
08/07/2025
Gli Investimenti diretti esteri (IDE) in Italia hanno mostrato un andamento in controtendenza nel 2024. È quanto emerge dalla più recente edizione dell’EY Attractiveness Survey Italy, un'analisi che dipinge un quadro interessante per l'economia del paese. Nel 2024 si è registrata una crescita del 5% rispetto all'anno precedente. I progetti annunciati sono stati 224, in aumento rispetto ai 214 del 2023. Questo dato risalta in modo particolare se confrontato con il contesto europeo. Lì, infatti, si è osservato un calo del 5% sia nel 2023 che nel 2024. Questo sottolinea le difficoltà che il nostro Continente sta affrontando nel mantenere alta la sua attrattività per la localizzazione di nuovi IDE.
La quota di mercato dell’Italia a livello europeo è salita al 4,2%. Un progresso che ha permesso al Paese di guadagnare due posizioni, piazzandosi al settimo posto nella classifica continentale. Le principali economie dell’Europa, ovvero Francia, Regno Unito e Germania, pur avendo registrato significative riduzioni nei loro flussi di IDE (rispettivamente -14%, -13% e -17%), attraggono ancora quasi la metà, il 46%, del totale degli investimenti in Europa. Dall'analisi emerge che l’Italia, negli ultimi due anni, ha beneficiato di un contesto globale in rapida evoluzione. I cambiamenti geopolitici e le nuove politiche commerciali stanno ridisegnando la mappa degli investimenti globali. Il risultato positivo del 2024 è visto come un segnale forte. Indica che l'Italia sta continuando nel suo percorso per attrarre quote crescenti di investimenti diretti esteri. È un dato che spinge a proseguire su questa strada per raggiungere un volume di investimenti in linea con la dimensione dell’economia italiana nel panorama europeo.
L’origine degli IDE in Italia mostra una dinamica interessante. Gli Stati Uniti (USA) rimangono il principale paese di provenienza, ma la loro quota è scesa dal 19% del 2023 al 16% nel 2024. Nel frattempo, la presenza di investitori europei si è rafforzata. In particolare, i flussi dalla Germania hanno visto un notevole incremento, raggiungendo il 14% del totale. Seguono la Francia con il 13%, il Regno Unito con l’11% e la Svizzera con il 9%. Questo trend di incremento degli investimenti regionali all'interno dell'Europa non è isolato. Dal 2015, la quota di mercato dei capitali intra-europei è cresciuta del 5%. Parallelamente, la quota degli investimenti provenienti dagli USA è diminuita del 6% nello stesso periodo. L'incertezza globale e le nuove priorità, esacerbate da eventi come il conflitto in Ucraina, hanno portato a un ripensamento dei modelli di investimento transfrontaliero.
“Continua il trend di revisione dei flussi di capitali e di riorganizzazione delle catene di fornitura a livello globale, che ha visto il prevalere di logiche di nearshoring e friendshoring; l’Italia, con la sua posizione baricentrica nel Mediterraneo e come natura ponte tra Europa, Nord Africa e Medio Oriente ha tratto vantaggio da queste tendenze, facendosi trovare pronta. In particolare, negli ultimi anni, molto lavoro è stato svolto sullo sviluppo di nuove relazioni diplomatiche ed economiche con Paesi che possono diventare mercati di sbocco dei nostri prodotti, ma anche rilevanti partners commerciali (Giappone, Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Sud America, Centro Asia). E sul fronte della semplificazione amministrativa sono stati fatti rilevanti progressi. Ad ogni modo, la nostra survey evidenzia alcuni spunti e margini di miglioramento per rendere il processo di attrazione di investimenti diretti esteri più efficace: ulteriore semplificazione normativa; riduzione dei costi dell’energia; incentivazione degli investimenti in innovazione, ricerca e sviluppo; promozione della trasparenza e della meritocrazia; rafforzamento del sistema di istruzione e formazione, per preparare studenti e lavoratori alle grandi trasformazioni dei nostri tempi e per accompagnare i lavoratori nel processo di formazione continua, specie nelle tematiche digital, indispensabili per garantire adeguata competitività”, afferma Marco Daviddi, Managing Partner di EY-Parthenon, in Italia.
