14/12/2016

economia

Mercati Emergenti: la vittoria di Trump non e' necessariamente negativa

 

Secondo gli analisti di Raiffeisen CM, il dollaro dovrebbe apprezzarsi leggermente e ciò dovrebbe essere positivo anche per le azioni e obbligazioni degli EM, con alcuni rischi potenziali

Nel complesso, a ottobre abbiamo visto oscillazioni dei corsi abbastanza modeste, se si osservano i mercati azionari dei paesi emergenti (EM) nel loro insieme. L'indice MSCI-Emerging Markets ha chiuso il mese pressoché invariato e, di conseguenza, ha fatto ancora una volta meglio dell'indice azionario globale. I paesi emergenti europei e, ancora una volta quest'anno, il Brasile, si sono distinti per i forti rialzi dei corsi. Le azioni degli Emerging Markets nel loro complesso fanno, dunque, registrare un guadagno del 15% circa da inizio anno. Ormai, ininterrottamente da cinque mesi, hanno ottenuto risultati migliori dei mercati sviluppati, cosa che non accadeva dal 2009.

Mercati Emergenti: la vittoria di Trump non e' necessariamente negativa

Tutto sta a indicare che la loro performance inferiore alla media, iniziata nel 2010, finirà quest'anno. Simili lunghi periodi di sottoperformance ci sono del resto già stati in passato, per esempio dal 1979 al 1986 e dal 1994 al 2001. Duravano, dunque, dai 6 ai 7 anni rispettivamente; anche da questo punto di vista sarebbe, quindi, assolutamente "opportuno".
A ciò si aggiunge un netto miglioramento dei dati congiunturali negli USA, in Europa e in diversi paesi emergenti che potrebbe di nuovo far aumentare il supporto da parte dei fondamentali. L'imminente rialzo dei tassi negli USA, tuttavia, invita ancora alla prudenza, in particolare, il nuovo impulso che potrebbe dare a un rafforzamento del dollaro USA. Il miglioramento dei dati congiunturali e le crescenti attese inflazionistiche negli USA e in Europa hanno fatto nettamente aumentare la probabilità di un rialzo dei tassi d'interesse negli USA a dicembre.

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Nelle settimane passate, l'attenzione si è naturalmente sempre più concentrata sulle elezioni presidenziali negli USA. Fino al giorno delle elezioni la maggior parte degli operatori di mercati prevedeva una vittoria di Hillary Clinton e, di conseguenza, una continuazione della politica economica ed estera degli ultimi otto anni (anche se probabilmente con un atteggiamento ancora più aggressivo nei confronti della Russia). In caso di vittoria di Donald Trump, invece, il futuro orientamento della politica USA sarebbe molto più incerto, con il rischio di misure protezionistiche e la risoluzione o la rinegoziazione di accordi commerciali esistenti. Ora, la sensazione c'è stata, l'outsider Trump ha trionfato e inoltre, per la prima volta da molto tempo si è in una situazione, dove un partito controlla le due camere del Congresso ed è anche il partito al quale appartiene il presidente e può addirittura cambiare a suo favore l'equilibrio di forze nella Corte Suprema.

Siccome il nuovo presidente è praticamente inesperto a livello politico, sembra tendere a improvvisi cambi di opinione e durante la campagna elettorale si è espresso ben poco su molti argomenti, le conseguenze di questo risultato elettorale per gli USA e il mondo intero sono ancora difficili da valutare. Senza scendere nei dettagli, riteniamo che la situazione attuale sia, però, fondamentalmente positiva per i mercati azionari USA, almeno per ora, riteniamo, tuttavia, che ci siano certi rischi per un aumento dei rendimenti negli USA.
Alla luce di tutto ciò, anche il dollaro dovrebbe apprezzarsi leggermente. In generale ciò dovrebbe essere positivo anche per le azioni e obbligazioni dei Paesi emergenti, certamente con alcuni rischi potenziali. Da un lato, le notevoli insicurezze relative alla futura politica di un'amministrazione Trump potrebbero scatenare notevoli oscillazioni dei corsi nelle prossime settimane e mesi. Dall'altro, un rialzo troppo forte del dollaro USA e/o dei rendimenti dei titoli di Stato USA causerebbe probabilmente problemi abbastanza grandi per le azioni, obbligazioni e valute dei paesi emergenti nonché per i prezzi delle materie prime. Almeno è stato quasi sempre così in passato. Al momento non vediamo nessun motivo per allontanarci dalle nostre prospettive positive di lungo periodo sugli Emerging Markets (azioni e obbligazioni).

