17/06/2020

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Moda e retail devono riorganizzarsi, partendo dalla tecnologia

Tonello (Dedagroup Stealth): internazionalizzazione e filiere devono essere al centro della strategia

La moda, i brand e in generale le vendite dei prodotti hanno sofferto nel periodo di lockdown, che per altro in altre parti del mondo non è terminato. Abbiamo voluto intervistare Luca Tonello, Sales Director & Channel Manager Dedagroup Stealth, perché l'azienda è molto attiva nel mercato, nonché attenta all'espansione internazionale. Dedagroup Stealth è parte del Gruppo Dadagroup gruppo di matrice imprenditoriale con approccio imprenditoriale che si traduce in una cultura orientata alla comprensione e soddisfazione dei bisogni dei clienti

Come sta reagendo in questo momento il mondo della moda?
Noi lavoriamo con la moda e per la moda e quindi di fatto conosciamo i nostri clienti perché ci raccontano quello che succede nel mondo dei processi dell'industry. Quando si parla di moda si rischia di parlare di tutto o niente, perché è un termine generico che ha tanti aspetti e tanti tipi di mercati e si rischia di fare confusione.

Moda e retail devono riorganizzarsi, partendo dalla tecnologia

Noi lavoriamo con brand grandi e piccoli che operano in mondi diversi, dal retail al fast fashion e ogni azienda vive problematiche diverse. Non solo, hanno un livello di informatizzazione diversa. Per rispondere, se pensiamo ai negozi, durante il lockdown sono rimasti chiusi in tutto il mondo per un paio di mesi e molti hanno approfittato per investire sul canale eCommerce. Ovviamente l'incremento dei volumi dei canali eCommerce non hanno potuto compensare il retail. A lato, ci sarà "il problema" del canale "wholesale", perché è un canale che ha un suo peso sul totale dei negozi che, essendo rimasti chiusi, probabilmente hanno fatto l'ordine al brand e potrebbe avere anche ritirato la merce, hanno ricevuto la fattura però dopo magari tra sei mesi dovranno rendere buona parte della fornitura perché invenduta.

Cosa accade per i brand?
I brand si aspettano dal canale wholesale un'onda lunga nel secondo semestre di quest'anno anche se poi dipenderà molto dai mercati e dalle zone geografiche. Ovviamente dipende molto dalle dimensioni del brand e da quanto sia internazionalizzato. Il mondo della moda, in questo momento, sta soffrendo, ma è un mondo così dinamico che ci si aspetta anche una ripartenza rapida e c'è una grande positività e una voglia anche di cambiare, di riproporsi in modalità diversa.
Voglia di cambiare o necessità di cambiare: voi avete due tipi di offerte in base alle dimensioni del cliente.
Abbiamo a un prodotto storicamente pensato per le medio grandi aziende che sono sul mercato da anni e le accompagnamo nei mercati. Recentemente abbiamo fatto l'acquisizione di un'azienda inglese - Zedonk - che copre invece le aziende piccole, quelle che fatturano fino a 15 milioni. In realtà, le aziende in questo settore hanno tutte le medesime esigenze a prescindere dalla dimensioni, sia che si tratti di un brand che è presente in centinaia di mercati e che ha un negozio in ogni capitale e brand che operano in mercati più locali. Abbiamo visto che in questo periodo di coronavirus l'eCommerce ha avuto un incremento significativo per tutti i brand, indipendentemente dalla dimensione. Il business fashion necessita di un sistema informativo e una capacità di gestire i processi significativa, nonché una capacità di spostare questi beni, anzi di produrli e di spostarli dal negozio all'eCommerce e quindi c'è una discreta complessità da gestire. Per fare tutto questo, è necessaria una soluzione informatica che possa risolvere questi problemi, che sappia gestire l'omnichannel perché il mercato è cambiato. Se un cliente acquista una camicia, sa che ha acquistato quel brand e a lui non importa in che modo è arrivata tra le sue mani, non ha la minima idea della supply chain che sta alle spalle, ma per il brand il percorso è fondamentale, quanto l'esperienza che vivrà l'acquirente.

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L'internazionalizzazione è la discriminante?
E' uno dei motivi che differenzia i brand. L'acquisizione di Zedonk va proprio in questa direzione, ossia accompagnare i piccoli brand a crescere e lo possono fare solo attraverso l'internazionalizzazione. Con l'annuncio dell'acquisizione di una società che molto radicata nel mercato inglese puntiamo a fare un grande salto. La nostra tecnologia, tipicamente Made in Italy, è riconosciuta come un'eccellenza e oggi si affianca ad un'altra eccellenza. Le due esperienze unite potranno aiutare Dedagroup Stealth ad affiancare tante piccole realtà e a farle sviluppare.
Il cloud è la chiave?
Per brand meno grandi è più facile accedere a una soluzione cloud di un certo tipo perché c'è anche una valenza strategica, usare un'infrastruttura potente che può crescere. I brand piccoli sono già pronti ad usare il cloud e la cultura del piccolo, secondo me, prima o poi arriverà anche nelle medie aziende del settore. C'è un tema fondamentale che è quello della standardizzazione, cioè il fashion non sarà mai per sua natura adatto a soluzioni standard perché sono aziende che si ricreano ogni sei mesi, ogni stagione, ogni evento. Per capire questo mercato e queste imprese si deve pensare al fatto che si sono adattate a fare mascherine, domani si inventeranno una linea di qualcos'altro e quindi il processo che ci sta dietro non può essere strutturato e portato all'estremo limite della tecnologia come un'azienda manifatturiera qualunque.

Non essere focalizzati solo sul fashion quindi vi porta dei vantaggi?
Sì, i nostri consulenti sono esperti di mercati e di settori diversi e abbiamo trasferito queste competenze nella creazione del software. Lo sviluppiamo in tempi rapidi e possiamo competere contro i giganti della tecnologia e del software, aziende che sono tipicamente americane. Le aziende fashion scelgono noi proprio per questa capacità e conoscenza del mercato, la capacità di rispondere alle esigenze.
Se guardiamo a 3-5 anni, cosa vi aspettate?
Probabilmente aumenteranno le nostre filiali in giro per il mondo. Abbiamo una proprietà solida e ci hanno concesso questi investimenti perché non è da tutti investire nell'acquisire aziende e investire anche nello sviluppo del prodotto. Vogliamo continuare questo trend di crescita, portarci fino a 100 milioni di fatturato che è il potenziale nei prossimi 4-5 anni. Noi siamo degli informatici atipici, siamo degli informatici che parlano di processi fashion e questo è un valore molto apprezzato, conosciamo il linguaggio del business in cui operano i nostri clienti. In questo periodo il fattore principale per i brand è integrare la filiera produttiva, ma sta crescendo anche l'attenzione alla sostenibilità e i due fattori sono sostanzialmente legati.



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