Guardando al futuro, le prospettive sembrano incoraggianti. Il 51% delle aziende intervistate prevede di investire in Italia nei prossimi dodici mesi. I settori che mostrano maggiore interesse a investire o espandere le loro attività in Italia sono, come nel 2024, i servizi finanziari e l’industria chimico-farmaceutica, con rispettivamente l’83% e il 75% di intenzioni positive. Le imprese già operative in Europa, dove la regione rimane il loro focus principale, sono più propense a pianificare investimenti futuri (59%) rispetto a quelle senza attività nel continente (35%). A differenza degli anni passati, i risultati attuali non mostrano più significative disparità tra grandi aziende e PMI. Il 56% delle grandi aziende (con fatturato superiore a 1,5 miliardi di euro) ha confermato l'intenzione di investire in Italia nei prossimi dodici mesi, così come il 54% delle PMI. Le piccole aziende, invece, risultano meno propense (45%). A livello regionale, gli IDE continuano a mostrare una forte concentrazione.
Si dirigono principalmente verso le regioni del Nord-Ovest, aree che ospitano alcuni dei distretti industriali più attrattivi del paese. Allo stesso tempo, l’attrattività dell’area del Nord-Est è diminuita, rappresentando il 14% degli investimenti in Italia nel 2024, in calo rispetto al 20% del 2023. La Lombardia si conferma la locomotiva, attirando oltre la metà degli investimenti diretti esteri, con il 52% del totale dei progetti. Seguono il Piemonte, con 25 progetti pari all’11%, e la Puglia, che si posiziona al terzo posto con 14 progetti, rappresentando il 6%. Il centro Italia ha visto una riduzione degli investimenti, con il Lazio in testa con 9 progetti nel 2024. Il Sud nel complesso rimane stabile, con la Puglia che catalizza la maggior parte degli investimenti nel meridione.
Analizzando le funzioni aziendali che attraggono investimenti, nel 2024 si osserva una crescita dei servizi B2B, mentre gli investimenti in ricerca e sviluppo e nei processi produttivi mantengono una certa stabilità.
Per contro, si registra una diminuzione degli investimenti nella logistica, ma emergono segnali positivi per quanto riguarda i data center e gli headquarter. I settori più coinvolti negli investimenti sono i servizi digitali e IT, i prodotti industriali e mobilità, e i servizi professionali. Questi settori, sommati, coprono circa i due terzi del totale dei progetti, con un numero complessivo sostanzialmente in linea con l’anno precedente. In un mercato caratterizzato da incertezze geopolitiche e misure protezionistiche, la natura degli investimenti sembra orientarsi verso un approccio più tattico che strategico. Rimane tuttavia stabile la proporzione tra investimenti motivati dal posizionamento sul mercato locale (61%) e quelli guidati da competenze e professionalità distintive (39%). Anche in questo ambito, l'Italia deve continuare a lavorare per attrarre investimenti che portino un valore aggiunto concreto all'economia nazionale.
Clicca per ingrandire l'immagine
Articolo del 08/07/2025

Dir. Responsabile Gigi Beltrame - Dir. Editoriale Claudio Gandolfo
Il magazine ha cadenza settimanale, esce online il mercoledì mattina alle 7. La redazione posta alcune notizie quotidianamente, senza alcuna cadenza fissa.
Inoltre BusinessCommunity.it realizza la miglior rassegna economico finanziaria sul web, aggiornata in tempo reale.
Tutti gli articoli pubblicati dal 2014 nei magazine
© 2009-2026 BusinessCommunity.it. Tutti i Diritti Riservati. P.I 10498360154