Cina
Stando ai dati ufficiali, nel terzo trimestre il risultato economico della Cina è cresciuto del 6,7% p.a., tanto quanto nei due trimestri precedenti, e, di conseguenza, si colloca esattamente nell'intervallo-obiettivo del governo di Pechino. Essere così precisi in un'economia talmente grande e complessa e, inoltre, riuscirci trimestre dopo trimestre è molto improbabile. I dati sono stati, tuttavia, accolti con sollievo dai mercati. Gli sforzi del governo per stabilizzare la congiuntura mentre si sta sempre più trasformando in un'economia trainata dalla domanda interna, per ora sembrano aver successo. Ne beneficiano, però, in particolar modo sotto forma di investimenti nelle infrastrutture, soprattutto le "vecchie" industrie e le grandi imprese statali.
Parallelamente alle misure statali per stimolare l'economia, il governo è, però, costretto a intervenire per raffreddare il nuovo surriscaldamento del settore immobiliare, il che in compenso avrà un effetto frenante sulla congiuntura in futuro. Anche per questo, nel corso dell'anno prossimo si prevede un leggero rallentamento della crescita. Nel frattempo lo yuan continua a deprezzarsi contro il dollaro USA e questa tendenza dovrebbe continuare nei prossimi mesi. I flussi di capitale in uscita mostrano allo stesso tempo una tendenza a diminuire e sono nettamente inferiori al livello degli anni passati. A ottobre le azioni cinesi hanno presentato un quadro contrastante, muovendosi in modo quasi speculare rispetto a settembre. Mentre le azioni A quotate sul continente hanno fatto registrare un rialzo di oltre il 3%, le azioni H a Hong Kong hanno chiuso il mese in modo quasi invariato.

India
La produzione industriale indiana è nuovamente scesa ad agosto, con forti cali soprattutto nella produzione di beni di capitale e nell'industria mineraria. Allo stesso tempo è calata ulteriormente anche l'inflazione e con il 4,3% p.a. recentemente ha toccato un nuovo minimo annuale. Di conseguenza, la banca centrale ha tagliato, come previsto, il tasso guida dello 0,25%. Tutto sommato, l'economia indiana continua a crescere abbastanza stabilmente.
Nel complesso, il mercato azionario ha subito una variazione relativamente modesta; il BSE-Sensex ha chiuso il mese con un rialzo minimo. Sotto la superficie ci sono stati, tuttavia, notevoli movimenti. Quasi tutti i settori hanno fatto registrare un aumento delle quotazioni azionarie, in parte significativi. Nell'indice questi guadagni sono stati, però, quasi completamente riassorbiti a causa delle perdite dei corsi delle aziende IT. Gli investitori esteri hanno ritirato il proprio capitale per la prima volta in sette mesi; il bilancio è comunque ancora nettamente positivo con flussi in entrata pari a quasi 7 miliardi di dollari da inizio anno.

Russia
La produzione industriale della Russia a settembre ha sorpreso negativamente. Al posto di un atteso lieve aumento è scesa di quasi l'un per cento. Le vendite al dettaglio hanno avuto, al contrario, un andamento meno negativo del previsto. Di conseguenza, nel terzo trimestre dovrebbero far registrare complessivamente il primo rialzo dalla fine del 2014. Secondo noi, l'economia continua il suo percorso per uscire dalla recessione. Come da attese, la banca centrale ha lasciato invariato il tasso guida al 10% e ha ribadito le sue previsioni di tagliare nuovamente i tassi soltanto nel corso del primo semestre del 2017.
Nel frattempo è ancora scesa l'inflazione e con il 6,4% p.a. a settembre ha raggiunto il livello più basso da marzo 2014, quando l'occidente ha introdotto le sue sanzioni contro la Russia. A proposito di sanzioni: per ora sono falliti i tentativi di alcuni paesi UE (in particolare Germania, Francia e Gran Bretagna) di adottare ulteriori sanzioni dell'UE contro Mosca per indurre la Russia a cambiare la sua politica in merito alla Siria. Il rublo ha subito poche variazioni, così come il prezzo del petrolio. In compenso ci sono stati pochi movimenti anche per quanto riguarda gli indici azionari. Di fronte alle molte insicurezze (elezioni presidenziali USA, politica della banca centrale USA, riunioni OPEC), gli investitori sono stati particolarmente cauti.



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