La grande illusione dell'AI in azienda: l'81% investe, ma per i CDO i dati non sono pronti
Lovely (IBM): il Web Summit è stato la cornice per l'ultima indagine che mostra come i Chief Data Officer guidino l'integrazione AI nonostante le barriere
Un nuovo studio condotto dall'IBM Institute for Business Value evidenzia come le strategie aziendali relative ai dati stiano subendo una rapida evoluzione, spinte dalla necessità di integrare l'intelligenza artificiale (AI) in ogni funzione aziendale. La ricerca, basata sulle risposte di 1.700 Chief Data Officer (CDO) a livello globale, di cui 60 in Italia, rivela un notevole divario tra le ambizioni di implementazione dell'AI e la reale preparazione dei dati sottostanti.
Il principale dato emerso mostra un forte aumento nell'integrazione strategica. L'81% dei CDO intervistati conferma che la strategia dei dati dell'organizzazione è ormai perfettamente allineata con la roadmap tecnologica e gli investimenti infrastrutturali. Si tratta di un salto significativo rispetto al 52% registrato nel 2023. Nonostante questa integrazione, solo il 26% dei responsabili si dichiara certo che i propri dati siano adeguati a supportare nuovi flussi di entrate generati dall'AI. Le principali barriere che frenano le organizzazioni sono l'accessibilità, la completezza, l'integrità, l'accuratezza e la coerenza dei dati stessi.
L'AI su larga scala richiede una base dati solida. Ed Lovely, VP e Chief Data Officer di IBM, ha sottolineato l'importanza critica di questo aspetto, affermando: "l'intelligenza artificiale su larga scala in azienda è a portata di mano, ma il successo dipende dalla capacità delle organizzazioni di alimentarla con i dati giusti. Per i CDO, ciò significa creare un'architettura dati perfettamente integrata che sostenga l'innovazione e sblocchi il valore per l'impresa. Le aziende che riusciranno a gestire questa transizione otterranno un vantaggio competitivo significativo".
Il ruolo del CDO si sta trasformando: da semplice custode dei dati a stratega aziendale. La stragrande maggioranza, il 92% dei CDO globali, riconosce la necessità di focalizzarsi sui risultati di business per avere successo. Tuttavia, la capacità di dimostrare chiaramente il valore economico dei dati resta una sfida: solo un terzo dei CDO sa descrivere con chiarezza in che modo i dati facilitano i risultati aziendali e appena il 29% dispone di misure chiare per quantificare questo valore.
Nonostante le difficoltà sulla preparazione dei dati, l'ambizione legata all'AI resta elevata. L'81% dei CDO considera prioritari gli investimenti destinati ad accelerare le iniziative di intelligenza artificiale. Per superare i limiti di integrazione, l'81% degli intervistati preferisce applicare l'AI direttamente ai dati esistenti piuttosto che investire in costosi progetti di centralizzazione. Sebbene l'80% abbia avviato lo sviluppo di set di dati diversificati per addestrare gli AI agents, il 79% ammette di essere ancora nelle prime fasi del processo per definirne la scalabilità e la governance.
La promozione di una cultura aziendale basata sui dati è ritenuta essenziale, ma la carenza di talenti può rallentare i progressi. L'82% dei CDO concorda sul fatto che i dati vengano sprecati se non si facilita l'accesso alle persone giuste. L'80% ritiene che la democratizzazione dei dati - cioè renderli accessibili a tutti i dipendenti - aiuti l'organizzazione a muoversi più velocemente. Tra le principali sfide strategiche, il 47% dei CDO indica l'attrazione, lo sviluppo e la fidelizzazione di talenti con competenze avanzate nel settore dati, un aumento notevole rispetto al 32% del 2023. Il 77% fatica a coprire ruoli chiave nel settore dati.
In Italia, i dati mostrano alcune differenze rilevanti rispetto alla media globale. I CDO italiani sono particolarmente orientati ai risultati aziendali (97% vs 92% a livello globale) e percepiscono una maggiore capacità di misurare il valore dei risultati data-driven (68% vs 77% globale). Nonostante questo orientamento, la difficoltà nel comunicare l'impatto del proprio ruolo rimane alta: il 77% dei CDO in Italia dichiara di faticare a esprimere chiaramente il proprio valore.
Le priorità strategiche per i CDO italiani si concentrano su:
- Governance, qualità e data management (62% vs 54% Global).
- Ricavare insight approfonditi attraverso analisi avanzate (60% vs 64% Global).
- Utilizzo dei dati per ottenere un vantaggio competitivo.
- Integrazione di pratiche efficaci di governance e data management.
- Garantire la sicurezza e la riservatezza dei dati.
Le sfide principali all'innovazione in Italia sono sia culturali che infrastrutturali. Il 60% dei CDO italiani cita la promozione di una cultura data-driven come ostacolo cruciale (rispetto al 54% globale). Inoltre, il 63% degli intervistati italiani individua nell'insufficienza o nella scarsa integrazione dei dati uno dei maggiori ostacoli all'innovazione, una percentuale significativamente più alta rispetto al 46% globale. Per quanto riguarda le risorse umane, l'85% dei CDO italiani fatica a trovare e trattenere talenti nel settore dati e AI.
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