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14/01/2026

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L'AI e il disconoscimento del diritto d'autore - Libro "La creazione algoritmica"

Chimienti (Pacini Giuridica): l'analisi del disallineamento della normativa UE rispetto agli obblighi internazionali, mettendo in discussione la legittimità delle eccezioni introdotte per il Text and data mining

Per la prima volta nella storia dell'umanità la creatività umana, espressa in opere dell'ingegno, viene utilizzata per istruire non l'uomo ma la macchina, l'Intelligenza Artificiale (AI). Per la prima volta dal "riconoscimento" del diritto d'autore non è più l'opera dell'ingegno l'interesse primario del Legislatore, ma, al contrario, la decostruzione della tutela della proprietà intellettuale attraverso un processo di "disconoscimento" delle esclusive degli autori sulle loro opere. Nei Paesi dell'Unione Europea (UE), la Direttiva 2019/790, con i suoi recepimenti nazionali, e l'AI Act del 2024 hanno introdotto eccezioni ai diritti d'autore che consentono, senza la necessità di chiedere l'autorizzazione e corrispondere compensi, il Text and data mining (TDM) su miliardi di opere dell'ingegno. Ma quali le implicazioni legali ed etiche? Ne tratta diffusamente Laura Chimienti, giurista, dal 1973 al 2016 presso la Società Italiana degli Autori ed Editori (SIAE), si è dedicata alla tutela delle opere letterarie, artistiche, cinematografiche, audiovisive, musicali e drammatiche, collaborando alla stesura di norme di riforma della legge 633/1941, autrice dell'interessantissimo libro La creazione algoritmica. L'utilizzazione dell'opera dell'ingegno nell'Intelligenza Artificiale e l'Attività generativa, edito da Pacini Giuridica.

Il testo è dedicato all'analisi delle norme UE e italiane, per evidenziarne il disallineamento con gli obblighi internazionali, Convenzione di Berna, Trattato WIPO/OMPI sul diritto d'autore e Trattato Gatt TRIPsQuali le conseguenze nel caso di esportazione extra UE di sistemi e modelli di AI made in UE e dei prodotti dell'AI generativa? Di questo conversiamo con l'Autrice.

Come è nata l'idea di questo libro?


L'idea nasce dall'esigenza, all'epoca (luglio 2025) irrisolta, di esternare a pieno i miei convincimenti sulla tutela delle opere utilizzate per l'addestramento dell'AI e sulla protezione dei prodotti intellettuali che può generare alla luce della disciplina dell'AI Act e soprattutto della legge 132/2025. Questo libro è uno spin-off, un complemento e un migliore approfondimento del mio precedente lavoro Profili di diritto d'autore, uscito a luglio 2025 per i tipi della FLGiuffrè, nella parte in cui tratta dell'AI. Questo nuovo studio è un testo specialistico che apre a una comparazione fra diritto italiano, diritto UE e diritto internazionale, con attenzione al prioritario rispetto della gerarchia delle fonti. 


Cosa si intende, giuridicamente parlando per creazione algoritmica?


Il bene immateriale, assimilabile all'opera dell'ingegno, generato da un'AI addestrata con il machine learning: siamo innanzi a una creazione algoritmica.  


Quali le principali implicazioni legali da questa creazione?


Partiamo dall'assunto che una creazione algoritmica non può essere tutelata se viola il diritto d'autore delle opere protette preesistenti e non può circolare se non lecitamente prodotta.

Come si genera una creazione algoritmica?

Per poter operare, come ben sappiamo, l'AI generativa ha bisogno di essere istruita. L'addestramento avviene utilizzando miliardi di opere preesistenti, il che dovrebbe avvenire nel rispetto delle esclusive riconosciute dal diritto d'autore nazionale e internazionale. Quindi subordinatamente ad una autorizzazione, come nel caso delle licenze volontarie o legali. Invece la UE ha scelto una strada tortuosa (perché non tiene conto degli obblighi convenzionali internazionali): l'eccezione alle esclusive, ovvero l'inversione della appartenenza dei diritti nel caso del Test and Data Minning (TDM) non per scopo di ricerca. Il TDM peraltro non copre tutte le forme di utilizzazione protette e poste in essere nell'addestramento! Inoltre colpisce anche le opere extra UE da tutelare nella UE nel rispetto dei Trattati OMPI e TRIPs e della Convenzione di Berna e non con eccezioni non applicabili! A seguire nella fase generativa l'AI produce beni immateriali che costituiscono elaborazione dell'insieme degli elementi delle opere che ha dato vita al set di dati utilizzati per il machine learning.

Tali beni così generati sono tutelabili? La risposta sembra dover essere negativa. Questo sulla base di un semplicissimo ragionamento: a vostro avviso la fusione di un gioiello in oro di provenienza illecita rende legittimo il possesso e la proprietà di un nuovo monile realizzato col detto oro? 


Quali tutele si possono prevedere?


Licenze legali a pagamento per l'utilizzo di opere preesistenti necessarie alla creazione di dei data set per il machine learning. Sulle creazioni algoritmiche derivate dalle opere preesistenti il riconoscimento di una esclusiva di diritto assimilabile al dda a favore dell' AI (produttore, distributore utilizzatore), subordinata a una compartecipazione dei titolari originari dei dda agli utili derivanti dal loro utilizzo. 


Lo sviluppo e la creazione algoritmica pone problemi nell'utilizzo di contenuti ed opere altrui: come conciliare queste diverse necessità?


Trovando una sintesi tra questi interessi contrapposti. Licenze legali a pagamento e compensi compartecipativi parametrati alla redditività della creazione algoritmica. Il presupposto è che qualunque normativa non può violare il diritto internazionale da un lato e che la circolazione delle creazioni algoritmiche deve essere garantita dalla rispondenza alle prescrizioni del diritto internazionale. Diritto che nel mercato tradizionale è indispensabile e che non è praticamente modificabile, se pur si trovasse un accordo, in tempi utili. A questo si aggiunga anche l'impossibilità di uscire da trattati e convenzioni perché lo stato che lo facesse si troverebbe fuori della protezione internazionale delle proprie opere utilizzate nelle forme tradizionali, andando ad incidere sul 5% circa del proprio Pil. Ad oggi i contenziosi giudiziari in essere e l'avvio di una pluralità di contrattazioni da parte dei grandi detentori di dda con i titolari delle AI per la cessione dei dda sono la dimostrazione che la strada delle eccezioni alle esclusive non è vincente.


Federico Unnia
Aures Strategie e politiche di comunicazione


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