08/04/2020

idee

Il PEPP salverà ancora una volta le banche tedesche e francesi

 

Secondo uno studio del Centro Europa Ricerche, Deutsche Bank risulta la banca più esposta al rischio di mercato, seguita da Barclays, Bnp Paribas, Nordea, Commerzabank, RBS e Société Générale

Non c'è dubbio che mai come in questo momento il ruolo della BCE nell'affrontare come combattere il COVID-19 è cruciale. Purtroppo non c'è più la guida sicura di Mario Draghi, ma ci ritroviamo l'avv. Lagarde, cui è bastata una frase avventata per incendiare il mercato dei titoli di stato, soprattutto italiani.
Per calmare la situazione la BCE ha istituito il PEPP (Pandemic Emergency Purchase Programme), un vero e proprio bazooka - termine caro a Draghi - che stanzia fino a 1.100 miliardi di euro per il 2020 tra cui l'acquisto di ulteriori 750 miliardi di euro di titoli.

Il PEPP salver ancora una volta le banche tedesche e francesi

Ma quali sono i reali obiettivi del PEPP? Lo rileva uno studio del Centro Europa Ricerche (CER), scritto dall'economista Antonio Forte, intitolato "Rischio di mercato e rischio sistemico ai tempi del coronavirus: quali sono le banche europee più esposte". Già dal titolo si evince che il vero target del PEPP sono le banche. Anzi, le solite banche.
"Queste misure molto penetranti hanno palesato la preoccupazione della BCE: l'obiettivo non è stato esclusivamente quello di ridurre le tensioni sui mercati, che già rappresentano un problema per la catena di trasmissione della politica monetaria, ma anche quello di puntellare il sistema bancario al fine di evitare ogni possibile rischio di instabilità. La situazione attuale sta mostrando (nuovamente) quanto sia pericolosa l'instabilità sui mercati finanziari non solo per la percezione negativa che si può diffondere tra gli investitori, ma anche perché il rischio di mercato, manifestatosi con violenza e rapidità inusitate, è fonte di un vero e proprio rischio sistemico, che può determinare sui mercati finanziari effetti di disruption comparabili a quelli sperimentati nel pieno della crisi finanziaria del 2008/2009".

Il PEPP salver ancora una volta le banche tedesche e francesi

Quindi alla BCE sta principalmente a cuore il sistema bancario. A imprese e cittadini devono pensarci gli stati. Potrebbe anche esser giusto così, se la banca centrale facesse appieno il suo ruolo di prestatore di ultima istanza. Ma non è così. Andiamo avanti con lo studio del CER, che analizza il problema dei derivati.
"Emerge come Deutsche Bank, Bnp Paribas e Barclays abbiano indicatori pari ad almeno il doppio rispetto alle 23 banche esaminate. L'ingente presenza dei derivati nei bilanci di queste banche desta preoccupazione: i derivati presenti nel bilancio di Deutsche Bank sono pari a quasi 6 volte il patrimonio della banca, nel caso di BNP Paribas si supera di poco il 500%, mentre con Barclays la percentuale arriva al 430%. Inoltre, sopra il 300% si posizionano, nell'ordine, Nordea, Commerzbank, RBS, Société Générale e Credit Suisse. Se ci si focalizza sulle banche operative nell'Area euro è evidente come le banche tedesche e francesi mostrino valori mediamente più elevati rispetto alle banche di altre nazioni.

Seguici: 

Le due maggiori banche italiane si posizionano ben al di sotto della media, con valori inferiori alla metà della media".
Le stesse banche campionesse di derivati sono anche quelle con un peggior dato nel rapporto tra le attività dal valore meno trasparente in bilancio (attivi di livello 2 e 3) e il patrimonio.
"In questo caso al primo post troviamo Danske Bank, banca danese, ma tra le banche dell'Area euro le banche tedesche e francesi occupano anche in questa classifica le posizioni di vertice. Infatti, dopo il dato eccezionalmente elevato di Danske Bank, attivi di tipo 2 e 3 pari al 982% del patrimonio, seguono Deutsche Bank (841%), Barclays (793%), Nordea (626%), Société Générale (525%), Bnp Paribas (491%) e Commerzbank (487%)".
In conclusione, secondo lo studio del CER, "la tavola pubblicata sintetizza ciò che è emerso dai vari indicatori. Deutsche Bank risulta la banca più esposta al rischio di mercato, seguita da Barclays, Bnp Paribas, Nordea, Commerzabank, Rbs e Société Générale. Le prime quattro banche in classifica operanti dell'Area euro sono due banche tedesche e due banche francesi, a conferma di quanto detto nelle analisi dei singoli indicatori.

Gli interventi della BCE volti a stabilizzare i mercati finanziari trovano ampia giustificazione nei dati mostrati in questo report. La volatilità e le forti oscillazioni dei mercati finanziari avrebbero potuto destabilizzare le principali banche tedesche e francesi, con nocumento per tutta l'Area euro. Tuttavia, i dati evidenziano anche quanta strada le Autorità di vigilanza (soprattutto europee) debbano ancora percorrere per riuscire a contenere il rischio di mercato presente nei bilanci di alcuni istituti sistemici europei. Sarebbe opportuno un cambio di passo immediato in questa direzione, come fatto sul rischio di credito dopo la Grande Recessione, perché, alla luce di quanto visto sui mercati finanziari nelle ultime settimane, il rischio sistemico insito nel rischio di mercato pare essere molto più elevato e molto meno gestibile rispetto a quello del rischio di credito".

Un modo elegante per dire che il problema per le banche non erano gli NPL - che hanno costretto le nostre banche a svendere - ma i derivati, da noi quasi inesistenti.

 



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