Il futuro di Mediobanca: l'offerta MPS si avvicina al traguardo

Il futuro di Mediobanca: l'offerta MPS si avvicina al traguardo

29/08/2025

La corsa di Monte dei Paschi di Siena per acquisire una quota significativa di Mediobanca sta accelerando con un ritmo inatteso. L'offerta pubblica di scambio (OPS) ha raggiunto il 27,1% delle adesioni entro la fine della giornata del 28 agosto. Questo rappresenta un balzo notevole rispetto al 19,4% mantenuto per giorni, una percentuale che rifletteva in gran parte l'impegno di Delfin, la holding della famiglia Del Vecchio, primo azionista di Piazzetta Cuccia.

Un recente impulso ha portato il 7,6% del capitale ad essere conferito e gli occhi del mercato si sono subito posati su Francesco Gaetano Caltagirone, l'imprenditore romano che all'assemblea di Mediobanca del 21 agosto aveva dichiarato una partecipazione poco inferiore al 10%, posizionandosi come il secondo maggiore azionista dopo Delfin.


Nonostante manchino conferme ufficiali, l'apporto di un blocco così consistente suggerisce un suo ruolo chiave in questa fase cruciale dell'operazione.

L'offerta è partita il 14 luglio 2025 e, salvo eventuali proroghe, si chiuderà alle 17:30 dell'8 settembre. Il pagamento del corrispettivo è fissato per il 15 settembre. Attualmente, la proposta prevede lo scambio di ogni azione Mediobanca con 2,533 azioni di MPS. Alla chiusura di Borsa di ieri, il valore implicito dell'offerta si attestava a 20,16 euro, registrando uno sconto del 3% rispetto al prezzo di mercato.

Monte dei Paschi di Siena aveva fissato una soglia ambiziosa del 66,67% del capitale per la piena riuscita dell'operazione. Comunque, si è riservata la facoltà di accettare anche solo il 35%, considerata la soglia minima irrinunciabile e che ora sembra decisamente a portata di mano. Oltre al supporto certo di Delfin e quello probabile di Caltagirone, MPS può contare sul potenziale appoggio di quegli investitori che, in passato, avevano contribuito a bloccare l'operazione su Banca Generali.


Parliamo di entità come Enpam, Cassa Forense ed Enasarco, ma anche di grandi gestori di fondi come Amundi, Anima e Tages, oltre a gruppi industriali del calibro di Benetton e istituti come Unicredit. Questi soggetti, nonostante le accuse di conflitto di interessi avanzate dal CEO di Mediobanca, Alberto Nagel, potrebbero però attendere un rilancio dell'offerta prima di aderire.

Un aspetto non trascurabile riguarda l'utilizzo dei crediti di imposta differiti, o DTA (deferred tax assets). Per poter sfruttare pienamente questi benefici fiscali, l'offerta dovrebbe comunque superare la soglia del 50% del capitale. Questo indica che, pur raggiungendo il 35%, MPS avrebbe ancora un incentivo strategico significativo a puntare più in alto, cercando di persuadere un numero maggiore di azionisti a cedere le proprie quote.

La mossa di MPS su Mediobanca si rivela un'operazione complessa e stratificata, dove ogni punto percentuale di adesione conta, e il gioco delle alleanze tra i grandi investitori decide l'equilibrio del potere nel cuore finanziario italiano.


Il traguardo finale resta ancora da definire, ma la strada intrapresa è ormai delineata.


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Articolo del 29/08/2025


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