Analisi storica del sovraccarico informativo tra memoria e oblio nel tempo - Libro "Un saper leggero"
Nueno (per Einaudi): un saggio esplora la tensione millenaria tra accumulo di dati e desiderio di tabula rasa culturale
Nell'epoca del flusso digitale perenne, l'ansia da sovraccarico informativo viene quasi sempre descritta come una patologia della modernità tecnologica. La straordinaria originalità del saggio di Xavier Nueno, Un saper leggero edito da Einaudi, risiede nel ribaltamento radicale di questa prospettiva: l'infodemia non è un'invenzione di Internet, ma una nevrosi costitutiva della civiltà occidentale, un'ossessione millenaria che accompagna l'uomo fin dall'invenzione della scrittura.
Nueno non si limita a mappare la vertigine dell'accumulo, ma traccia una contro-storia culturale affascinante. Accanto alla pulsione enciclopedica di archiviare e conservare tutto - dalla Biblioteca di Alessandria ai server della Silicon Valley -, l'Autore evidenzia un contro-impulso altrettanto potente e simmetrico: il desiderio liberatorio della distruzione, il sogno di fare tabula rasa. L'originalità del testo brilla soprattutto quando analizza questa dialettica tra il peso della memoria e il bisogno di oblio, mostrando come figure distanti nel tempo (dagli scribi egizi a Petrarca, fino a Walter Benjamin) abbiano cercato di formulare tecniche di resistenza e di alleggerimento di fronte a un mondo reso opaco dall'eccesso di tracce.

Tuttavia, il saggio lascia intenzionalmente alcuni punti aperti. Il primo riguarda la declinazione pratica della "leggerezza" evocata nel titolo. Se nei secoli passati il filtro era affidato a una selezione intellettuale o alla finitezza fisica dei supporti, oggi l'iper-produzione algoritmica ha rimosso ogni barriera materiale. Come si esercita, concretamente, un "saper leggero" quando l'oblio non è più contemplato dalle macchine? L'Autore suggerisce la necessità di una nuova ecologia della mente, ma lascia al lettore il compito di inventarne gli strumenti operativi.
Inoltre, resta aperto il nodo politico della questione: l'eccesso di informazioni odierno non è solo un problema quantitativo, ma un modello economico basato sulla capitalizzazione dell'attenzione. Di fronte a questo scenario, la ricerca di un sapere leggero rischia di rimanere un'elegante utopia individuale, una via di fuga estetica, piuttosto che una strategia di liberazione collettiva. Un saper leggero non offre ricette pronte, ma ha l'immenso merito di curare la nostra ansia contemporanea con la medicina della storia, dimostrando che l'arte di dimenticare è l'unica via per tornare a pensare.
Federico Unnia
Strategie e Politiche di Comunicazione

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