06/03/2019

economia

Ci sono le condizioni di una ripresa in Europa

 

Chauchat (Dorval AM): con politiche fiscali e salariali più favorevoli, tassi di interesse estremamente bassi, prezzi del petrolio moderati e un euro più competitivo, è difficile dirsi davvero preoccupati per una sua crescita

La resilienza dell'economia americana, almeno per il momento, e la politica accomodante della Federal Reserve hanno reso possibile un recupero del mercato borsistico. L'Europa, tuttavia, continua a preoccupare gli osservatori, con un'economia in costante rallentamento, una Banca Centrale Europea che ha messo fine agli acquisti di asset e la spada di Damocle di una Brexit senza accordo.

Ci sono le condizioni di una ripresa in Europa

Possiamo sperare in una ripresa dell'Europa nei prossimi mesi? Noi crediamo di sì, salvo uno choc di grande entità (come una no-deal Brexit).
Siamo anche convinti che la BCE non esiterà a intervenire se necessario. Il consensus prevede ormai una crescita di appena il +1,25% nell'eurozona nel 2019, prima di un lieve recupero nel 2020. Tale dato è nettamente al di sotto delle ultime previsioni della BCE (+1,6%), per quanto l'istituto vedesse dei rischi di ribasso.
Gli investitori sono preoccupati, come indicano le basse valutazioni dei titoli azionari europei più sensibili al ciclo interno.
Gli argomenti a favore dello scenario di ripresa ci sembrano comunque solidi. Il rallentamento economico tedesco è reale, ma l'entità sorprendente si deve a fattori temporanei che deprimono il settore automobilistico e quello chimico. Inoltre, l'effetto gilet gialli in Francia non dovrebbe durare a lungo. Al contrario, le recenti misure del governo rafforzano il potere d'acquisto.

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Infine, se il timore di una Brexit senza accordo comincia a nuocere alla crescita del Regno Unito e anche a quella europea, la ratifica di un accordo, che resta la soluzione attivamente ricercata, allevierà la tensione.
Inoltre, la situazione in Italia non è catastrofica come spesso si dice.
In particolare, una depressione simile a quella del 2011-2013, con l'aumento incontrollato del debito pubblico, sembra improbabile. In effetti, alcuni indicatori chiave dell'economia interna restano in territorio positivo, come la fiducia dei consumatori o il clima nel settore edilizio. Inoltre, i crediti inesigibili (NPL) hanno raggiunto il livello più basso in sette anni, a 100 miliardi di euro, con il riassorbimento di due terzi dell'aumento legato alle crisi del 2008 e 2012. Tale dinamica, unita a un finanziamento ancora generoso da parte della BCE, permette alle banche italiane di concedere prestiti al settore privato a tassi inferiori al 2%.

Con politiche fiscali e salariali più favorevoli, tassi di interesse estremamente bassi, prezzi del petrolio moderati e un euro più competitivo, è difficile dirsi davvero preoccupati per la crescita europea.
I tempi della ripresa sono tuttavia incerti, ci sono dei rischi di ribasso e lo scenario positivo resta subordinato alla riduzione delle tensioni politiche, nel Regno Unito o in ambito commerciale. Ciò implica probabilmente una maggiore attività della BCE a sostegno della fiducia nel vecchio continente.
Non condividiamo l'opinione secondo cui la BCE non può o non vuole fare di più. Può prorogare la LTRO, provocare una svalutazione ordinata dell'euro e persino rilanciare il suo programma di allentamento quantitativo se necessario.
Di conseguenza, suggeriamo di investire nelle società europee più sensibili all'economia interna (consumi in particolare, ma non solo) e di integrare tali posizioni con strategie che beneficerebbero di una BCE più accomodante, basate in particolare su corporate bond e azioni più sensibili al calo dell'euro.

François-Xavier Chauchat, Chief Economist di Dorval Asset Management



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