FMI (il padre dell’austerità) ha riconosciuto che aumentare le tasse in questa fase è controproducente.


Sarebbe stato meglio identificare come utilizzare in modo più produttivo le risorse esistenti. Ma forse gli accademici si sono dimostrati più politici dei politici. Un peccato. Perchè avremmo posto le basi per una ripresa per il 2013, che invece si allontana sempre di più.
Claudio Gandolfo

 

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