Dazi USA in aumento: impatto su economia globale e reazioni internazionali
Willis (Columbia Threadneedle Inv.): le politiche aggressive di Trump spingono a rivedere politiche commerciali e strategie di risposta
Anthony Willis, Investment Manager di Columbia Threadneedle Investments, evidenzia che le tariffe applicate dagli Stati Uniti hanno raggiunto livelli storicamente elevati, segnando un cambiamento strutturale rispetto al passato. Il tasso tariffario medio effettivo è passato dal 4% degli anni Cinquanta al 14,4% alla fine del 2025, dopo un breve calo al 2,5% all'inizio dello stesso anno.
Il rialzo è attribuito in gran parte all'utilizzo dell'International Emergency Economic Powers Act (IEEPA), strumento normalmente riservato a emergenze di sicurezza nazionale. Willis sostiene che, se queste misure fossero rimosse, il tasso medio scenderebbe intorno all'8%, con conseguenze significative: le entrate federali passerebbero da circa 2.300 miliardi a 1.200 miliardi di dollari, la spesa media delle famiglie diminuirebbe da poco più di 1.200 dollari a circa 600 dollari, e l'effetto sul PIL passerebbe da una contrazione dello 0,4% a un contributo positivo dello 0,1%. Inoltre, il possibile rimborso dei dazi già pagati potrebbe fungere da stimolo marginale.
Anche in caso di una decisione della Corte Suprema che dichiarasse illegittime le tariffe, l'amministrazione statunitense dispone di ulteriori strumenti per reintrodurle contro i partner commerciali.
Willis identifica tre modalità con cui i paesi possono reagire al contesto tariffario:
- Accettare i dazi, adottando una politica di accomodamento, come l'Unione Europea ha fatto nel 2023 accettando un livello tariffario del 15?% in cambio del sostegno americano all'Ucraina.
- Rispondere con dazi di ritorsione, esempio della Cina che ha avviato una breve guerra commerciale culminata in un accordo.
- Utilizzare i mercati finanziari per esercitare pressione indiretta, fenomeno osservato anche nella scorsa settimana.
Sul piano geopolitico, le recenti tensioni hanno aggravato la sfiducia tra Stati Uniti ed Europa, sebbene la NATO continui a rappresentare un pilastro stabile della sicurezza occidentale.
"Le minacce tariffarie non sono svanite e, nel fine settimana, Trump ha menzionato un possibile dazio del 100% sul Canada", aggiunge Willis.
Nonostante la complessità geopolitica, il quadro macroeconomico resta solido grazie a una ripresa ciclica sostenuta da stimoli fiscali e da politiche monetarie accomodanti. Con l'avvio della stagione delle trimestrali, le previsioni di utili societari rimangono positive, offrendo un supporto di base ai mercati nonostante l'alto livello di incertezza.
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