02/04/2014

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Professionisti in ritardo nell'uso delle nuove tecnologie

 

È scarsa la diffusione delle nuove tecnologie negli studi professionali, nonostante i problemi nell’archiviazione dei documenti cartacei e l\'elevato apporto manuale delle attività

I professionisti italiani sono interessati all\'ICT, ma la diffusione delle nuove tecnologie tra avvocati, commercialisti e consulenti del lavori resta ancora limitata. A parte firma digitale, banche dati e home banking, soluzioni come CRM, portali e siti web, firma grafometrica e workflow management appaiono una rarità negli studi professionali. E i budget di spesa per l\'ICT sono ridotti: quasi metà degli studi é disposto a spendere per la tecnologia nel prossimo biennio al massimo 3 mila euro, privilegiando per la parte hardware PC più potenti e per i software conservazione sostitutiva, dispositivi per i pagamenti elettronici e firma grafometrica. I principali ostacoli – dichiarati dagli stessi professionisti - sono legati all\'alfabetizzazione informatica dei titolari degli studi, ai costi elevati dei software e alla difficoltà nel conoscere l’offerta del mercato.

Professionisti in ritardo nell'uso delle nuove tecnologie

Eppure, in un settore che non è risparmiato dalla crisi, con il 35% degli studi che nel 2012 registra una riduzione della redditività superiore al 10%, la tecnologia potrebbe creare maggiore efficienza, liberare tempo alle attività amministrative (che impegnano tra il 36% e il 48% del totale) e aprire a nuove idee di business. Ma, soprattutto, la diffusione dell\'ICT tra avvocati, commercialisti e consulenti del lavoro è fondamentale per l\'innovazione del sistema imprenditoriale italiano, composto in maggioranza da PMI. Perché se parliamo di professionisti, parliamo di imprese: le misure di sostegno al mondo produttivo devono riguardare anche il mondo delle professioni che si integrano con le aziende clienti.
Lo spiega una ricerca dell\'Osservatorio ICT & Professionisti della School of Management del Politecnico di Milano I quasi 434 mila professionisti italiani - avvocati, commercialisti e consulenti del lavoro, gestiscono le contabilità dei clienti, coadiuvano gli imprenditori nella gestione della tesoreria, si occupano di recupero crediti, amministrazione del personale e aspetti fiscali, siedono negli organi di indirizzo e controllo delle realtà più strutturate, spesso affiancano i titolari nelle scelte strategiche e li aiutano nella gestione dei patrimoni personali. Sono quindi parte integrante dell’impresa e la loro integrazione non è solo espressione di un rapporto di fornitura, ma di un processo lavorativo integrato con quelli svolti all’interno delle Imprese.

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“Proprio per il ruolo ricoperto dalle professioni nella relazione con il mondo dell’Impresa, non si può pensare a misure a sostegno delle aziende senza considerare tra i destinatari i professionisti – afferma Claudio Rorato, Responsabile della Ricerca dell\'Osservatorio ICT & Professionisti della School of Management del Politecnico a Milano –. Se il 18% oggi manifesta disinteresse a investire in ICT nei prossimi due anni e il 48% si dichiara disposto a spendere nel prossimo biennio al massimo 3 mila euro, non servono solamente bonus finanziari per investimenti tecnologici, ma è necessario accrescere l’alfabetizzazione digitale della categoria. Perché solo con una nuova visione sistemica si può attivare il circolo virtuoso dell\'innovazione che lega professionisti e imprese”.



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