L'economia italiana accelera oltre le attese: la crescita del PIL nel 2025 batte le stime del governo


L'anno si chiude con un segnale di vigore per il sistema produttivo nazionale che ribalta le proiezioni più prudenti. I dati ufficiali diffusi da ISTAT certificano una progressione del PIL italiano pari allo 0,7% nell'arco dei dodici mesi, un risultato che scavalca le proiezioni iniziali fissate dall'esecutivo nel Documento programmatico di finanza, ferme a un più cauto +0,5%. Questa performance riflette la capacità di resilienza delle imprese in un contesto globale ancora instabile.

Il motore della ripresa ha girato con maggiore intensità soprattutto nell'ultima parte dell'anno. Durante il quarto trimestre, la ricchezza nazionale è aumentata dello 0,3% rispetto ai tre mesi precedenti, raddoppiando di fatto il ritmo registrato nel periodo tra luglio e settembre.



Gli osservatori avevano ipotizzato una progressione dello 0,2%, ma il dinamismo dei comparti chiave ha sorpreso in positivo:
- la crescita del valore aggiunto ha coinvolto in modo trasversale l'agricoltura e l'industria;
- la domanda interna ha sostenuto i consumi e gli investimenti industriali Italia;
- la spinta dei mercati esteri ha invece registrato una battuta d'arresto;
- il confronto tendenziale con l'ultimo trimestre del 2024 segna un incremento dello 0,8%;
- il valore aggiunto ha mostrato una dinamica vivace in tutti i principali settori economici.

Le rilevazioni statistiche hanno tenuto conto di un calendario particolare poiché il 2025 ha contato tre giorni lavorativi in meno rispetto all'anno precedente. Nondimeno, il dato corretto per gli effetti stagionali conferma la solidità della traiettoria intrapresa. Se guardiamo alla domanda, emerge chiaramente come la componente nazionale sia stata il vero pilastro del trimestre: il contributo degli scambi con l'estero è risultato negativo, poiché il peso delle importazioni ha superato quello delle esportazioni.


I consumi interni restano il baricentro su cui poggia la stabilità del sistema.

Nel panorama europeo, l'Italia si posiziona in una fascia intermedia con risultati che offrono spunti interessanti per nuovi scenari economici B2B. Se la Germania arranca con un timido +0,2%, la Francia mostra una progressione dello 0,9%. La Spagna continua a correre a ritmi decisamente superiori, toccando il 2,8%. Questi divari sottolineano come le velocità del continente restino ancora molto differenziate.

La sfida per le imprese e le istituzioni si sposta ora sul 2026. L'eredità statistica lasciata dall'anno appena concluso, definita come variazione acquisita, si attesta allo 0,3%. Questo valore indica la crescita che si otterrebbe se l'economia rimanesse ferma per tutti i prossimi quattro trimestri. Per raggiungere l'obiettivo governativo del +0,7% servirà un ulteriore cambio di passo, focalizzato sulla continuità degli investimenti e sul consolidamento della fiducia dei mercati. La base di partenza è più solida del previsto, ma il sentiero richiede costanza.


La crescita PIL italiano 2025 consegna un Paese che ha saputo reagire alle pressioni esterne con determinazione. Le previsioni ISTAT 2026 suggeriscono cautela, eppure la dinamica dell'industria lascia spazio a un moderato ottimismo per le catene di fornitura nazionali. Superare le stime governative non era scontato, ma il risultato finale dimostra che il tessuto produttivo ha ancora margini di manovra significativi.



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