
12/09/2025
La Banca Centrale Europeaha recentemente annunciato di mantenere stabili i tassi di interesse, una decisione ampiamente prevista dagli addetti ai lavori. La vera novità, ma, è emersa dal discorso della sua presidente, Christine Lagarde. Questo intervento ha offerto una prospettiva chiara sulle nuove previsioni macroeconomiche per l'Eurozona, coprendo il periodo dal 2025 al 2027, un arco temporale cruciale per comprendere le future dinamiche economiche del continente. I mercati finanziari hanno subito risposto, e il cambio tra Euro e dollaro ha registrato un'impennata, superando la soglia di 1,17.
Questo movimento non è casuale, ma il risultato di una serie di considerazioni strategiche e proiezioni economiche che ora andremo a esplorare. Le stime aggiornate per l'Eurozona rivelano un quadro economico inaspettatamente più robusto. Le proiezioni di crescita economica, misurate dal PIL, e quelle sull'inflazione hanno subito delle revisioni significative rispetto ai dati di giugno, delineando un percorso che molti non si attendevano.
Ecco le previsioni per i prossimi anni:
- Inflazione - 2025: 2,1% dal precedente 2,0%;
- 2026: 1,7% dal precedente 1,6%;
- 2027: 1,9% dal precedente 2,0%. - PIL - 2025: 1,2% dal precedente 0,9%;
- 2026: 1,0% dal precedente 1,1%;
- 2027: 1,3% dal precedente 1,3%. Osservando questi numeri, appare evidente un miglioramento nella crescita economica dell'unione monetaria: per quest'anno si prevede un incremento dello 0,3% e per il 2026 dello 0,1% rispetto alle proiezioni precedenti, mentre per il 2027 la stima rimane invariata.
La proiezione sull'inflazione mostra un leggero rialzo dello 0,1% per quest'anno e il prossimo, e un lieve calo dello 0,1% per il 2027. Nel complesso, queste revisioni indicano una crescita potenziale dello 0,4% e un'inflazione rivista al rialzo dello 0,1%. L'Europa sembra dimostrare una notevole resilienza, superando le aspettative, nonostante le sfide rappresentate dai dazi americani e dalle continue tensioni geopolitiche. Questi dati basterebbero a suggerire che la stagione di allentamento monetario si sia ormai conclusa. Sui mercati finanziari, infatti, non si aspettano più tagli dei tassi. Un'affermazione di Christine Lagarde ha rafforzato questa convinzione, quando ha sottolineato come un cambio dell'euro più forte accelererebbe il calo dell'inflazione. Ad agosto, l'inflazione nell'area era risalita al 2,1% dal 2% di luglio e giugno. L'inflazione di fondo, che esclude i prezzi di alimentari freschi ed energia, è rimasta stabile al 2,3% su base annua.
Sebbene questi numeri non destino particolare preoccupazione, l'elevata incertezza che circonda le previsioni a medio termine, come confermato durante la conferenza stampa, aggiunge un certo grado di apprensione. Proprio per questo, a differenza di quanto accadde in piena estate, da Francoforte sembra giungere un segnale positivo per un ulteriore rafforzamento del cambio Euro/dollaro, potenzialmente oltre la soglia di 1,20. Questo tasso di cambio ha già visto un apprezzamento di circa il 13,5% dall'inizio dell'anno, contribuendo a frenare l'aumento dei prezzi al consumo. La dinamica è semplice: un Euro più forte riduce il costo delle importazioni dall'estero, incluse le materie prime. Un ulteriore apprezzamento dell'Euro intensificherebbe questa tendenza deflazionistica. Da mesi, i mercati avevano scommesso su un intervento della BCE per indebolire la moneta unica una volta raggiunta una certa soglia. Ma ora, con questo implicito via libera, lo scenario di una risalita diventa decisamente più probabile.
Questo scenario si rafforza considerevolmente, specie dopo che il mercato ha iniziato a prezzare con quasi totale certezza un imminente taglio dei tassi negli Stati Uniti già per la settimana successiva. A supportare questa previsione ci sono stati i dati americani. Ad agosto, l'inflazione negli USA è salita al 2,9% su base annua e dello 0,4% su base mensile, con le previsioni che indicavano un 2,9% e 0,3% rispettivamente. In aggiunta, al 6 settembre, i sussidi settimanali di disoccupazione sono aumentati a 263.000 unità, un salto di 27.000 rispetto al dato rivisto precedente, toccando i massimi da quattro anni. Il mercato, complici le pressioni della Casa Bianca, sembra non avere dubbi riguardo una prossima riduzione del costo del denaro. I capitali, di norma, tendono a dirigersi verso le economie che offrono tassi di interesse più elevati. Una futura riduzione del divario tra i tassi dell'Eurozona e quelli degli USA potrebbe naturalmente portare a un ulteriore apprezzamento dell'Euro.
Un Euro più forte avrebbe effetti diversi tra i vari paesi europei. Mentre in Germania si è registrato un lievissimo aumento dei rendimenti lungo la curva, in Italia si è osservata la tendenza opposta, portando a un restringimento dello spread. Questo andamento dicotomico è probabilmente dovuto al fatto che un maggiore afflusso atteso di capitali stranieri nell'Eurozona viene percepito positivamente per emittenti come l'Italia. Questi paesi, infatti, offrono già rendimenti più elevati e rassicurano gli investitori grazie a una gestione fiscale prudente.
Articolo del 12/09/2025

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