16/05/2018

economia

Titoli tecnologici: non sono tutti uguali

 

Renzulli (Columbia Threadneedle): noi puntiamo sul mercato dei semiconduttori, che si stima arriverà ad un valore di 500 miliardi di dollari in 3-4 anni

Facebook e altri social network quotati in borsa sono da qualche settimana sulle montagne russe, coinvolgendo molti titoli del settore tecnologico. Ma questo non significa che siamo vicini alla famosa "bolla Internet" esplosa nel 2000. Anzi, investire in titoli tecnologici può essere assolutamente premiante se si scelgono bene settori e aziende. Ne abbiamo parlato con Davide Renzulli, Head of Advisory, Columbia Threadneedle Investments.
CT e titoli tecnologici: a che punto siamo?
Questo è un settore che ha dato agli investitori grandissime soddisfazioni negli ultimi 12-18 mesi e sul quale pensiamo possano esserci ancora importanti opportunità.

Titoli tecnologici: non sono tutti uguali

Per quanto ci riguarda, puntiamo su un comparto particolare nell'ambito della tecnologia, quello dei semiconduttori. Questo è un settore che ci permette di individuare quelle che sono le migliori aziende in un ambito che sta sostanzialmente dietro le quinte. I semiconduttori sono tutto ciò che sta dietro ai dispositivi elettronici. Si tratta di un mercato che "cuba" circa 350 miliardi di dollari e si stima possa arrivare a circa 500 miliardi nei prossimi 3-4 anni.
Per queste motivazioni riteniamo di dover sovrapesare le nostre strategie in questo ambito.
Quello dei FANG (Facebook, Amazon, Netflix e Google/Alphabet) è ormai un mercato maturo o può rivelare ancora qualche sorpresa?
Assolutamente no. La tecnologia si è evoluta e se guardiamo agli anni 2000, dove si parlava di "bubble tech", avevamo pochissime aziende come ne abbiamo oggi in quest'ambito. Basti pensare che nel 1995 l'unica azienda che componeva l'indice S&P era Microsoft, mentre oggi nelle prime 10 posizioni abbiamo prevalentemente le "giant cap" nel settore tecnologico.

Quindi è sicuramente un comparto che si è evoluto e che continua a crescere.
Dal nostro punto di vista cerchiamo anche di fare un approccio di selezione dei titoli, cercando di individuare quelle che secondo noi sono le aziende più promettenti e scartare quelle che hanno all'interno trappole di valore. Non a caso, il nostro approccio di screening nell'ambito della tecnologia è di tipo "contrarian". Quindi nel nostro portafoglio abbiamo meno aziende blasonate ma più aziende di nicchia che ci permettono di catturare veramente delle opportunità di investimento a livello globale.
In questo momento i social network vacillano?
Noi investiamo circa il 50-60% del nostro portafoglio in semiconduttori e software, quindi non molto attinente al mondo dei social network. Cerchiamo di individuare altri ambiti nel settore tecnologico che siano più promettenti. Questo ci ha consentito di gestire molto bene questa fase di storno poiché nel nostro portafoglio non abbiamo titoli collegati direttamente ai social network.


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