
La produzione nelle fabbriche della Eurozona ha registrato un incremento nel mese di gennaio, segnando il decimo segno positivo degli ultimi undici mesi. Si tratta di una crescita che manca di vigore a causa di un calo degli ordini rispetto a dicembre. Il quadro generale del settore manifatturiero eurozona rimane complesso: le imprese continuano a tagliare il personale e a ridurre gli acquisti di materie prime, anche se in misura contenuta. Eppure, nonostante le difficoltà operative, il clima di fiducia tra gli imprenditori è balzato ai livelli più alti visti dal febbraio del 2022. Le aziende si trovano in una posizione difficile per quanto riguarda la gestione dei listini. Il potere di fissare i prezzi appare limitato e le tariffe sono rimaste quasi invariate, benché l'inflazione dei costi sia accelerata raggiungendo il picco degli ultimi tre anni.
L'indicatore principale che descrive lo stato di salute del comparto è l'Indice PMI manifatturiero redatto da S&P Global. A gennaio il dato si è attestato a 49.5 punti, rimanendo per il terzo mese consecutivo sotto la soglia critica di 50.0 che separa l'espansione dalla contrazione. Questo valore rappresenta comunque un progresso rispetto al minimo di 48.8 toccato a dicembre e indica che il peggioramento delle condizioni economiche è diventato marginale. Il mancato superamento della quota 50.0 è dovuto principalmente alla debolezza dei nuovi ordini, un fattore che pesa molto sul calcolo finale. La domanda interna ed estera è calata per il terzo mese di fila, proseguendo un trend negativo iniziato la scorsa estate.
La situazione geografica mostra un'Europa a due velocità, con dinamiche molto diverse tra le principali economie: Grecia, Francia, Paesi Bassi, Germania e Italia.
Mentre la Francia ha raggiunto il valore massimo del suo Indice PMI manifatturiero degli ultimi 43 mesi, i risultati negativi di Germania, Italia e Spagna hanno frenato la media dell'area.
In particolare, la crescita della produzione è rimasta in linea con i ritmi modesti già osservati durante il 2025. Le strategie aziendali per il 2026 sono ancora improntate al risparmio e alla prudenza estrema. La forza lavoro nel settore è stata ridotta per il trentaduesimo mese consecutivo, ma i tagli di gennaio sono stati i meno pesanti dell'ultimo periodo. Anche le scorte di magazzino e i prodotti finiti hanno subito una contrazione, evidenziando una gestione molto snella delle risorse.
Il contesto dei costi rimane una sfida aperta per chi si occupa di eCommerce e produzione industriale. Le pressioni inflattive sui fattori produttivi sono diventate più intense, eppure le aziende non riescono a trasferire questi aumenti sui clienti finali. I prezzi alla vendita sono rimasti stabili, confermando che la competizione sul mercato è serrata e non permette ampi margini di manovra sui listini. Nondimeno, lo sguardo verso il futuro appare decisamente più sereno. Le previsioni per i prossimi dodici mesi mostrano un entusiasmo che non si vedeva da anni.
Il settore manifatturiero eurozona chiude quindi il primo mese dell'anno con un risultato di 49.5 punti, un dato che riflette una resistenza inaspettata. La produzione industriale resta il motore dell'economia del vecchio continente, ma necessita di nuovi flussi di ordini per uscire definitivamente dalla zona di contrazione. La fiducia ai massimi da tre anni suggerisce che il punto di svolta potrebbe essere vicino. S&P Global sottolinea come il miglioramento del sentimento economico sia il segnale più forte di questa rilevazione, indicando una luce in fondo al tunnel per le filiere produttive europee. Il dinamismo ritrovato in alcuni paesi core potrebbe presto estendersi al resto della regione, portando una ventata di ossigeno anche alle economie che oggi appaiono più in affanno.
Secondo Cyrus de la Rubia, Chief Economist presso la Hamburg Commercial Bank,"Si possono vedere dei progressi nel settore manifatturiero, ma a passo di lumaca.
Dopo il calo di dicembre, la produzione è salita appena ad inizio anno, continuando praticamente la fase di crescita osservata tra la primavera e l’autunno scorsi. Il flusso di ordini non è stato di grande aiuto poiché si è contratto, anche se non altrettanto drasticamente che a fine anno. In questo preciso momento è difficile capire cosa potrebbe porre fine all’esaurirsi delle scorte che rende improbabile una ripresa nel breve termine. Eppure, rispetto alle prospettive di espansione della produzione, le aziende sono più ottimiste di quanto lo fossero a dicembre. Segnali incoraggianti sono arrivati da Grecia, Francia e Germania. In Grecia la crescita del manifatturiero è aumentata notevolmente. Anche in Francia l’espansione ha mostrato un’accelerazione, ed in Germania il crollo di dicembre ha lasciato il passo ad un calo solo lieve. L’immagine in Italia è invece meno ottimistica, con l’industria in piena contrazione. Anche in Austria le condizioni sono peggiorate notevolmente rispetto ai mesi precedenti. La Spagna, che era stata in testa alle quattro maggiori economie della zona euro durante la gran parte degli ultimi due anni, ha visto adesso l’industria manifatturiera in declino per due mesi consecutivi.
Tutto sommato, questa immagine irregolare nell’eurozona non sta esattamente preparando il terreno per una ripresa sostenuta. Spicca il grosso aumento dell’inflazione dei costi. Il netto incremento del prezzo del gas naturale a gennaio e, a livello minore, quello del prezzo del petrolio, hanno sicuramente giocato un ruolo importante. L’impennata dei costi energetici potrebbe essere solo temporanea, dato che sembra connessa alle temperature invernali eccezionalmente fredde in Europa e Stati Uniti. Allo stesso tempo, una larga gamma di metalli industriali è diventata più cara a gennaio rispetto al mese precedente che, di per sé, non è necessariamente un segnale negativo poiché mostra una maggiore domanda a livello dell’industria globale. Ma, per le aziende che dipendono da metalli come rame, alluminio o nickel, questo incremento, assieme ai maggiori costi energetici, fa pressione sui margini di profitto. D’altra parte i prezzi rimangono generalmente appiattiti poiché le aziende non sembrano avere la capacità di incrementarli in modo conforme all’aumento dei costi
Classifica PMI Manifatturiero per Paese di gennaio
- Grecia: 54.2 (massimo in 5 mesi);
- Francia: 51.2 (flash 51.0 e massimo in 43 mesi);
- Paesi Bassi: 50.1 (minimo in 8 mesi);
- Spagna: 49.2 (minimo in 9 mesi);
- Germania: 49.1(flash 48.7 e massimo in 3 mesi);
- Italia: 48.1 (massimo in 2 mesi);
- Austria: 47.2 (minimo in 7 mesi).
Articolo del 02/02/2026

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