Le interpretazioni estreme di Matteo Canzii: da Timorasso a Freisa, l'evoluzione di una cantina biologica - Vinitor Sapiens
Canzii: esplora i vitigni autoctoni, proponendo affinamenti particolari come il Zeroquindici Freisa e la serie Alchimia, frutto di continua ricerca ed evoluzione enologica e stilistica
Le sfide difficili a volte spaventano; ma, se le si affrontano con determinazione e idee chiare, il successo è a portata di mano. E' quanto insegna la storia recente di Matteo Canzii, milanese, 34 anni, agricoltore e viticoltore di prima generazione, che ha promosso Riflesso, la sua realtà sita a Casorzo Monferrato (Al), ove produce solo vini naturali.
Dopo un'esperienza nell'Oltrepò pavese, nel 2015 il grande passo. "Nato e cresciuto a Milano, dopo aver studiato agraria, ho deciso di intraprendere un percorso che mi ha portato prima nell'Oltrepò Pavese, dove ho lavorato come responsabile in un'azienda in fase di conversione alla produzione di vini di qualità, e poi nel Monferrato, zona in cui ho scelto di insediare la mia attività. Avvertivo molto forte il desiderio di dedicarmi alla coltivazione di vitigni autoctoni, seguendo la strada della produzione di uva biologica per produrre vini naturali".
Così è stato, con la presa in carico di tre parcelle, per complessivi 3,5 ettari, con un'attenzione particolare alle varietà autoctone come Freisa, Grignolino e Barbera, e al Timorasso, un vitigno alloctono dalle grandi potenzialità ma ancora poco conosciuto. Essendo una micro-azienda artigianale, si producono tra le 10.000 e le 12.000 bottiglie all'anno, con rese volutamente bassissime di circa 30-35 quintali per ettaro. "I miei vini naturali sono frutto di una filosofia che punta a rappresentare l'espressione più autentica e pura del territorio. Il nome "Riflesso" nasce dal concetto che ogni annata riflette l'andamento climatico e le condizioni meteorologiche di cui fa parte" spiega Matteo. La vendita avviene prevalentemente in Italia, attraverso il canale di enoteche di livello e ristoranti, prevalentemente a Milano e Venezia dove sono molto richiesti vini naturali di qualità e innovativi.
"Adotto una filosofia di produzione che esclude interventi artificiali e correttivi enologici, perché credo che ogni annata debba raccontare una storia unica. Prediligo l'acciaio per l'affinamento, per mantenere intatte le caratteristiche del vitigno, ed utilizzo il legno solo quando ritengo che possa apportare un reale miglioramento senza standardizzare il prodotto. Anche con varietà considerate di qualità medio-bassa, applico tecniche agronomiche mirate a estrarre il massimo potenziale, elevandone la qualità. La sostenibilità è un impegno che attraversa ogni fase del processo produttivo, dalla coltivazione delle uve alle tecniche di vinificazione, fino al packaging" racconta Matteo.
11 le etichette proposte, tutte con bottiglie molto particolari. Scure, con l'etichetta fatta con vernice a base di vetro spalmata sulla bottiglia, poi ricotta. Insomma, solo la bottiglia merita, un design particolarissimo, figuriamoci se uno assaggia il vino!
Fenice, un bianco prodotto da uve 100% Timorasso, affinato in botti di acciaio per 12 mesi. "La storia del Timorasso trae origini dall'antichità, ma solo negli ultimi anni è stato riscoperto ed apprezzato per le sue qualità indiscusse: è per questo che nel 2019 decido di impiantare una vigna di questa varietà" ricorda Matteo. Virgilio, rosso 100% Barbera, affinato in botti di acciaio per 24 mesi. La Barbera è il vitigno Piemontese per eccellenza, da cui tipicamente si ottiene un vino con caratteristiche di scarsa tannicità ma una spalla acida persistente. "Virgilio è un nome scelto come tributo al mio mentore Tommaso". E ancora, Caronte, 100% Barbera, affinato in tonneaux di legno da 500 litri per cinque anni. "Questa interpretazione di Barbera si discosta dall'espressione in acciaio per essere un vino più corposo e strutturato, con un leggero residuo zuccherino che completa la beva. Il lungo affinamento in legno conferisce una rotondità unica, con sentori che ricordano composte di frutta, unite a un'affumicatura e una speziatura che allungano la persistenza" ci erudisce Matteo. Momentum, rosso prodotto da uve 100% Freisa, affinato in botti di acciaio per 36 mesi. "La scelta di questo vitigno è stata effettuata nel tentativo di rivalutare una varietà associata a un vino di facile beva e poco impegnativo, per restituire complessità e potenziale inespresso" chiosa Matteo. Materico, 100% Freisa, affinato in un tino di legno da 25 ettolitri per 24 mesi.
