23/11/2016

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Serve una guida razionale nella lettura della rete

 

Misinformation, guida alla società dell'informazione e della credulità, scritto da Walter Quattrociocchi e Antonella Vicini, affronta il tema della disinformazione sul web

"I social media danno diritto di parola a legioni di imbecilli che prima parlavano solo al bar dopo un bicchiere di vino, senza danneggiare la collettività. Venivano subito messi a tacere, mentre ora hanno lo stesso diritto di parola di un Premio Nobel. E' l'invasione degli imbecilli". Il condivisibile giudizio è niente meno che di Umberto Eco. Forse provocatorio ma con moto di vero in radice.
Qual è il confine tra manipolazione e cattiva informazione? Se lo chiede Walter Quattrociocchi, coordinatore del Laboratorio di Computational Social Science a IMTLucca, che approfondisce queste problematiche nel suo ultimo lavoro "Misinformation. Guida alla società dell'informazione e della credulità", scritto con Antonella Vicini ed edito da FrancoAngeli.

Serve una guida razionale nella lettura della rete

Un lungo percorso su quanto di falso o strumentale compare oggi nella rete e quali siano gli effetti che tutto questo provoca nei convincimenti e nelle azioni di milioni di consumatori/cittadini.
Quella contemporanea è l'epoca dell'informazione h24, della velocità delle notizie che attraverso il web e i social network fanno il giro del mondo in pochi minuti, della possibilità di accedere a contenuti e documenti prima raggiungibili soltanto da pochi: eppure questa è paradossalmente anche l'epoca che ha visto il proliferare incontrollato di informazioni false che, una volta entrate nel circuito della rete e dei media tradizionali, è praticamente impossibile bloccare. Non è un caso che nel 2013 il World Economic Forum ha inserito la disinformazione digitale (casuale o costruita ad arte) nella lista dei 'rischi globali'; capace di avere risvolti politici, geopolitici e, perfino, terroristici. I social network sono il terreno di coltura e di diffusione perfetta del virus della dis-informazione, con conseguenze che vanno ben al di là del recinto del mondo digitale. Perché tutto questo avviene? L'abbiamo chiesto a Quattrociocchi.

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Quali sono le responsabilità dei social nel manifestarsi del fenomeno che lei ben racconta nel suo scritto?
I social rappresentano una componente importante di questo ultimo periodo. Sempre di più si viene a contatto con pezzi di informazione attraverso Google e Twitter. I processi di selezioni quindi sono mutati. Non c'è più l'elitè che seleziona e processa, ma si va di più verso meccanismi di popolarità diretta. Resta che i social sono uno strumento, e forse stiamo imparando ad usarli
Probabilmente vi è un deficit culturale da parte di molti fruitori della rete. Cosa dire di quella dei giornalisti?
Il deficit culturale non è tanto nozionistico quanto sistemico. Non riusciamo a far pace con il fatto che tra quello che si riesce a capire e controllare, e quello che invece rimane fuori c'è un gap enorme. Da sempre riempiamo quel buco con il pensiero religioso (cfr. Popper) e continueremo a farlo. Ora siamo difronte all'evidenza che la situazione è difficilmente arginabile. E semplicemente mi chiedevo se questo non fosse il momento giusto per cominciare a rispolverare Goedel, Wittengestein e Popper invece di campare nell'utopia illuminista.

Le imprese hanno delle responsabilità in questo fenomeno?
Non credo ci siano colpe o meriti, è un fenomeno figlio di tante variabili e processi che si incrociano; penso alla globalizzazione, accelerazione del processo tecnologico, difficoltà a capirlo, visione platonica del mondo che non regge più, visione illuminista della società che regge ancora meno e così via.
Cosa potrebbero fare le imprese e i soggetti "autorevoli" per combattere questo fenomeno?
Le verità assolute sono poche. La complessità, che inevitabilmente diventa sempre più pregnante nel discorso scientifico, si fa di interazioni locali non lineari che portano ad effetti emergenti meso e macro. Le cose che mi succedono intorno rimangono oscure, ma volendo comunque una risposta si finisce per fare ipotesi e il bacino delle interpretazioni si riempie. Dentro quel bacino ci sta la "misinformation", le bufale, le teorie del complotto e così via. Non vorrei che chi volesse risolvere questo problema, non accettando questa cosa, a favore di una visione di un mondo bello, ordinato e razionale, finisse per riempire lo stesso bacino.

La rete è profondamente qualunquista o no?
In un certo senso si e da un altro no. La rete da un lato massimizza la quantità di informazioni e il ruolo dell'esperto scompare (e questo è anche un bene perché non da feed ai personalismi) dall'altro le informazioni (come emerge dai nostri studi sono selezionate per confirmation bias (ovvero la coerenza del nostro sistema di credenze, il modo in cui vediamo ed esperienziamo il mondo) che mette l'unicità (e ahimè anche la voglia di essere unici) al centro del processo.
Titolo: Misinformation. Guida alla società dell'informazione e della credulità
Autori: Walter Quattrociocchi e Antonella Vicini
Editore: FrancoAngeli
Pagine: 148
@federicounnia - Consulente in comunicazione



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