06/01/2016

economia

I dieci cigni neri per il 2016, scenari finanziari improbabili di cui si dovrebbe tenere conto

 

Jakobsen (Saxo Sank) abbiamo identificato alcuni scenari improbabili che potrebbero però avere conseguenze significative sullo scenario finanziario

Non saranno famose quelle di Nostradamus, ma vanno comunque lette, almeno per curiosità. Saxo Bank ha rilasciato i suoi 'Cigni Neri' per il 2016. Queste previsioni sono, come ogni anno, 10 scenari improbabili, ma che se accadessero potrebbero avere conseguenze significative sullo scenario finanziario 2016 per come lo conosciamo.
Le previsioni sono trasversali per mercati e aree geografiche: dal petrolio che torna drasticamente a $100 al barile, agli unicorni della Silicon Valley che si scontrano con la realtà, fino al Rublo russo che segna un + 20% rispetto al basket Euro/Dollar, le Olimpiadi in Brasile che fanno da volano per la ripresa degli emergenti e infine il collasso dei mercati obbligazionari.

I dieci cigni neri per il 2016, scenari finanziari improbabili di cui si dovrebbe tenere conto

Secondo Steen Jakobsen, chief economist presso Saxo Bank, "ci stiamo avvicinando alla fine della paralisi che ha dominato la risposta politica alla crisi finanziaria globale. Il Quantitative Easing e altre forme di intervento hanno fallito. La Cina è in una fase di transizione e le tensioni geopolitiche sono più che mai complesse e fragili. Il costo marginale del denaro sta salendo e di conseguenza anche volatilità e incertezza. È in questo scenario che abbiamo elaborato le previsioni di quest'anno.
I Cigni Neri di Saxo Bank rimangono un esercizio per trovare dieci idee relativamente controverse e indipendenti che riteniamo avrebbero un consistente impatto sul vostro portafoglio in caso si realizzassero. È come sempre gratificante vedere la partecipazione e lo stimolante dibattito che questa pubblicazione tende a generare tra i nostri clienti, e proprio questo processo di discussione è il cuore di una tradizione ormai consolidata di Saxo "out-of-the-box", conclude Jakobsen.

Seguici: 

Ecco le Previsioni Shock per il 2016
1. La direzione di EURUSD? È 1,23…
In un contesto europeo di imponente surplus di partite correnti, il basso livello di inflazione, secondo le leggi economiche, dovrebbe indicare una moneta più forte e non più debole. Siamo tornati di nuovo alle origini, ad una politica monetaria statunitense che reagisce ribassando il Dollaro, e quindi ad una crescita globale. Il cerchio della corsa verso il basso è completo: un dollaro più debole come risultato diretto della politica di tassi d'interesse degli Stati Uniti.
2. Il Rublo: +20% per la fine del 2016
Entro la fine del 2016, un'impennata nella richiesta del petrolio e l'innalzamento dei tassi della Fed ad un ritmo impropriamente lento porta il Rublo russo a crescere di circa il 20% contro il basket Euro/Dollaro.
3. Gli unicorni della Silicon Valley ritornano a terra

Il 2016 sembra profumare un po' come il 2000 nella Silicon Valley, con sempre più startup che rimandano quotazioni e business model concreti per raccogliere ulteriori partner, nel tentativo di raggiungere la massa critica.
4. Le Olimpiadi scatenano la ripresa degli emergenti guidata dal Brasile
La stabilizzazione, gli investimenti per le Olimpiadi e qualche modesta riforma dovrebbero veder risollevarsi il sentiment in Brasile, con le esportazioni dei mercati emergenti incentivate dalle deboli valute locali. Il risultato: le azioni dei mercati emergenti avranno dunque un'ottima annata, sovraperformando rispetto ad obbligazioni e azioni straniere.
5. I Democratici riconquistano la presidenza e il Congresso con una vittoria schiacciante
Nel Congresso il Partito Repubblicano passerebbe da una posizione di forza a una drammatica debolezza, mentre i prossimi quattro anni vedrebbero ampliarsi la frattura derivante dalla sua guerra interna sulla direzione delle future politiche. Questo porterebbe il Partito Democratico ad una vittoria schiacciante grazie al successo di una campagna get-out-the-vote che porta alle urne i Millennials, frustrati dallo stallo politico e dalle scarse prospettive occupazionali degli ultimi otto anni.

6. L'agitazione nell'Opec scatena un breve ritorno ai 100$/b
Con il basket greggio Opec ai minimi del 2009, il malessere tra i membri più deboli (come tra i più ricchi) del cartello a proposito della strategia supply-and-rule continuerebbe a crescere al diffondersi delle difficoltà tra i 12 componenti. Adeguatamente incoraggiato, l'Opec potrebbe quindi sbaragliare il mercato con un aggiustamento al ribasso della produzione rompendo la spirale ribassista del prezzo che rimonterebbe in una veloce ripresa, di fronte agli investitori affannati per rientrare lunghi sul mercato. Il prezzo si riporterebbe così un'altra volta sull'orizzonte dei 100$ al barile.
7. L'argento rompe le catene dell'oro per un +33%
Il 2016 vedrà una rinnovata fiducia nell'argento. La spinta politica per ridurre le emissioni di anidride carbonica, incentivando le energie rinnovabili, contribuirà ad accrescere la domanda di metalli industriali, dato il loro utilizzo nei pannelli solari. Di conseguenza l'argento potrebbe innalzarsi di ben un terzo, lasciandosi dietro gli altri metalli.

8. Una Fed aggressiva vede il collasso globale dei corporate bond
La fine del 2016 potrebbe spingere il presidente della Fed Janet Yellen verso una politica aggressiva, con una serie di violenti rialzi dei tassi, scatenando imponenti svendite su tutti i principali mercati obbligazionari all'aumentare dei rendimenti. Con le poste di bilancio di banche e broker destinate al trading obbligazionario e al market making quasi del tutto scomparse, mancherebbe proprio una delle componenti vitali di un mercato funzionante. L'assimilazione tardiva di tale consapevolezza porterebbe tutto il mercato buy-side a fuggire su una strada senza ritorno di panic-selling, mentre i più avanzati modelli di rischio sbanderebbero in modo analogo.
9. El Niño scatena un'ondata inflazionistica
Il prossimo anno el Niño batterà ogni record, generando carenza di umidità in diverse aree del sudest asiatico e siccità in Australia. La produzione agricola globale ne risentirà negativamente e i rendimenti già in calo sulle materie prime legate all'agricoltura porranno un freno all'offerta, proprio mentre la domanda starà ancora crescendo sulla scia dell'espansione economica globale. Il risultato sarebbe un'impennata del 40% sul Bloomberg Agriculture Spot Index, con una più che necessaria pressione inflazionistica.

10. L'ultima risata della diseguaglianza sul lusso
Di fronte alla crescente diseguaglianza e alla disoccupazione sopra il 10%, l'Europa sta considerando l'introduzione di un reddito minimo universale per assicurare a tutti i cittadini, occupati o meno, la capacità di soddisfare i propri bisogni essenziali. In una società più egualitaria che promuove altri valori, la domanda di beni di lusso declina sensibilmente, facendo collassare il settore.



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