30/09/2020

economia

Azionario: perchè ora Trend is Not your friend

 

Michele De Michelis (Frame): la storia ci insegna che gli eccessi vengono sempre puniti e tutto ciò che sale di prezzo senza seguire alcun principio logico o fondamentale spesso scende altrettanto velocemente e le perdite possono essere immani

So di essere un po' banale facendo questa affermazione, ma a volte vorrei essere l'uomo invisibile per partecipare indisturbato alle riunioni della Fed e della BCE, anche se quest'ultima mi sembra abbia meno variabili decisionali.
Se è vero quello che vediamo nei film americani che raccontano di situazioni difficili del passato, c'è da scommettere che questo debba essere un momento estremamente complesso dal punto vista politico e pertanto immagino che i banchieri membri del FOMC stiano ricevendo molte pressioni dai rispettivi partiti di influenza, interessati a ottenere quanti più vantaggi possibili in vista delle elezioni di novembre. E che, di conseguenza, siano costretti a ribadire ai politici gli enormi rischi che si corrono quando si cerca di mettere il proprio interesse davanti a quello dell'intero Paese.

Azionario: perch ora Trend is Not your friend

Memorabile la drammaticità dei presunti incontri a colazione tra Paulson e Bernanke nel 2008 (interpretati da William Hurt e Paul Giamatti) nel film "Too big to fail", proprio in merito al fatto che dovevano convincere il Congresso a "sganciare" i soldi al più presto, per evitare il caos generalizzato.
Certo, per quanto questa volta non si possa certo dire che le risposte alla crisi causata dal COVID-19 non siano state enormi ed immediate da parte sia delle banche centrali sia dei governi, pur tuttavia sarebbe bene che i politici non sottovalutassero le conseguenze che potrebbero impattare anche sull'economia reale (non solo sui mercati finanziari) se fossimo costretti ad un nuovo lockdown.
Ecco perché è fondamentale quindi che i soldi fluiscano anche verso le piccole attività economiche reali e che ci sia una vera ridistribuzione della ricchezza. Infatti, è risaputo che consumano più un milione di famiglie con un reddito di 60.000 dollari che non una singola persona con 60 miliardi, e il sistema si regge sui consumi.

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I mercati finanziari hanno preso atto di questa fase di stallo e pertanto hanno smesso di crescere, prendendosi finalmente una pausa di riflessione che si è rivelata in particolare sull'indice Nasdaq che registra una piccola correzione a due cifre, seppur non ingente, dai massimi di periodo. Da notare e annotare i movimenti di alcuni titoli che erano cresciuti in maniera esponenziale, i cui prezzi hanno disegnato grafici che ricordano tanto alcune situazioni passate come i bulbi di tulipano o le azioni della compagnia dei mari del Sud, per arrivare - in tempi più recenti - alle dot.com nel 2000, la Borsa cinese nel 2007 e i Bitcoin nel 2017.
La storia ci insegna che gli eccessi vengono sempre puniti e tutto ciò che sale di prezzo senza seguire alcun principio logico o fondamentale spesso scende altrettanto velocemente e le perdite possono essere immani. Soprattutto per coloro che comprano azioni di una società solo perché hanno avuto un ribasso del 25/30 percento e pensano che si tratti di una occasione di acquisto, senza aver verificato i bilanci o la situazione generale della azienda.

Sarebbe veramente un peccato che si perdessero tanti soldi in questo modo invece di utilizzarli investendo in qualcosa di più produttivo che potrebbe aiutare l'economia a ripartire. Senza dimenticare che quelli che persero nel 2000 sulle dot.com sono gli stessi che poi non hanno mai più ricomprato un'azione tech nella loro vita, nonostante società come Apple e Amazon (che crollarono di prezzo nel 2000) oggi dominino il mondo e il loro valore sia salito in maniera esponenziale seguendo una logica obiettiva di crescita di profitti nel tempo, e non più perché "di moda".
Considerata la situazione di tassi bassi ancora per tanto tempo e nonostante i multipli non siano certo a buon mercato, i titoli azionari rimangono, tutto sommato, ancora il posto migliore dove mettere i soldi. Ma senza farsi spaventare dalla volatilità che verrà e senza farsi attrarre troppo da ciò che è di tendenza. In questo caso "trend is not your friend", temo.

Michele de Michelis CIO, FRAME Asset Management



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