04/11/2020

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Emmanuel Becker (Equinix): digital transformation e cloud fondamentali per il futuro del Paese

La Pandemia ha accelerato il processo di digitalizzazione delle imprese, nel frattempo nascono data center di eccellenza sul territorio nazionale per amplificare le opportunità

L'Italia è un Paese che ha sempre faticato con il digitale, ma questa pandemia ha accelerato il processo. In questo contesto, gli operatori internazionali offrono un vantaggio per le aziende, perché avere i dati più vicini ai clienti, nonché per rispettare le normative locali, hanno un vantaggio. Ne abbiamo parlato con Emmanuel BeckerManaging Director Equinix Italia.


La vostra è una storia di crescita.
In Italia abbiamo iniziato un percorso con l'arrivo di Equinix, legato al fatto che abbiamo acquisito il gruppo Telecity che era presenta in Italia da una quindidecina di anni. La prima cosa che è stata fatta e quello che chiamiamo noi "equinization", cioè riportare al livello di standard e di qualità di Equinix, non solo gli asset ma anche aiutare le persone a portare un livello di servizio superiore, quindi abbiamo investito sugli asset, i data center presenti, che abbiamo rinnovato, ampliato ed esteso e portato a livello di qualità di Equinix a livello globale. Abbiamo investito anche sulle persone, con training permanenti per alzare il livello. Equinix ha la particolarità di estendere la conoscenza che ha accumulato in un Paese e la porta in tutti gli altri, estendendo il beneficio.

Emmanuel Becker (Equinix): digital transformation e cloud fondamentali per il futuro del Paese

Il 2020 è stato l'anno del cloud, perché tutte quante le aziende hanno dovuto iniziare a ripensare i propri processi. Come l'avete vissuto finora?
La pandemia non solo ha colto di sorpresa le persone e le aziende, ma ha forzato a ripensare la nostra vita di tutti i giorni. Tutti abbiamo visto l'esposizione di servizi digitali. Zoom, per esempio, è un grande nostro cliente che si è trovato nelle due prime settimane ad avere più 726% di uso della piattaforma.
Grazie al nostro aiuto sono riusciti a rispondere a questa domanda. Immaginiamo cosa è accaduto visto che tutti hanno utilizzato i vari Zoom, Teams, Link ecc., e siamo tutti stati obbligati utilizzare strumenti nuovi di comunicazione, però quello che mi interessa di più è che questo evento molto particolare è a livello globale, in tutti i cinque continenti dove siamo presenti sono stati toccati. Le aziende hanno dovuto ripensare il loro modello di business.

Seguici: 

Pensiamo una cosa molto semplice: il retail, non si poteva più andare al supermercato, lavorava online ma non era mai stato preparato per avere una richiesta del 300 500 700 1000 per cento superiore al solito. Per alcune di queste aziende non esisteva un sistema predisposto per questo traffico e nessun team e nemmeno nessuna logistica era in grado di operare con quei livelli di intensità.
Ho fatto l'esempio del retail perché è semplice, ma ha toccato tutte le tipologie di aziende, anche il tuo fornitore di energia elettrica ha avuto delle conseguenze. Prima lo utilizzavi in maniera X, durante la pandemia l'hai utilizzato in maniera Y e quando sarà finita la pandemia non tornerai nella modalità X, ma anche il fornitore si approvvigiona di energia da altri provider e quindi deve fare dei calcoli della presunta domanda.

Non è facile. La digital trasformation legata a questo evento del 2020 è stata una forte accelerazione perché le abitudini sono cambiate globalmente, a livello personale, a livello professionale e anche a livello delle pubbliche amministrazioni perché è tutto cambiato.
Non è finita la pandemia, e il prossimo step che sarà quando usciremo da questa crisi di COVID-19 non sarà come prima, sarà una cosa diversa. Anche la digital transformation sarà ancora una cosa diversa perché le necessità delle imprese e del mondo economico saranno ancora diverse, e così quelle persone.
Avete investito tanto, anche in nuovi data center.
Mi piace parlare di ML5, perchè siamo già presenti in Italia su Milano, perché la digital city dell'Italia, abbiamo 3 punti di presenza, nonché in Via Caldera dove c'è la backbone di connessioni a internet. Abbiamo fatto un forte investimento su ML5, che il nostro nuovo flagship, è molto importante non solo per la sua capacità a ospitare tantissimi clienti, ma rappresenta per l'Italia una capacità di creare degli ecosistemi molto interessanti.

