24/06/2020

economia

FED, BCE e BOJ: non esistono amori felici

 

Bienvenu (La Financière de l'Echiquier): il rischio sui mercati è apparente, almeno finché le Banche centrali rimarranno credibili

"E quando crede di stringere la felicità la stritola", scriveva Louis Aragon. I versi del poeta e scrittore francese, sostenitore del Partito comunista, illustrano perfettamente il mood degli investitori anche se, nemmeno loro, scambiano la felicità con l'andamento delle borse!
A 24 ore dal raggiungimento dei massimi storici per il Nasdaq, mentre l'S&P recuperava tutte le perdite accumulate dall'inizio dell'anno, l'11 giugno segnava la performance peggiore per i principali indici azionari dai giorni più cupi di marzo! Infatti, a seconda delle regioni perdevano, improvvisamente, tra il 3% e il 6% in mancanza però di grandi annunci economici. Che cosa ha spinto i mercati ad aver paura?

FED, BCE e BOJ: non esistono amori felici

Innanzitutto, il rinnovato vigore del virus negli Stati Uniti. Stando ai dati recenti di una decina di Stati americani, e non tra i meno importanti (Texas, California...), si assiste a un nuovo aumento dei casi d'infezione. La speranza di una riapertura senza una recrudescenza dell'epidemia è appesa a un filo. Bisognerà farci l'abitudine: siamo probabilmente agli inizi soltanto dell'alternanza tra riduzione e ripresa dell'epidemia, tra speranza e delusione...
Il secondo timore trova origine nel tono preoccupato adottato dal Presidente della Fed durante la conferenza che ha fatto seguito alla riunione del Comitato di politica monetaria di mercoledì 10 giugno. Jerome Powell ha insistito sul probabile perdurare degli effetti negativi a lungo termine dell'attuale crisi sul mercato del lavoro e sulle disuguaglianze salariali. Il ritorno alla piena occupazione osservato prima della crisi, se avverrà, richiederà diversi anni - ed è lungi dal corrispondere alla ripresa a V degli indici borsistici. Il mercato avrebbe accolto questo discorso se fosse stato accompagnato da nuove misure. Poiché non vi sono state, e nonostante il passaggio rassicurante sul perdurare dei tassi d'interesse a zero e la disponibilità ad attuare nuove forme di sostegno monetario, il mercato degli asset di rischio non ne ha tratto vantaggio, contrariamente ai titoli di Stato.

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Infine, i grandi attori internazionali sono ai ferri corti: Donald Trump minaccia tutte le istituzioni internazionali, ultima in ordine di tempo, la Corte internazionale di giustizia; sulla Brexit si sta tergiversando così come sull'accordo europeo di ripresa; la pandemia sta devastando il Brasile, facendo infuriare il suo presidente e spaccando l'opinione pubblica...
È questo un motivo per mettere in discussione l'impressionante rally borsistico cui abbiamo appena assistito? In assenza di altre catastrofi la risposta è probabilmente negativa. La determinazione delle banche centrali e degli Stati nel sostenere le condizioni finanziarie è impeccabile e il mercato vi ubbidisce più che ai fondamentali. Il mercato e tutta la curva dei tassi d'interesse sono interamente plasmati dalla Fed: difficilmente i tassi potranno risalire bruscamente. Il mercato è ora "amministrato", anche sul versante del credito, andando indirettamente a supporto delle azioni.

Non è questo il migliore dei mondi possibili per gli investitori? Il rischio è solo apparente anche se la remunerazione è quella di un rischio reale - almeno finché gli interventi delle banche centrali rimarranno credibili. Se un giorno non fossero più credibili a causa, per esempio, dell'inflazione - cosa oggi improbabile - finirebbe l'idillio tra le banche centrali e il mercato, e il poeta tornerebbe ancora una volta a guidarci: anche con i presidenti e presidentessa delle banche centrali "non esistono amori felici".
Alexis Bienvenu, Gestore di La Financière de l'Echiquier



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