14/10/2020

idee

Cambiamenti climatici: il risvolto positivo del cloud computing

 

Thomas Leys (Aberdeen Standard Inv.): il nostro insaziabile appetito per i dati non andrà certo scemando, ma l'efficientamento dei centri dati e dei processi di elaborazione terrà a bada il fabbisogno energetico

È vero che guardare mezz'ora di Netflix è dannoso per il pianeta tanto quanto guidare un'auto per sei chilometri e mezzo? Lo ha affermato il blog online Big Think in un articolo che in breve tempo ha attirato l'attenzione di molti. La maggior parte dei consumatori non sa che lo streaming video e il cloud computing sono gestiti da data centre globali che consumano enormi quantitativi di energia.

Cambiamenti climatici: il risvolto positivo del cloud computing

Le stime variano di anno in anno ma nel 2018 i data centre globali hanno consumato qualcosa come 400 terawatt/ora di elettricità, più o meno l'intero fabbisogno della Francia. Poiché due terzi della produzione di elettricità globale derivano ancora dai combustibili fossili, c'è il rischio che la nostra insaziabile domanda di dati possa divenire incompatibile con gli sforzi atti a mitigare il cambiamento climatico. Gli investitori dovrebbero preoccuparsi per i 47 miliardi di dollari di obbligazioni emesse da proprietari di data centre?
In breve, questi centri sono edifici che ospitano decine di migliaia di server contenenti enormi quantitativi di dati e li connettono alla rete Internet. Per accedere ed elaborare questi dati è necessaria energia, e per evitare che i server si surriscaldino ne è necessario un quantitativo ancora maggiore.
Dal punto di vista degli investitori, i proprietari di data centre possono contare su numerosi fattori di crescita per il futuro: un maggiore uso del cloud computing, un aumento della qualità e della quantità dello streaming video, il 5G, una più ampia adozione degli smartphone su scala globale, l'Internet delle Cose, i veicoli autonomi e l'intelligenza artificiale. La storia conferma che non si tratta di un'esagerazione: nel 1992, il mondo consumava 100 gigabyte di dati al giorno; dieci anni dopo, lo stesso quantitativo veniva consumato ogni secondo. Cisco ha stimato che entro il 2022 il mondo consumerà 150.700 gigabyte al secondo, con un tasso di incremento del 33% annuo.

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Queste previsioni hanno indotto molti osservatori ad affermare che i data centre supereranno presto il settore aereo in termini di emissioni di anidride carbonica. Secondo Anders Andrae di Huawei, infatti, entro il 2030 rappresenteranno qualcosa come l'8% della domanda di elettricità globale, in un contesto in cui il mondo sta cercando di ridurre il consumo energetico e le emissioni di gas serra correlate. In futuro, l'investimento nei data centre potrebbe essere percepito come un avventato contributo al cambiamento climatico?
Le efficienze non mancano
Alcuni segnali fanno ben sperare. In primo luogo, un maggiore consumo di dati non corrisponde a un maggiore consumo di energia. La Legge di Koomey, che prende il nome dal professore di Stanford che ha pubblicato un lavoro sul tema, afferma che l'intensità energetica di un gigabyte di dati forniti tramite centri dati si dimezza ogni due anni. Lo conferma l'esperienza di Google, i cui centri dati offrono oggi sette volte la potenza di elaborazione utilizzando la stessa energia elettrica che impiegavano cinque anni fa. Una maggiore efficienza di elaborazione, sistemi di raffreddamento migliori e l'intelligenza artificiale per indirizzare l'energia sono solo alcuni dei numerosi modi con cui si può raggiungere questo risultato. Quando Digital Realty, il maggiore proprietario di data centre al mondo, è passato dal raffreddamento dell'acqua alle pompe refrigeranti nelle sue proprietà californiane, ha evidenziato una riduzione del 13% nell'impiego di energia, con un risparmio annuo di 4,4 milioni nell'utilizzo di acqua in ciascun centro.

L'incentivo a far proseguire questa tendenza è forte, sia per i produttori di attrezzature che per gli operatori di data centre, già abituati a risparmiare energia allo scopo di ridurre i costi e raggiungere gli obiettivi di sostenibilità dei loro clienti. Contrariamente alle previsioni allarmanti di Anders Andrae, un paper pubblicato a febbraio su Science ha rilevato che la proporzione di energia elettrica consumata dai centri dati oggi è la stessa del 2010. Dunque il consumo di dati potrebbe continuare a crescere, senza per questo implicare un aumento delle emissioni e del consumo di energia.
Al di là di questo, anche se il settore riuscirà a evitare un boom nel consumo di elettricità, i data centre continuano a utilizzare molta energia e dovranno assicurare che ciò non si traduca in un eccesso di emissioni di gas serra. Prendiamo ad esempio Digital Realty, l'unica società di data centre che ha emesso obbligazioni verdi: già nel 2018, l'energia acquistata emetteva 720 tonnellate di CO2 (equivalenti) per ciascun milione di dollari di ricavi della società. Si tratta del doppio dell'intensità media di emissioni dell'industria del gas e solo del 20% in meno rispetto alla media del settore aereo. Tuttavia, a differenza di questi e di altri settori tradizionalmente "sporchi", i centri dati dispongono di un percorso chiaro e realizzabile verso l'azzeramento delle emissioni: l'energia rinnovabile.

Il percorso verso la riduzione delle emissioni
A livello internazionale, la crescente preoccupazione del pubblico ha spinto il problema del cambiamento climatico in cima all'agenda di molti policymaker e investitori, e gli scienziati ribadiscono che questo dovrà essere il decennio del cambiamento. Le obbligazioni delle società attive nel settore dei data centre, in media, hanno una vita residua superiore a sei anni, e alcune sono addirittura trentennali. Nell'arco di questo periodo è inevitabile che clienti, autorità di regolamentazione e investitori spingano sempre di più per l'abbandono dei combustibili fossili. Dunque, identificare gli emittenti che ad oggi stanno proattivamente riducendo le loro emissioni è fondamentale per gli investitori obbligazionari che valutano il rischio di credito.
Il nostro insaziabile appetito per i dati non andrà certo scemando, ma l'efficientamento dei centri dati e dei processi di elaborazione terrà a bada il fabbisogno energetico. Secondo Data Centre Knowledge, mezz'ora di Netflix in streaming oggi equivale in termini di emissioni a guidare un'auto per 140 metri e non per sei chilometri e mezzo, e il crescente ricorso alle energie rinnovabili da parte dei data centres ridurrà ulteriormente l'impatto. Tutto questo dovrebbe essere accolto con favore dagli investitori, che alla fine potranno anche fare il pieno di Netflix senza troppi sensi di colpa.

Thomas Leys, Investment Director Fixed Income, Aberdeen Standard Investments



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