Mi spiego meglio: permette ai nostri clienti, che sono presenti a livello globale, di avere una nuova possibilità di investimento nel nostro Paese. Essendo un leader mondiale presente su cinque continenti siamo quello che meccanicamente ha un maggior numero di clienti. Quindi service provider, network cloud, content application, security service provider e via di seguito sono maggiormente presso di noi.
Con le nostre piattaforme diamo un accesso privilegiato a tutti questi service provider. Facciamo un investimento, ma diamo visibilità a tutti i nostri clienti globali di questa nuova capacità di investimento sul territorio, quindi abbiamo un un effetto magnetico di capacità di attrarre i nostri clienti globali in un territorio come l'Italia. Permetteremo di far arrivare più provider che non sono ancora presenti in Italia che erogheranno più servizi o si avvicineranno in maniera più efficiente, performante e sicura perché saranno localizzati sul territorio. Questo permetterà al mondo economico italiano di avere accesso a servizi nuovi.

Quali sono i settori più interessati?
I primi settori sono giustamente i service provider internazionali, che hanno bisogno di un luogo vicino ai clienti con tanto spazio e potenza disponibile. Poi la digital trasformation che è in forte accelerazione in Italia e ne trarrà vantaggio come industry. Parliamo del mondo finance, quindi banche, finanza, assicurazioni, dove c'è tanto da fare in Italia ed è un mondo che è in effervescenza, con delle nuove richieste, nuove aggregazioni e nuovi sviluppi, nonché nuove tipologie di banche che arrivano sul mercato. Poi il manufactoring: l'Italia è un'eccellenza del settore, con aziende che sono di primo livello mondiale.
Siamo il secondo Paese al mondo per la produzione di elementi specializzati per lo spazio. Tutte le missioni hanno un pezzo italiano in ogni missione. Poi nel mondo dei macchinari per l'industria siamo al terzo a livello globale, ma come creatività siamo il secondo al mondo, per capirci quelli che inventano i sistemi per fare nuovi robot o nuovi sistemi automatizzati. Nel mondo dell'industria automotive, i pezzettini di plastica che si trovano nelle nostre auto molto probabilmente sono fatti in Italia, primo paese produttore al mondo. Per le PMI la digital transformation è stata un po' più rapida, ma le grandi industrie sono un po' più lente e c'è tanto da fare.

Il terzo riguarda quello che noi chiamiamo CVST, Connected Vehicles Smart Transportation, che riguarda tutto questo mondo di movimentazione, anche l'agricoltura. Per esempio con General Electrics, che produce i motori di aerei qui da noi, fa parte di CVST.
Da anni sentiamo parlare della macchina a guida autonoma, ma sta arrivando piano piano perché c'è un bisogno di un livello di computing gigantesco dietro. Molto probabilmente la vostra macchina, se recente, sta raccogliendo dati su come guidate, e quando la portate a fare il tagliando vengono estratti questi dati che servono per capire le condizioni in Italia delle strade. Non sono dati sensibili, sono senza riferimenti agli utenti, ma dicono come la macchina si comporta nel paesaggio italiano e permette di fare una cosa essenziale per avviare la guida autonoma.

Immagina che i tedeschi che sono i più avanti sulla guida autonoma, tranne gli USA ovviamente, mettano al lavoro un ingegnere tedesco che decide di far apprendere l'auto sul nostro territorio. Quindi, una macchina che guida perfettamente a Francoforte sbarca a Napoli, o sbanca a Lagos in Nigeria che, se non lo sapete, è la città in cui il traffico automobilistico è più caotico, ebbene questa macchina non sarebbe in grado di muoversi perché non avrebbe informazioni, segnaletiche, tipi di strade e via di seguito. Il quarto settore è un'altra eccellenza italiana, il fashion luxury retail. L'Italia ha una presenza globale e la digital trasformation è stata accelerata da questa pandemia.
Quali sono le macro tendenze a livello di applicazioni?
Intelligenza artificiale, applicazione nella supply chain, la business intelligence e i data lake e data mining sono in crescita. Molto attiva l'health care che è decisamente più avanti rispetto al mondo fintech, per esempio. Tutti hanno due necessita enormi. Accedere a grandi basi di dati che non sono concentrati ma che sono sparpagliati sul territorio, quindi si ha necessità di gestirli in modo adeguate. Poi c'è bisogno di potenza di calcolo per gestire tutto.

Questi due elementi hanno la necessità di tantissima connessione perché altrimenti non funzionano. Simili tipologie di applicazioni hanno queste esigenze e hanno un bisogno di espandersi verso il mondo del cloud per avere la scalabilità e la flessibilità. Questo vale non solo nel senso che si possa aumentare i processi, ma anche la flessibilità di memoria e di sistemi.
Il cloud deve fornire garanzie di performance e per fare questo è necessario avere un hybrid multi cloud, sopportare multi piattaforme e multi posizioni geografiche perché i dati, se sei un'azienda italiana che lavora sul territorio italiano basta un provider locale e un tuo sistema fisico quindi hybrid può fare tutto localmente. Ma una caratteristica della maggioranza delle esigenze delle imprese italiane è di lavorare su altri territori, quindi hanno bisogno di un hybrid multi cloud nei varie aree geografiche per gestire i processi al meglio. La complessità è chiaramente crescente ed è necessario un disegno molto preciso e una strategia ben delineata per governare il tutto.



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