La geografia dice più del segno complessivo: il Sud chiude a +2,83%, il Nord-Est a +1,46%, il Centro a +1%, mentre il Nord-Ovest scende a -0,17%. Una mappa che ribalta l'idea del Nord che tira e del Mezzogiorno che arranca. In mezzo a questa forbice c'è Lidl, alla quota del 6,4% a valore nella Gdo italiana e con oltre 800 punti vendita, dato NielsenIQ Largo Consumo sul primo semestre 2026.
Dietro quel +1,07% c'è l'altra metà del mercato, quella che passa dai camion. I blocchi degli autotrasportatori hanno lasciato il segno: Federalimentare stima danni per centinaia di milioni di euro e Conad, che conta ancora le perdite, parla di un blocco finito giusto in tempo. Sui mercati all'ingrosso di Roma i pomodori Ciliegini e Piccadilly sono sopra i 5 euro al chilo, i Datterini rossi a 7,50.
La rete dei mercati italiani, 22 strutture con 4mila imprese, 7 milioni di tonnellate e 26mila addetti, riempie i vuoti con l'estero, dalla Spagna alla Turchia, e la crisi è arrivata anche nei supermercati della Capitale.
Intanto il negozio di prossimità continua a svuotarsi, con numeri più duri di quelli sui pomodori. Sono 460.466 i negozi sfitti in Italia, il 16,9% del totale, contro i 458.000 e il 17% di un anno fa: dal 2012 sono spariti 156.000. L'abbandono sfiora il 20% nei comparti più fragili, abbigliamento, calzature e articoli per la casa, e il Mezzogiorno arriva al 19,4% di sfitto contro il 13,8% del Nord-Est. Il conto finale, su un fitto medio di 16.000 euro l'anno, vale 53 miliardi di euro persi, 4,4 l'anno, due decimi di Pil. E uno sfitto dura in media 7,2 anni: la città aspetta, il negozio no.
Sul lusso la foto è opposta, o forse la stessa da un'altra angolazione. Kering chiude il trimestre con ricavi di 3.345 milioni di euro, stabili in nominale e -1% a perimetro costante, con Gucci a 1.291 milioni e -6% comparabile, i negozi diretti a -9%, l'ingrosso a +45% su 120 milioni e i gioielli a 239 milioni, +12%. Il dato che pesa di più: nei primi nove mesi ha chiuso 128 negozi e aperto 23, 105 in netto, con il target annuale almeno 125. Dall'altra parte L'Oréal ha chiuso a 11,56 miliardi di euro, +7,7% a perimetro costante aggiustato contro un consensus del 5,9%, con il Lussu a +7% contro il 4,5% atteso e l'online a circa 17%. Uno chiude vetrine, l'altra allarga il canale digitale: la domanda non è sparita, sta cambiando cassa.
Poi c'è la fiducia, che è la merce vera di un marketplace.
Etsy ha riscritto le regole sull'intelligenza artificiale: serve almeno una foto autentica e non generata in gran parte degli annunci, le guide funzionali non possono essere prodotte dall'IA, i listing robotizzati vengono rimossi e chi contesta un articolo diverso dall'annuncio ottiene il rimborso. Walmart va nella direzione opposta: Agent Profiles e Agent Gateway, un canale sul protocollo MCP che lascia agli assistenti comprare al posto dell'utente, con approvazione a ogni acquisto oppure tetto di spesa a 50, 100 o 200 dollari, senza mai dare i dati della carta.
A questo punto il conto torna in modo scomodo. In un sondaggio NMI su 1.000 adulti americani solo l'11% ha usato l'IA per completare un acquisto, il 70% vuole rivedere o annullare la decisione prima della cassa e il 10% cederebbe il controllo totale. L'agente che compra al posto tuo è ancora un dispositivo da laboratorio, mentre i 460.466 negozi italiani restano sfitti per una media di 7,2 anni.
La domanda è se l'ennesimo indirizzo dove oggi ti fanno sparire il carrello diventerà anche quello senza più nessuno a cui chiedere, o se il negozio di prossimità imparerà a usare l'agente prima di essere sostituito. La prossima scelta la farà un direttore di store con un carrello troppo vuoto, non un product manager con una roadmap.
Questo articolo è tratto dalla nostra newsletter Mondo Retail di oggi, se vi è piaciuta, iscrivetevi.
Articolo redatto da Marcello Esposito, validato dalla redazione e corretto con sistemi di intelligenza artificiale per la sezione SEO/GEO.
News
Articolo del 24/10/2026

Le nostre newsletter