Il blackout di ChatGPT svela quanto usiamo l'AI in ufficio

Il blackout di ChatGPT svela quanto usiamo l'AI in ufficio

11/06/2025

La recente interruzione del servizio di ChatGPT, lo strumento di AI di punta sviluppato da OpenAI, ha innescato un'ondata di preoccupazione in tutto il mondo, gettando luce su quanto profondamente la tecnologia si sia infiltrata nel quotidiano lavorativo di milioni di persone. Non è stata una semplice noia temporanea. Molti si sono accorti subito che la loro capacità di svolgere determinate attività era messa a dura prova. Questo incidente ha tagliato corto molte supposizioni, esponendo la vasta scala con cui l'AI viene impiegata per i compiti, anche quelli apparentemente banali.

Questa improvvisa assenza, seppur di poche ore, ha squarciato il velo su quanto la tecnologia basata sull'intelligenza artificiale, in particolare lo strumento leader del mercato, sia ormai radicata nelle attività quotidiane di milioni di professionisti e studenti in tutto il mondo.


Ci si potrebbe legittimamente chiedere a questo punto cosa facciano esattamente i dipendenti, se per molte mansioni si affidano pesantemente a un'intelligenza artificiale esterna. E, in un'ottica aziendale, l'evento spinge a riflettere sulle policy interne relative all'uso dell'AI.

La reazione immediata all'outage è stata palpabile. Le ricerche su Google relative al problema hanno superato le 500.000 negli Stati Uniti, rendendo il tema il secondo più cercato nel paese in quel momento. Cinquecentomila persone che cercano risposte equivalgono a circa una su ogni 680 persone negli USA sufficientemente preoccupata da voler capire l'accaduto.

Durante le poche ore in cui il servizio non è stato disponibile, le piattaforme social sono state invase da commenti che mostravano un mix di frustrazione e ironia sulla dipendenza creatasi. Sono emerse testimonianze molto rivelatrici.

Oltre all'impatto sugli utenti individuali, ci sono elementi evidenti. Durante l'evento CX Now Cross Industry che si teneva a Milano, i gruppi di lavoro utilizzavano un'applicazione create da Reply che utilizzava le API Enterprise di OpenAI e tutto si è bloccato.


Le API (Application Programming Interface) sono interfacce che permettono a diverse applicazioni e servizi di comunicare e scambiare dati. Questo esempio mostra quanto ChatGPT sia integrato non solo nell'uso diretto degli utenti, ma anche nei processi aziendali più strutturati di alcune realtà.

Questi aneddoti, uniti ai dati di ricerca, dimostrano quanto l'AI sia penetrata profondamente nella vita quotidiana e nelle abitudini lavorative di milioni di utenti, toccando anche i processi aziendali. È anche probabile che non tutti coloro che si lamentavano del malfunzionamento di ChatGPT durante l'orario di lavoro avessero l'autorizzazione esplicita dei propri superiori per utilizzare strumenti di AI esterni. Molti potrebbero ricorrere a queste tecnologie in modo non ufficiale.

Indagini recenti supportano questa ipotesi. Un sondaggio tra i "knowledge workers" digitali ha rilevato che oltre la metà utilizza strumenti di AI scelti personalmente per il lavoro. Questo accade o perché i sistemi di AI ufficialmente approvati dall'azienda non sono adeguati, o perché l'azienda non offre alcun sistema di AI per uso lavorativo formale.


Un altro studio condotto dalla piattaforma di apprendimento open source australiana Moodle ha mostrato che circa il 52% dei dipendenti negli Stati Uniti ha dichiarato di utilizzare strumenti di AI per completare i compiti di formazione obbligatoria sul posto di lavoro. Un dato ancora più sorprendente rivela che il 12% ha ammesso di aver utilizzato l'AI per completare un intero corso di formazione al posto loro.



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Articolo del 11/06/2025


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