Recentemente, ha annunciato di aver raddoppiato la sua partecipazione diretta in Commerzbank e, di conseguenza, i suoi diritti di voto, passando da poco meno del 10% a circa il 20%. Questo ha reso la grande banca italiana il maggiore azionista del gruppo quotato alla Borsa di Francoforte, superando persino il governo tedesco, che detiene ancora il 12% delle azioni. La reazione di Berlino è stata immediata e senza mezzi termini. Il ministro Klingbeil ha dichiarato che Commerzbank è una banca di importanza sistemica per la Germania. Ha dimostrato chiaramente di poter avere successo anche operando da sola. Inoltre, ha ribadito con forza che il governo federale non venderà la sua quota. UniCredit ha espresso l'intenzione di convertire la sua rimanente quota del 9% in azioni a tempo debito. Le autorità di vigilanza, inclusa la Banca Centrale Europea, hanno già dato il via libera a questa operazione. Il contrasto è netto: da un lato, le ambizioni di espansione di UniCredit sostenute dalle autorizzazioni di vigilanza; dall'altro, la posizione irremovibile di Berlino che vede nell'indipendenza di Commerzbank un pilastro fondamentale per il proprio sistema finanziario.
La capitale tedesca ha più volte criticato l'operato della banca milanese, sottolineando la mancanza di coordinamento e la sua ferma intenzione di non cedere la propria partecipazione.

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Articolo del 10/07/2025
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