20/11/2019

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Reskilling e Upskilling sono le nuove priorità tra i lavoratori italiani

 

Radice (BCG): moltissimi sono infatti pronti a sviluppare nuove competenze in risposta ai cambiamenti della tecnologia e della globalizzazione

Il mondo del lavoro cambia e i professionisti italiani vogliono adeguarsi, migliorando le proprie competenze o apprendendone di nuove per trovare possibilità di impiego. Il 50% degli italiani ritiene che le tecnologie impatteranno in modo evidente sulla loro professione, il 55% ritiene che il fattore principale di cambiamento sarà la globalizzazione. Per questa ragione, il 62% degli italiani compie già uno sforzo significativo in upskilling, dedicando almeno alcune settimane all'anno in attività di formazione. E addirittura il 70% si dice aperto ad un reskilling per riqualificare le proprie competenze in vista di nuove opportunità di impiego.

Reskilling e Upskilling sono le nuove priorit tra i lavoratori italiani

Lo rivela la ricerca "Decoding Global Trends in Upskilling and Reskilling". condotta da Boston Consulting Group (BCG) e l'agenzia di recruitment online The Network su un campione di 366mila intervistati della forza lavoro di 197 Paesi, che si è concentrato sugli effetti dei cambiamenti tecnologici e globalizzazione sulla formazione.
A livello mondiale, la forza lavoro è consapevole dei cambiamenti in corso: il 61% degli intervistati ritiene che i mega trend globali siano destinati a trasformare le singole professioni. Nello specifico, il 49% ritiene che il maggiore fattore di cambiamento sarà determinato dall'avvento della robotica e dell'intelligenza artificiale, il 45% dalla globalizzazione e dalla diffusione dell'outsourcing. Una sfida che accomuna economie in via di sviluppo e avanzate, alla quale si reagisce cercando di potenziare i propri skills o differenziandoli per trovare nuove opportunità.

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Nel mondo, infatti, il 65% degli intervistati dedica ogni anno un tempo significativo all'upskilling. Myanmar è il primo Paese per impegno nella formazione (con l'87% degli intervistati impegnati), seguito da Nigeria, Cina, Camerun, Benin, Iran. L'Italia, con il 62% di lavoratori che si dedicano all'upskilling, si colloca nella parte medio-alta della classifica. I canali preferiti per la formazione sono i programmi di autoapprendimento (usati dal 63% dei lavoratori) e il learning on the job (61%), mentre sono meno gettonati conferenze/seminari (36%), le istituzioni formative tradizionali (34%) o online (30%), le applicazioni mobile (24%) e i programmi governativi (7%):
Per quanto riguarda il reskilling, il 67% del campione globale è disponibile ad apprendere nuove competenze per trovare un lavoro diverso da quello attuale. La predisposizione varia a seconda della regione, con l'America Latina in testa, mentre i Paesi più restii al cambiamento sono quelli nell'Europa centrale e orientale, come Polonia, Germania e Russia. L'Italia si pone leggermente al di sopra della media, con il 70% di lavoratori pronti all'upskilling.

Secondo Matteo Radice, Managing Director e Partner BCG, responsabile della Practice People, "Dallo studio emergono differenze significative a livello geografico relativamente al tempo che ogni lavoratore dedica alla formazione. Se in Cina circa l'80% del campione intervistato ha dichiarato di impegnare più di una settimana all'anno per lo sviluppo delle proprie competenze, in Germania si è fermi al 38%, in Francia al 42%. L'Italia si segnala come un esempio positivo, con il 60%. Sono dati su cui non solo le aziende, ma anche i governi devono soffermarsi, con la prospettiva di promuovere e sostenere l'apprendimento e la formazione delle risorse, soprattutto di fronte alle sfide che pone l'innovazione tecnologica al mondo del lavoro".
Il primo passo per l'upskilling e reskilling è un cambio di mentalità a livello individuale. Ma il report BCG analizza il ruolo delle aziende e dei governi: le prime devono favorire la tendenza a migliorarsi, sviluppando programmi di formazione in modo da poter rendere la propria forza lavoro pronta e rendere esse stesse più attraenti per i candidati. I responsabili dei governi devono sostenere iniziative di formazione professionale e programmi di istruzione, partendo da una mappatura delle competenze del futuro. Le persone invece devono assumersi la responsabilità di mantenere aggiornate le proprie competenze e accettare che la formazione professionale sia un impegno costante lungo tutta la carriera.



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