16/03/2016

economia

Presidenziali USA e Brexit: lo spettro del rischio politico sul portafoglio

 

Knutzen (Neuberger Berman): quando fattori particolari come Trump o Johnson muovono il mercato, chi investe per mestiere deve prenderli in considerazione. Anche se gran parte di essi non investono la realtà economica nel lungo termine

Venerdì 19 febbraio il cambio sterlina/dollaro ha toccato i minimi secolari infra mese. All'apice della divergenza politica tra la Bank of England e la Federal Reserve, le negoziazioni su un nuovo accordo tra UK ed Unione Europea hanno introdotto il rischio di "Brexit" ovvero che la Gran Bretagna lasci l'UE. Molti ritenevano che le cose avessero corso troppo ed infatti il tasso di cambio è tornato indietro negli ultimi scambi in seguito alle notizie di un accordo da Bruxelles.
Ma poi è arrivata domenica sera. Boris Johnson, il carismatico sindaco di Londra che dovrebbe correre per la premiership del Paese quando David Cameron lascerà l'incarico, ha annunciato l'intenzione di fare campagna per lasciare l'Unione Europea. La sterlina ha aperto decisamente al ribasso lunedì e, dato che un numero sorprendente di ministri di governo si è detto favorevole all'uscita, ha superato i livelli di resistenza, scendendo di quasi il 4% contro il dollaro in 4 giorni. All'improvviso la "Brexit" è un rischio tale da muovere i mercati.

Presidenziali USA e Brexit: lo spettro del rischio politico sul portafoglio

Abbiamo assistito a qualcosa di simile negli Usa. Un mese fa, il secondo posto nel caucus in Iowa ha convinto molti che il tentativo di Donald Trump per la nomination alle presidenziali del Partito Repubblicano fosse ostacolato. Trump, il democratico Bernie Sanders ed altri personaggi al di fuori dell'establishment guadagnavano i titoli dei giornali. In certi settori si sarebbe potuta affacciare la volatilità grazie al parapiglia della campagna elettorale, come testimoniato dalle azioni biotech dopo le dichiarazioni di Hillary Clinton sul costo dei farmaci lo scorso autunno. I personaggi a noi noti finirebbero per contestare le elezioni e nessun partito avrebbe abbastanza peso al Campidoglio per cambiare la realtà economica e quindi il mercato.
Ci siamo basati su questi presupposti fino a poco tempo fa. Dopo tre vittorie di Trump e la defezione di Boris Johnson questo non basta più: quando elementi di questo tipo muovono il mercato, chi investe per mestiere deve prenderli in considerazione.

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Allo stesso tempo non si deve perdere di vista una cosa importante: è vero che la politica offre materiale ai blog ed argomenti di conversazione agli aperitivi, ma gran parte di essa non investe la realtà economica nel lungo termine. La volatilità di mercato che genera è spesso solo un rumore di fondo. In altre parole, a questo punto non vediamo nessuno degli aspetti identificabili come temi di investimento di lungo termine del genere dell'elezione di Shinzo Abe nel 2012. Ma ci sono rischi che vanno gestiti.
E gli asset manager come possono confinare il problema? Identifichiamo 3 vie possibili:
a) proteggersi da rischi specifici o fare trade specifici in base agli esiti previsti;
b) ridurre l'esposizione al rischio dell'intero portafoglio per contrastare un aumento generalizzato di volatilità;
c) assumere posizioni contrarian quando si ritiene che il prezzo abbia corso troppo.

Quando i rischi politici cominciano ad agitare i mercati crediamo abbia senso intraprendere almeno una di queste strade, possibilmente tutte e tre insieme, sui diversi mercati. In questo momento sono così tanti i fattori di rischio in ballo, dalla "Brexit" a Trump e Sanders, dall'ascesa del populismo in Europa all'Abenomics vacillante in Giappone fino alla perdita di fiducia nelle banche centrali, che identificare protezioni specifiche è arduo. Insieme al prezzo del petrolio, le preoccupazioni per la crescita cinese e i profitti più deboli delle società americane ci fanno preferire la seconda opzione, ovvero gestire il rischio dell'intero portafoglio, almeno finché non ci sarà più chiarezza.
Quando il quadro sarà più chiaro sceglieremo la prima opzione o la terza o possibilmente torneremo ad una strategia a medio termine aggiungendo asset rischiosi a valutazioni interessanti. La cosa importante è che sia un processo ragionato, che fornisca un quadro di riferimento agli investitori che devono tener conto della crescita recente del rischio politico nei mercati senza essere strattonati da una parte all'altra dai titoli dei quotidiani.

Erik Knutzen, Chief Investment Officer Multi-Asset Class di Neuberger Berman



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