Il settore manifatturiero italiano in contrazione: segnali di sofferenza a giugno

Il settore manifatturiero italiano in contrazione: segnali di sofferenza a giugno

01/07/2025

I dati economici più recenti dipingono un quadro difficile per il settore manifatturiero italiano nel mese di giugno. Si è osservato un ulteriore peggioramento della situazione, con un calo persistente dei nuovi ordini che ha inevitabilmente portato a una diminuzione della produzione.

Questa flessione produttiva appare significativa, diretta conseguenza di una domanda debole sia sul mercato interno che su quello estero. Le aziende rispondenti all'indagine hanno reagito riducendo gli acquisti e il personale. È diminuita anche la disponibilità di materie prime e semilavorati nei magazzini delle imprese.


L'incertezza che aleggia sull'economia globale pesa sulle prospettive future. Le previsioni delle aziende per i prossimi dodici mesi si attestano su livelli storicamente bassi.

Parallelamente a questo scenario di difficoltà operativa, si nota un aspetto positivo: le pressioni sui prezzi si sono attenuate. A giugno, sia i costi sostenuti dalle imprese per gli acquisti che i prezzi di vendita finali sono scesi. Questo è avvenuto grazie agli sconti offerti dai fornitori, sconti che le aziende hanno in parte trasferito ai propri clienti nel tentativo di mantenere la competitività.

L'Indice HCOB PMI, un indicatore chiave della salute manifatturiera basato su nuovi ordini, produzione, occupazione, tempi di consegna dei fornitori e scorte, è sceso a 48.4 a giugno, rispetto al 49.2 di maggio. Un valore inferiore a 50 indica una contrazione dell'attività. L'ultimo rilevamento segnala un peggioramento delle condizioni operative al ritmo più veloce degli ultimi tre mesi. Il ritorno alla contrazione della produzione, dopo un breve periodo di espansione a maggio, ha contribuito al calo dell'indice principale a metà anno.


Le imprese hanno chiarito che il prolungato calo dei nuovi ordini li ha costretti a ridurre i volumi di produzione in modo considerevole. Inoltre, la flessione dei nuovi ordini si è accentuata a giugno, raggiungendo il passo più rapido degli ultimi tre mesi. Le aziende hanno individuato nell'incertezza economica mondiale e nella domanda contenuta i principali ostacoli alle nuove vendite.

A giugno, la significativa riduzione del totale dei nuovi ordini è stata aggravata da un'ulteriore contrazione degli ordini provenienti dall'estero. Le vendite dirette ai mercati internazionali sono calate. Le imprese hanno riscontrato difficoltà nell'acquisire nuovi clienti e hanno rilevato una debolezza della domanda nei mercati dove già operano.

I dati dell'indagine mostrano una diminuzione dei costi di acquisto per il secondo mese consecutivo nel settore manifatturiero italiano. La riduzione è stata leggermente inferiore rispetto a maggio, ma le aziende hanno comunque attribuito la minor pressione sui costi alla discesa dei prezzi di alcune materie prime e a esiti favorevoli nelle negoziazioni con i fornitori.


In linea con la riduzione dei costi e per cercare di stimolare le vendite, le imprese manifatturiere italiane hanno abbassato i propri prezzi di vendita alla fine del secondo trimestre. Secondo i dati raccolti, questa diminuzione è stata contenuta, motivata dagli sforzi per rimanere concorrenziali sul mercato.

Le aziende continuano a gestire i costi con prudenza, limitando le nuove assunzioni e riducendo gli acquisti di beni. Nondimeno, il ritmo dei tagli al personale è rallentato, toccando il livello più basso degli ultimi nove mesi a giugno. Le imprese coinvolte nell'indagine hanno spiegato che la riduzione dell'organico è dovuta principalmente alla mancata sostituzione di lavoratori che hanno lasciato l'azienda e a un minor ricorso a contratti a termine.

Gli acquisti di materie prime e semilavorati sono diminuiti a un ritmo sostenuto. Nonostante la domanda debole da parte delle imprese, la performance dei fornitori è peggiorata per la prima volta in tre mesi, a causa di ritardi logistici e carenze di materiali.

