_Dicembre2012

economia

L’Italia si conferma fanalino di coda in Europa per carico fiscale

 

Acerbis (PwC): Siamo al 131° posto su 185 Paesi interessati dall’indagine nel mondo. Il tempo dedicato al fisco è in media 269 ore all’anno per azienda, in leggero miglioramento

Il Rapporto Paying Taxes, diffuso dalla Banca Mondiale, IFC e PwC, esamina i costi per imposte e tasse in capo a una impresa, e il connesso carico amministrativo per versamenti d’imposta e adempimenti vari. Entrambi i fattori sono importanti per le aziende e vengono misurati di anno in anno sulla base di tre indicatori: il Total Tax Rate (carico fiscale complessivo o TTR), il tempo necessario per gli adempimenti relativi alle principali tipologie d’imposta e di contributi (imposte sui redditi, imposte sul lavoro e contributi obbligatori, imposte sui consumi) e il numero di versamenti effettuati.

L’Italia si conferma fanalino di coda in Europa per carico fiscale

L’Italia si posiziona al 131° posto nella classifica generale, che combina i tre indicatori, stilata su base mondiale prendendo ad esame 185 economie. Nel nostro Paese il carico fiscale complessivo è il più alto d’Europa, pari al 68,3% dei profitti commerciali, sostanzialmente stabile contro una media EU&EFTA scesa, nonostante la crisi, dal 43,4% al 42,6% (media mondiale del 44,7%).
A breve distanza dall’Italia si posiziona l’Estonia (67,3%), seguita dalla Francia (65,7%). Tra i primi 10 Paesi al di sopra della media europea per TTR troviamo anche il Belgio (57,7%), l’Austria (53,1%), la Svezia (53%), l’Ungheria (50,3%), la Repubblica Ceca (49,3%), la Slovacchia (47,9%), la Germania (46.8%). Ad avere il TTR più basso sono invece Lussemburgo, con un carico di un terzo rispetto a quello italiano (21%) seguito da Cipro (23%) e Irlanda (26,4%).

L’Italia si conferma fanalino di coda in Europa per carico fiscale

Per gli adempimenti fiscali in Italia le società impiegano 269 ore all’anno (267 ore la media mondiale e 184 ore la media europea) ed effettuano 15 pagamenti contro i 12.8 pagamenti medi in EU&EFTA e i 27,2 richiesti mediamente a livello globale.
“La situazione dell’Italia – osserva Fabrizio Acerbis, partner di PwC Tax & Legal Services (TLS) e curatore della sezione italiana del Rapporto – dall’indagine condotta quest’anno è in lieve miglioramento. In generale, tuttavia, non si registrano particolari novità nelle politiche fiscali dei diversi Paesi che, causa la crisi finanziaria ed economica, faticano a perseguire obiettivi significativi di riduzione della pressione fiscale. In questo quadro, in cui il legislatore non può attuare interventi di natura strutturale, diventa cruciale utilizzare altre leve per sostenere le imprese e la competitività del sistema Paese. Esattamente come per altri indicatori presenti nel Rapporto Doing Business (quali protezione del credito e degli investitori, capacità di far rispettare i contratti, modalità di soluzione delle situazioni di crisi), la capacità di un Paese di essere competitivo rispetto ad altri si gioca nel saper coniugare riforme legislative di ampio respiro a interventi che, nelle more di grandi cambiamenti, agiscano in ottica di semplificazione anche attraverso interpretazioni delle norme in vigore chiare, stabili nel tempo e possibilmente semplici.

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L’incertezza interpretativa unitamente alla burocrazia, rendono difficile investire all’estero per le imprese italiane, soprattutto piccole, e allo stesso tempo sono in grado di minare la capacità di catturare investimenti esteri tanto quanto una pressione fiscale alta. Questa è una sfida che stiamo perdendo, anche se si nota meno e non viene catturata dagli indicatori” conclude Acerbis.
Il Rapporto completo “Paying Taxes” è scaricabile dal sito www.pwc.com/payingtaxes



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