Le tensioni geopolitiche e l'economia USA scuotono i mercati

Le tensioni geopolitiche e l'economia USA scuotono i mercati

18/06/2025

I mercati finanziari hanno affrontato un'altra giornata carica di incertezze. Un flusso costante di notizie negative ha tenuto sotto pressione gli investitori in tutto il mondo. La guerra aerea tra Israele e Iran prosegue senza sosta, giunta al sesto giorno di combattimenti. I Paesi del G7, nel frattempo, faticano a mostrare unità di intenti riguardo al conflitto in Ucraina. A complicare il quadro si aggiungono indicatori che suggeriscono una certa fragilità per l'economia USA. Questo mix di fattori ha creato un clima di rischio avversione.

Questa atmosfera si è riflessa subito sugli scambi globali. Le azioni in Asia hanno segnato un calo diffuso.


Il dollaro USA, considerato un bene rifugio in tempi incerti, ha mostrato una notevole forza. I futures azionari anticipavano un'apertura prevalentemente in ribasso anche per i mercati europei. Il prezzo del petrolio, dopo il forte aumento della sessione precedente (che aveva superato il 4%), ha invece trovato un po' di stabilità.

Lo scenario globale, carico di tensioni e incertezze economiche, rende la strada della Federal Reserve particolarmente complessa. Il presidente Jerome Powell e i suoi collaboratori si trovano di fronte a scelte delicate in vista della prossima decisione di politica monetaria. L'attenzione maggiore è rivolta al nuovo "Summary of Economic Projections" (SEP), che fornirà indicazioni sulle prospettive della banca centrale. Al momento, i mercati scontano ancora due tagli tassi entro dicembre. Questa previsione potrebbe però mutare rapidamente se il tono di Powell si rivelasse più restrittivo ("hawkish") durante la conferenza stampa. Le dichiarazioni del presidente Donald Trump, che ha chiesto la resa incondizionata dell'Iran e ha suggerito una postura più aggressiva, contribuiscono ad alimentare le preoccupazioni per un potenziale maggiore coinvolgimento degli USA, con possibili riflessi sull'economia e quindi sulle scelte della Fed.


Intanto, in attesa delle decisioni della Federal Reserve, si guarda anche ai dati sull'inflazione nel Regno Unito, in arrivo oggi. Ci si attende un leggero rallentamento dei prezzi al consumo per maggio, dopo l'accelerazione inattesa di aprile. L'inflazione britannica ha infatti raggiunto un tasso annuo del 3,5% ad aprile, in netta salita rispetto al 2,6% registrato a marzo. Questo dato precede la decisione di politica monetaria della Bank of England, attesa per domani. L'aspettativa prevalente è che la banca centrale mantenga i tassi fermi. Nondimeno, gli investitori cercheranno segnali che indichino se un'economia che rallenta e una crescita dei salari più debole possano portare a un'accelerazione nel ciclo di allentamento monetario. Un'importante associazione imprenditoriale britannica ha rivisto al ribasso le sue stime di crescita economica per il 2025 e gli anni successivi. Questo taglio delle previsioni è attribuito ai venti contrari generati dalle tariffe imposte da Trump e a un aumento delle imposte sui salari.



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Articolo del 18/06/2025


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