La guida di Terredora di Paolo delle donne nel vino italiano - Vinicitor Sapiens
Mastrobernardino (Terredora Di Paolo): realtà simbolo della valorizzazione dei vitigni autoctoni dell'Irpinia
Nel vino, fortunatamente, le donne sono in posizioni di grande rilievo. E' anche questa la ragione del successo dell'enologia italiana nel mondo. Ne è un esempio straordinario Daniela Mastrobernardino, alla guida con il fratello dell'azienda Terredora Di Paolo, realtà simbolo della valorizzazione dei vitigni autoctoni dell'Irpinia, confermata alla guida de Le Donne del Vino 2026-2028.
Ma procediamo con ordine. Le vigne Terredora - 165 ettari in tutto - sono situate nel cuore delle tre docg d'Irpinia. Per il Greco di Tufo, alla fine degli anni Settanta, la famiglia decise di puntare su due comuni: Santa Paolina e Montefusco, posti nella zona Nord-est di questa denominazione dove le colline diventano alte e i terreni sono caratterizzati da sabbie conglomerate e argille-calcaree. "Per l'altro bianco d'eccellenza, il Fiano di Avellino, siamo nella parte della provincia di Avellino, fra il fiume Sabato e il massiccio del Partenio, le cui vette sfiorano 1600 metri slm. La nostra scelta è ricaduta sui comuni di Montefalcione e Lapio, tra i luoghi più vocati per la viticultura locale, tanto da essere ricompresi anche nell'areale del Taurasi, la prima docg del Sud Italia" ci racconta Daniela.
In questo angolo d'Irpinia i suoli sono argillosi, con una maggiore dotazione calcarea a Lapio, e non mancano materiali piroclastici che assicurano drenaggio e freschezza ai terreni. La buona ventilazione di quest'area anche in estate assicura poi una maturazione lenta e aromatica. Parlando di Taurasi i vigneti aziendali sono sulla direttrice Lapio, Montemiletto, Pietradefusi. Lapio è posta nella parte più centrale della denominazione, quasi al limitare di quella zona che, andando verso Sud, è nota per una maggiore piovosità e maturazione delle uve a novembre. Pietradefusi è nella parte più a Nord, con una piovosità minore, le temperature meno rigide e maturazione dell'Aglianico a fine ottobre.

"Sono molto diversi i siti delle nostre vigne ed è ciò che ci dà l'opportunità di produrre Taurasi dagli stili ed espressività differenti. Un'unica tenuta è posta al di fuori degli areali delle tre docg. Siamo nella zona della doc Irpinia, a Gesualdo, a circa 35 km dalla città capoluogo di Avellino. Erano passati pochi anni dalla prima estate torrida, quella del 2003, quando decidemmo di comprare questa tenuta, un altipiano a circa 600 metri slm. A Gesualdo, oltre all'Aglianico, abbiamo piantato Falanghina e Coda di Volpe per ottenere bianchi freschi e fruttati, in linea con trend di mercato" aggiunge.
La produzione complessiva è di circa mezzo milione di bottiglie e "Fino al 2024 una bottiglia su due andava all'estero, ma nel 2025 abbiamo avuto un'importante frenata sull'export. È un momento di trasformazione, ma sono nata in una famiglia storica del vino italiano e ho ascoltato i racconti di altri momenti come questi, pieni di sfide da affrontare. Il mercato si sta evolvendo e dobbiamo fare i conti con una società che ha smesso di considerare il bere parte della nostra vita quotidiana, legandolo più alla socialità. Aggiungiamo, poi, la prudenza nei consumi in generale che è conseguenza delle difficoltà di un'economia con molte incertezze" commenta. Nonostante gli impatti dei dazi gli Stati Uniti restano il primo mercato, a seguire Svizzera, Giappone, Regno Unito, che sconta gli effetti Brexit. In Italia la vendita avviene prevalentemente in canale Horeca, ma si guarda con interesse anche al canale moderno.
Sono 13 etichette, ottenute da quattro vitigni a bacca bianca: Greco, Fiano, Falanghina, Coda di Volpe, mentre i rossi sono tutti ottenuti da uve Aglianico. Essere vignaioli significa, però, convivere con la consapevolezza che, talvolta, accadrà di dover saltare l'annata di qualche nostro vino.
L'immagine di Terredora è legata al luogo che ci ha accolto, Montefusco. "Ho usato il termine "accolto" volutamente, perché nel 1993, la mia famiglia si è trovata di fronte ad un bivio. Avremmo potuto decidere di cambiar vita, invece decidemmo, con pochissime certezze, di dar vita ad una nuova azienda e, in pochi mesi, costruimmo lì la cantina. Chi visita il borgo di Montefusco oggi, ascolta spesso il silenzio fra vicoli, eppure questo è stato, fino al 1806, il capoluogo amministrativo di quella che è diventata la provincia di Avellino" ricorda Daniela. Il ruolo del Castello di Monte Fusculi risale al Basso Medioevo, come testimoniano le pergamene del periodo conservate presso l'Abbazia Montevergine. A queste origini è ispirato il nostro logo, le immagini di molte nostre etichette, mentre i nomi evocano i luoghi o, in taluni casi, piccole grandi storie della nostra Irpinia.