Le aziende manifatturiere sono riuscite nuovamente a ridurre gli ordini in lavorazione, al ritmo più veloce degli ultimi tre mesi.


Allo stesso tempo, i ritardi nelle spedizioni e il calo dei nuovi ordini hanno portato a un nuovo aumento delle scorte di prodotti finiti. Le scorte di beni acquistati, invece, si sono contratte al ritmo più rapido da marzo.

Infine, le aspettative sulla produzione manifatturiera per il futuro a giugno sono rimaste positive, sebbene il grado di fiducia sia scivolato al livello più basso dallo scorso novembre. Questo calo di ottimismo è attribuito all'incertezza economica globale e alla domanda ancora modesta da parte dei clienti.

Secondo Nils Müller, Junior Economist, presso Hamburg Commercial Bank, “a giugno il settore manifatturiero italiano ha perso vigore, con il PMI principale sceso a 48.4, che ha segnato il più forte deterioramento delle condizioni operative da marzo. La produzione, dopo la breve ripresa di maggio, ha registrato una nuova contrazione, trascinata da un forte calo dei nuovi ordini. Sia la domanda interna che quella estera sono rimaste deboli, con le aziende che citano le persistenti difficoltà nell'assicurarsi nuovi clienti e il calo di interesse nei principali mercati esteri.


La flessione è stata generale in tutti i componenti PMI. I nuovi ordini sono calati al tasso più rapido degli ultimi tre mesi, spingendo le aziende a ridurre la produzione e l'attività di acquisto. Anche se ad un ritmo più lento, continua a calare il livello occupazionale, in gran parte a causa della mancata sostituzione del personale dimissionario e alla riduzione di quello temporaneo. Le giacenze degli acquisti sono diminuite al livello più veloce da marzo, mentre i tempi di consegna dei fornitori si sono allungati a causa di difficoltà di natura logistica, fattore questo non gradito data la debole domanda di beni. È incoraggiante che le pressioni inflazionistiche abbiano continuato a ridursi. I prezzi di acquisto sono diminuiti per il secondo mese consecutivo, grazie alla contrazione dei prezzi delle materie prime e agli sconti applicati dai fornitori. Anche i prezzi di vendita sono diminuiti leggermente, poiché le imprese, conseguentemente alle deboli condizioni di domanda, hanno cercato di rimanere competitive. Tale tendenza al ribasso si allinea con le dinamiche dell'eurozona in senso lato e potrebbe offrire un po' di sollievo ai responsabili della politica della BCE.


Le prospettive rimangono tuttavia incerte. Mentre le aziende rimangono generalmente ottimiste sulla produzione futura, conseguentemente alle speranze di una domanda più forte e di investimenti pianificati, la fiducia è scivolata ai minimi dallo scorso novembre. Questo indebolimento dell’ottimismo riflette la fragilità della domanda dei clienti e la difficoltà dello scenario estero, con l'incertezza commerciale derivante dai cambiamenti della politica statunitense che continua a pesare sulle prospettive globali. L'allentamento delle tensioni geopolitiche, in particolare in Medio Oriente, fa apparire come più probabile le prospettive di un calo duraturo dei prezzi dell'energia. Ma per ora le aziende manifatturiere italiane rimangono sul difensivo, facendo i conti con una ripresa al momento inafferrabile”.



Il settore manifatturiero italiano in contrazione: segnali di sofferenza a giugno
Clicca per ingrandire l'immagine


Articolo del 01/07/2025


marketing - retail - ecommerce - intelligenza artificiale - AI - IA - digital transformation - pmi - high yield - bitcoin - bond - startup - pagamenti - formazione - internazionalizzazione - hr - m&a - smartworking - security - immobiliare - obbligazioni - commodity - petrolio - brexit - manifatturiero - sport business - sponsor - lavoro - dipendenti - benefit - innovazione - b-corp - supply chain - export - - punto e a capo -