Materico è frutto di una sperimentazione condotta nei primi anni di attività, nei quali Matteo ha valutato, secondo il suo gusto personale, quale contenitore fosse più adatto ad esaltare le caratteristiche della Freisa. Zeroquindici, 100% Freisa, affinato in barrique di rovere francese per 36 mesi. "Il primo vino prodotto nella storia dell'attività, annata 2015. In questa terza ed ultima interpretazione della Freisa, l'affinamento in barrique da 225 litri per tre anni conferisce eleganza e rotondità al vino. La produzione di Zeroquindici è circoscritta solo alle annate che secondo la mia sensibilità meglio si adattano a questo tipo di affinamento, quindi può considerarsi una riserva in edizione limitata" spiega con una comprensibile punta di orgoglio. E ancora, Venticento, 100% Grignolino, affinato in botti di acciaio per 24 mesi. A queste produzioni si aggiunge poi la serie Alchimia, l'unica referenza prodotta il cui nome non si riferisce a un vitigno specifico ma a un concetto.
"Ogni anno raccolgo la mia sfida personale nel vinificare uve non presenti nel fascicolo aziendale con tecniche enologiche più estreme. Il lavoro di ricerca è iniziato nel 2019, utilizzando uve coltivate da produttori che ritengo in linea con la mia filosofia. L'idea è quella di rompere la routine di vinificazioni ripetibili sperimentando nuove tecniche e varietà, proponendo sul mercato un prodotto volutamente ricercato e non ripetibile negli anni" spiega Matteo. "E' un modo per dar sfogo alla mia attività che è in continua evoluzione. Ogni anno esploro nuove varietà e stili di vinificazione, accrescendo il mio bagaglio di conoscenze e arricchendo la mia offerta. Nonostante operi in una zona ricca di tradizione vitivinicola, mi sento libero di sperimentare, senza vincoli familiari di aziende già consolidate o convenzioni da rispettare.Questo mi permette di proporre vini autentici, dove la spontaneità e la tecnica convivono in armonia".
Ne sono esempi Alchimia 19 Passito di Malvasia di Casorzo, vino rosso, anno 2019, una varietà di uve coltivata nell'omonimo comune del Monferrato, la cui produzione è limitata a 100 ettari di superficie. Alchimia 20 Riesling italico, Orange wine, anno 2020, vino di ispirazione slovena/georgiana. "Le uve sono state pigiodiraspate per consentire la macerazione delle bucce, durata 3 settimane. A seguito della svinatura, il vino ha proseguito l'affinamento in botte piccola. La presenza delle due sovrastrutture sono state pensate per offrire un prodotto deciso e diretto". E ancora, Alchimia 21 Moscato bianco, anno 2021.
"Il moscato bianco è un'uva comune nel Monferrato, spesso vinificato sotto forma di passito o vino dolce. La mia è un'interpretazione secca, in cui le caratteristiche aromatiche della varietà vengono espresse senza l'ausilio della percezione del dolce. Concepito per essere un vino gastronomico, si presta a interessanti abbinamenti con piatti di pesce". Insomma, la scelta, tutta particolare, non manca. Guardando al futuro, anche se ancora giovane anagraficamente, Matteo ha le idee molto chiare. "L'agricoltura biologica deve gestire e sfidare i cambiamenti climatici. Ma, soprattutto, è una nuova realtà nel mondo della viticoltura che si sta affermando. Lo sforzo va nella direzione di far conoscere i miei vini ad un pubblico che ricerca un vino naturale, particolare, che stupisca tutte le volte che viene assaggiato".
Federico Unnia
Aures Strategie e politiche di comunicazione
