Trasparenza bancaria: perché il 17% delle banche italiane rimane indietro

Trasparenza bancaria: perché il 17% delle banche italiane rimane indietro

28/03/2026

EY ha analizzato la gestione della trasparenza bancaria in Italia, rivelando una forte eterogeneità tra gli istituti. L’indagine, condotta su un campione rappresentativo, mostra che l’83% delle banche utilizza policy approvate dal consiglio di amministrazione, mentre il 17% si affida a documenti di livello inferiore. “La frammentazione delle prassi operative crea ostacoli” commenta l’esperto di audit interno, Andrea Lapomarda.

Il divario è evidente anche nei processi di vigilanza e nella governance dei prodotti (processi di vigilanza dei prodotti, o POG). Mentre la maggior parte delle filiali adotta procedure strutturate, quasi la metà non usa indicatori di rischio per monitorare convenzioni e deroghe.


Trasparenza all’area commerciale

In quasi sette banche su dieci, la responsabilità della trasparenza ricade sull’Area Commerciale e Marketing (67%). Solo una quota minore coinvolge le funzioni organizzative o finanziarie. La rendicontazione verso gli organi aziendali avviene per lo più tramite flussi di controllo di secondo e terzo livello (83%).

- Le banche che integrano metriche di rischio di trasparenza nel proprio framework lo fanno nel 62% dei casi;

- Il 38% definisce solo un target positivo, lasciando implicito il resto del perimetro;

- Il 46% dispone di un archivio centralizzato per il catalogo prodotti;

- Il 21% ha integrato pienamente requisiti di accessibilità nel proprio POG;

- Il 63% dei presidi di recesso è automatizzato;

- La portabilità è automatizzata nel 92% dei casi;

- L’83% garantisce la consegna del prospetto informativo precontrattuale;

- Il 68% ha modificato unilateralmente le condizioni negli ultimi quattro anni;

- Il 75% attribuisce la gestione dei reclami all’Area Legale;

- Solo il 44% dispone di sistemi di tracciabilità dei rimborsi.


Processi POG: livelli di maturità

Il 60% delle banche distingue chiaramente tra iter completo e semplificato per l’approvazione dei prodotti. Tuttavia, il 26% prevede l’intervento della Compliance solo in caso di incertezza interpretativa, mentre il 14% utilizza criteri generici con pareri preventivi.

Il 75% degli istituti adotta valutazioni strutturate, combinando test quantitativi e analisi qualitative; il restante si affida principalmente a valutazioni qualitative.

Gli strumenti automatizzati di supporto alla rete commerciale sono ancora rari: una banca su tre ne dispone, mentre il 67% ricorre a procedure manuali.

Recesso, portabilità e comunicazioni

Nel contesto della trasparenza bancaria, il 48% delle banche utilizza soluzioni miste per l’allineamento delle condizioni economiche, mentre il 20% resta su sistemi manuali. Solo il 41% ha definito indicatori di rischio per monitorare variazioni di convenzioni e deroghe.

La gestione delle richieste di copia documentale rimane frammentata, con molte filiali che svolgono il compito invece di centri operativi centralizzati.


Gestione dei reclami

Le grandi realtà bancarie incontrano maggiori difficoltà nel mantenere un presidio uniforme sulle segnalazioni verbali, a differenza delle piccole realtà, che mostrano una tracciabilità più completa. Nei disconoscimenti, il 45% utilizza strutture coordinate da un pivot interno, il 40% concentra il processo nell’Area Organizzazione‑Back Office, e il 5% nella Area Legale.

Il 70% ha definito criteri formali di valutazione e linee guida operative, ma il livello di automazione varia: il 44% dispone di sistemi di tracciabilità dei rimborsi, il 48% utilizza strutture centralizzate non automatizzate e l’8% è ancora in fase di rafforzamento.

Prospettive per il futuro

L’esperto Andrea Lapomarda avverte che “la frammentazione delle prassi operative rappresenta un ostacolo a una tutela realmente efficace”. L’assenza di presidi automatizzati sul Prospetto Informativo Europeo Standardizzato (PIES) e su altri processi chiave genera un divario nella qualità dei servizi.

Luca Galli, leader dei rischi finanziari in Italia, aggiunge che le banche dovranno rafforzare i controlli su accessibilità, disconoscimenti e documentazione precontrattuale, assicurando coerenza tra processi, informazioni e canali.


Il quadro delineato suggerisce che una maggiore uniformità applicativa e l’adozione di presidi automatizzati di conformità siano passaggi imprescindibili per elevare la trasparenza bancaria a standard più elevati, soprattutto nelle realtà con forte presenza sul mercato nazionale e internazionale.


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Articolo del 28/03/2026


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