Fabio Barchiesi (CDP): Fondo Nazionale Strategico Indiretto vera opportunità per le nostre PMI
Un fondo di fondi per supportare le imprese che vogliono crescere e capitalizzarsi
L'economia italiana si trova a un bivio cruciale: trasformare il suo straordinario tessuto di Piccole e Medie Imprese (PMI) in campioni globali. Nonostante siano realtà dinamiche, innovative e profondamente radicate nei territori, queste aziende soffrono storicamente di un gap dimensionale e di una cronica sottocapitalizzazione, restando spesso ancorate al solo debito bancario.
Per questo motivo nasce il Fondo Nazionale Strategico Indiretto (FNSI), un nuovo progetto che rientra nell'alveo dello strumento Patrimonio Rilancio, promosso nel 2020 dal Ministero dell'Economia e delle Finanze e gestito da Cassa Depositi e Prestiti, e ha l'obiettivo di sostenere la patrimonializzazione delle imprese italiane, rilanciando anche il trend delle Ipo (quotazione delle società) sul listino di Borsa Italiana (parte integrante del Gruppo Euronext, partecipato da Cassa Depositi e Prestiti), sviluppando così il mercato dei capitali nazionale. Per colmare questo divario, il Fondo Nazionale Strategico Indiretto (FNSI) si propone come un volano per iniettare capitale proprio e favorire lo sbarco a Piazza Affari.
Un tessuto economico d'eccellenza, ma frammentato
Il paradosso italiano è evidente: possediamo un settore del wealth management tra i più solidi d'Europa e un alto tasso di risparmio delle famiglie, ma il nostro mercato azionario rimane sottodimensionato. Poche grandi società concentrano la quasi totalità della capitalizzazione, lasciando la vasta maggioranza delle PMI in una posizione marginale. Non possiamo non considerare che la crescita dell'economia italiana dipende in larga parte dalla capacità delle sue imprese di fare un salto dimensionale. Molte sono realtà eccellenti, ma soffrono di una struttura finanziaria troppo sbilanciata sul debito bancario e un capitale proprio nettamente inferiore rispetto a Paesi come USA o Regno Unito.
Come sottolineato da Fabio Barchiesi, Amministratore Delegato di CDP Equity e vice direttore generale di CDP, che del Fondo è stato artefice e sostenitore, "Cassa Depositi e Prestiti ha voluto e contribuito a strutturare il FNSI come iniziativa di sistema, con la finalità di ridare nuova linfa al mercato dei capitali italiano e di sostenere in modo concreto le PMI, che rappresentano l'ossatura storica, produttiva e occupazionale dell'imprenditoria nazionale. Naturalmente valuteremo se integrare questo strumento, se proporlo di nuovo negli stessi modi e nelle stesse forme oppure con qualche correttivo se dovesse rivelarsi opportuno". Iniziativa di sistema significa cercare partner che possano far crescere le aziende italiane.
La sinergia tra capitale pubblico e privato
L'architettura del Fondo è pensata per massimizzare l'impatto sull'economia reale attraverso una logica di leverage (leva finanziaria). Il FNSI può sottoscrivere fino al 49% delle quote di ogni nuovo fondo, con un ticket d'investimento minimo di 35 milioni di euro. Questo meccanismo impone che almeno il 51% delle risorse sia raccolto presso investitori privati, garantendo una responsabilità condivisa nel supporto alle PMI.
L'obiettivo finale è ambizioso: creare una base di circa dieci fondi capaci di agire in modo coordinato per rilanciare le quotazioni a Piazza Affari, fornendo stabilità e liquidità al mercato.
Ovviamente il focus è sulle PMI. Infatti, almeno il 70% delle risorse deve essere investito in società quotate in Italia, escludendo il FTSE MIB e i settori finanziari e assicurativi. Lo scopo è quindi sostenere le aziende per condurle all'IPO.
In questo contesto, i gestori possono agire come anchor investors, facilitando le nuove quotazioni con offerte primarie di almeno 10 milioni di euro.
La crescita delle imprese non è un processo immediato, specialmente di fronte a sfide strutturali come la transizione energetica o l'intelligenza artificiale. Per questo, il FNSI adotta un orizzonte di investimento di medio-lungo periodo, stimato tra i 5 e i 7 anni.
Questa strategia si riflette nella data di liquidazione finale del fondo, fissata al 31 dicembre 2032.
Le SGR coinvolte in FNSI
Il progetto ha già raccolto l'adesione di numerosi player del risparmio gestito, attualmente in diverse fasi del processo di approvazione e autorizzazione.
SGR già autorizzate e approvate: Eurizon, Generali Investment, Amundi, Miria.
Fondi autorizzati dalla vigilanza: Algebris, Anima, Equita.
In fase di approvazione: Arca (fase avanzata), AcomeA, Anthilia, Azimut, Ersel, Quaestio, Banor.
A giudicare dai numeri e dai nomi, il coinvolgimento di Cassa Depositi e Prestiti Equity ha riscosso molto più che l'attenzione da parte degli operatori, perché si dimostra che il Fondo Nazionale Strategico Indiretto non è solo una mossa finanziaria, ma fa parte di un disegno più ampio per rafforzare l'ossatura produttiva del Paese per aggiungere valore al Paese.
Visione industriale e capitale paziente
Le sfide odierne, dall'intelligenza artificiale alla transizione energetica, non sono cicliche, ma trasformazioni strutturali che richiedono tempo e coerenza. Per questo motivo, il FNSI adotta un orizzonte di medio-lungo periodo (5-7 anni), agendo come un investitore istituzionale paziente.
Fabio Barchiesi delinea così la visione del Gruppo CDP: "In un contesto in cui l'Italia ha ritrovato credibilità e stabilità su scala internazionale come certificato anche dalle agenzie di rating, adesso la vera sfida è trasformare questa fiducia in capitale e il capitale in crescita reale, sostenibile e duratura. Ed è proprio questo il ruolo del Gruppo CDP che ha nel suo DNA la capacità di abilitare, orientare e rendere più efficiente l'ecosistema produttivo".
Servono quindi strumenti che permettano di valorizzare il sistema produttivo. "Strumenti come il FNSI - ha aggiunto Barchiesi - vanno in questa direzione: catalizzare risorse, ridurre le fragilità strutturali del mercato dei capitali e creare le condizioni perché le PMI italiane possano crescere, quotarsi, restare sul mercato e generare valore. Perché la crescita non si improvvisa. Si costruisce nel tempo, con capitale paziente, visione industriale e responsabilità condivisa tra pubblico e privato".

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