Giugno2013

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Primo trimestre difficile per tanti distretti del Made in Italy

 

Dardanello (Unioncamere): Penalizzata dal difficile contesto attuale è ancora e soprattutto la piccola impresa, più legata ai consumi interni che stentano a ripartire

Le difficoltà del settore auto e dell’edilizia rallentano l’economia manifatturiera di diverse regioni del Nord e del Centro. La crisi dei consumi penalizza il settore tessile e, con esso, l’industria del Made in Italy soprattutto della Toscana e delle Marche. Il bilancio della produzione manifatturiera nazionale del I trimestre 2013 segna, in sintesi, una pesante riduzione del 5,3% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, con punte del -6,5% per le imprese con meno di 50 addetti e del -7,2% per l’artigianato. E pesa come un macigno soprattutto sulle regioni del Mezzogiorno dove il calo della produzione raggiunge il 9% con la punta estrema della Calabria che tocca il -15,6%. Questo quanto emerge dall’indagine congiunturale sulle imprese del manifatturiero, realizzata dal Centro studi di Unioncamere.

Primo trimestre difficile per tanti distretti del Made in Italy

“L’andamento della produzione industriale nei primi tre mesi dell’anno – sottolinea il presidente di Unioncamere, Ferruccio Dardanello - segna ancora una flessione consistente che, nel Mezzogiorno ma anche in tanti contesti distrettuali del Centro-Nord, suscita preoccupazione. Penalizzata dal difficile contesto attuale è ancora e soprattutto la piccola impresa, più legata ai consumi interni che stentano a ripartire”.
Si è quindi chiuso con un pesante -5,3% tendenziale il I trimestre 2013 per la produzione industriale delle imprese manifatturiere italiane. Non accennano infatti a riassorbirsi gli effetti negativi sull’economia reale che le misure di contenimento del deficit stanno producendo sull’intera Area euro: per le fonti della domanda, infatti, non si intravede un chiaro percorso di recupero. E’ più profondo il calo per le imprese sotto i 49 addetti (-6,5%) e per il segmento dell’artigianato, che arriva a cedere il 7,2%, mentre sulle imprese con oltre 50 addetti la perdita si arresta al -3,9%.

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Su scala territoriale sono sensibili le differenze tra Centro-Nord e Sud e Isole. Nord Est e Nord Ovest cedono rispettivamente il 4,1% e il 4,6%, risultati lievemente meno pesanti della media nazionale, all’estremo opposto il Sud e Isole accusa invece una flessione del 9,0%. Tra le regioni settentrionali oggetto di indagine ad hoc, il Veneto è la meno penalizzata con una produzione in discesa del 3,6%, mentre il Piemonte accusa la crisi del settore dell’auto e lascia sul campo il 5,7% in meno rispetto alla produzione del I trimestre 2012. Le imprese manifatturiere lombarde e quelle liguri riportano un segno negativo del 4,2%, mentre in Emilia Romagna i livelli produttivi scendono del 4,7%. In linea con il risultato nazionale le regioni centrali (-5,4%): se le Marche riescono a contenere la perdita di circa un punto percentuale rispetto al dato ripartizionale, la Toscana invece si allinea ad esso. Tra le regioni del Sud e Isole, in Calabria si assiste a una decisa contrazione della produzione manifatturiera (-15,6%).

Tutti i comparti sono coinvolti dalla discesa dei volumi prodotti: la filiera del legno-arredo (-8,3%) e quella delle Altre industrie manifatturiere (-7,8%) sono le più penalizzate, risentendo più marcatamente delle difficoltà di tutte le attività legate all’edilizia. Le industrie dei metalli e la meccanica riportano entrambe battute di arresto superiori al -5%, soglia su cui si ferma il calo del sistema moda. Risentono meno degli effetti del ciclo avverso le industrie elettriche ed elettroniche, l’alimentare e la chimica, ma le flessioni sono comunque superiori al 2,4%.



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