Gigi Beltrame
Siamo sicuri che l'intelligenza artificiale non funziona nelle aziende?
Ricerche di mercato completamente divergenti, ma la realtà è che gli investimenti ci sono, i progetti anche, ma manca una strategia corretta
Nell'era della trasformazione digitale, uno scetticismo diffuso accompagna l'adozione dell'intelligenza artificiale nelle organizzazioni pubbliche e private. "L'AI è solo hype", "investimenti senza ritorno", "tecnologia immatura": sono alcuni dei mantra ripetuti da chi guarda con sospetto a questa rivoluzione tecnologica. Eppure, i dati raccontano una storia completamente diversa. Quando implementata correttamente, l'intelligenza artificiale non solo funziona, ma produce risultati misurabili e trasformativi.
Il Comune di Milano rappresenta un esempio virtuoso di come l'intelligenza artificiale possa essere applicata concretamente alla pubblica amministrazione. Con oltre 40 progetti attivi, il capoluogo lombardo ha dimostrato che l'AI non è solo teoria o sperimentazione fine a se stessa, ma uno strumento capace di migliorare la vita quotidiana dei cittadini e l'efficienza dei servizi pubblici.
I risultati sono tangibili: riduzione dei tempi di attesa per i servizi, ottimizzazione delle risorse comunali, migliore qualità della vita urbana. Non si tratta di fantascienza o di progetti pilota destinati a restare nel cassetto, ma di applicazioni operative che ogni giorno impattano positivamente su milioni di persone. Milano dimostra che quando c'è una visione strategica chiara e un impegno concreto nell'implementazione, l'intelligenza artificiale mantiene le sue promesse.
Un secondo caso illuminante arriva dal mondo accademico. Una ricerca condotta da Harvard ha evidenziato un paradosso apparentemente irrisolvibile nel mercato del lavoro contemporaneo: le aziende faticano enormemente ad assumere profili junior, non per mancanza di candidati, ma per l'impossibilità di valutare efficacemente migliaia di curriculum e per i costi elevati di screening e formazione iniziale.
Lo studio ha dimostrato come l'intelligenza artificiale possa risolvere questo collo di bottiglia in modo sorprendentemente efficace. Sistemi di AI applicati al recruiting sono in grado di analizzare non solo le competenze tecniche dei candidati, ma anche soft skills, potenziale di crescita e compatibilità culturale con l'organizzazione. Algoritmi sofisticati possono identificare talenti nascosti che sarebbero stati scartati da una selezione tradizionale, democratizzando l'accesso alle opportunità lavorative.
Ma il contributo dell'AI non si ferma alla selezione. I sistemi intelligenti supportano anche il percorso di onboarding e formazione dei junior, personalizzando i contenuti formativi in base alle lacune individuali e accelerando significativamente la curva di apprendimento. Le aziende che hanno adottato questi strumenti hanno registrato una riduzione del 40-50% dei tempi di inserimento e un aumento della retention dei giovani talenti.
Solo che la ricerca dimostra che con l'AI si cercano meno profili junior, perché molte funzioni sono realizzate dall'AI stessa!
Ma al di là di tutto, questi due casi, apparentemente distanti tra loro, condividono un elemento fondamentale: l'intelligenza artificiale produce risultati concreti quando è applicata a problemi reali, con obiettivi chiari e metriche di successo definite. Il falso mito dell'AI inefficace nasce spesso da implementazioni superficiali, mancanza di strategia o aspettative irrealistiche.
La lezione che emerge è chiara: l'intelligenza artificiale non è una bacchetta magica, ma uno strumento potente che, se utilizzato con competenza e visione, può trasformare radicalmente organizzazioni pubbliche e private.
Milano e la ricerca di Harvard ci mostrano che il futuro dell'AI non è nelle promesse, ma nei risultati già misurabili oggi.
Copyright © 2009-2025 BusinessCommunity.it.
Reg. Trib. Milano n. 431 del 19/7/97
Tutti i Diritti Riservati. P.I 10498360154