Interessante la proposta di vini. Si inizia con Ex Cinere Resurgo Fiano di Avellino, l'etichetta più rappresentativa sin dalla prima vendemmia, la 1994, che racconta di quel sottile, ma saldo legame con Montefusco, luogo che ha conosciuto traversie, come è accaduto alla mia famiglia. Come seconda etichetta emblematica Loggia della Serra "Il Greco di Tufo che abbiamo cominciato a produrre dal 1995, oggi forse il nostro bianco più distribuito. Arriva sul mercato nel 1998 il Taurasi Fatica Contadina, nell'anno che mette la parola fine alla divisione con l'altro ramo della famiglia Mastroberardino e quale nome sarebbe stato migliore di Fatica Contadina per inaugurare un nuovo ciclo? Un vino, il Taurasi, con uno dei più lunghi invecchiamenti previsti in Italia, che è quasi metafora della fatica della vita". Merita una menzione anche CampoRe, un luogo, un gioco di parole che adorna le etichette delle riserve di Taurasi e Fiano di Avellino. Guardando al futuro della cantina, occhi puntati sull'ultimazione di progetti in corso, legati anche al passaggio generazionale, dovranno disegnare l'azienda dei prossimi decenni.
Dall'Azienda di famiglia all'Associazione Donne del Vino il passo è breve.
"Nel triennio appena concluso, abbiamo conosciuto una crescita significativa. Un'evoluzione che ha ampliato il profilo dell'Associazione, accogliendo nuove professionalità: comunicatrici, architette, avvocate, esperte di marketing accanto a produttrici, ristoratrici, sommelier e giornaliste. La sfida è, dunque, aprirsi sapendo mantenere salde le nostre radici. Se poi guardiamo al comparto vitivinicolo più in generale e ai complicati tempi che viviamo, continueremo a lavorare per essere protagoniste della trasformazione in atto. Sarà, poi, altrettanto importante rafforzare la presenza associativa fra le file delle giovani professioniste del settore, così da continuare quell'ideale passaggio di testimone" spiega Daniela.
Quante sono in Italia le cantine gestite e di proprietà femminile?
"Sono pochi i dati raccolti sulle donne e il vino in Italia, ma non per questo non sono interessanti. La SAU, Superficie Agricola Utilizzabile, a conduzione femminile è solo il 21% del totale ma produce il 28% del PIL agricolo (Censis 2018). In particolare, guardando al comparto vitivinicolo, le donne guidano il 28% delle imprese agricole con vigneto e/o cantina, il 24,8% delle imprese commerciali al dettaglio di vino, il 12,5% di quelle all'ingrosso, il 12,3% delle cantine industriali. (2017 CRIBIS Società del gruppo Crif specializzata nel business information). In altre parole, le donne dirigono aziende più piccole, manifestano una spiccata capacità di rendere centrale la sostenibilità nel loro modello di business e valorizzano le loro produzioni anche grazie alle attività connesse, come l'accoglienza enoturistica. Se, poi, vogliamo andare oltre il dato quantitativo, un rilevamento più recente (2022 Nomisma Wine Monitor Viaggio nell'Italia del vino) ci fornisce un'indicazione più dettagliata della presenza femminile nelle imprese italiane del vino: in vigna e in cantina la loro presenza è del 14%. Sono, invece, l'80% degli addetti al marketing e alla comunicazione, il 51% di chi si occupa di commerciale e il 76% di chi riceve gli enoturistied è per questo che il vino è rosa via via che si avvicina al consumatore".
Come è cambiato e come dovrà cambiare il ruolo della donna nel mondo del vino?
"Apparentemente si reputa che il vino sia prodotto soprattutto da uomini ma scelto ed acquistato dalle donne. Sarà per questo che da compratrici le donne si sono trasformate in chi il vino lo racconta nei tanti ruoli e professioni che vanno dalla comunicazione alla commercializzazione. Nonostante ciò, l'effetto positivo della presenza femminile ha finito per coinvolgere il comparto nella sua interezza, grazie alle molte produttrici, che si sono dimostrate pioniere in tema di sostenibilità e di diversificazione" sottolinea.
Cosa possiamo fare ancora?
"Non fermarci e cercare di raggiungere una vera parità di genere. I numeri sono certamente buoni paragonati ad altri settori, ma si possono e si devono migliorare".
