Il confronto con le economie emergenti è impietoso. L'India guida la classifica con un'espansione del 6,2%, seguita da Indonesia (4,9%) e Cina (4,2%). Anche Argentina, Arabia Saudita e Turchia superano ampiamente la soglia del 3,5%, confermando il dinamismo dei mercati in via di sviluppo. Persino la media mondiale risulta quasi quattro volte superiore alla performance italiana, evidenziando un ritardo strutturale che persiste da oltre vent'anni.??
Non è solo l'Italia a faticare. L'intero blocco delle economie avanzate europee mostra segnali di debolezza: Germania e Francia si fermano allo 0,9%, il Regno Unito all'1,3% e l'Unione Europea all'1,4%.
Anche Stati Uniti (2,1%) e Australia (2,1%) restano sotto la media globale, segnalando una fase di transizione per le economie mature?.
Secondo l'ISTAT, la crescita italiana nel 2026 dovrebbe attestarsi allo 0,8%, trainata principalmente dall'export (+1%) e dalla tenuta dei consumi delle famiglie (+0,6%). Tuttavia, gli investimenti rallentano allo 0,7% dopo il +2,4% del 2025, complice l'uscita di scena progressiva dei fondi del PNRR.
La CGIA di Mestre avverte che senza riforme incisive su burocrazia, fisco e pubblica amministrazione, l'Italia rischia di perdere opportunità di crescita anche in presenza di uno scenario geopolitico più favorevole.
Le tre riforme strutturali cruciali rimangono quelle fiscale, della pubblica amministrazione e della giustizia. A che punto siamo?.

