I dieci trend che ridefiniranno l'economia circolare
Colucci (Circularity): con regole, dati e strategie, è qui che si gioca il vantaggio competitivo dei prossimi anni
Circularity, società benefit focalizzata sull'economia circolare, ha diffuso la Circularity Trend Guide 2026, una pubblicazione gratuita che individua i dieci trend che caratterizzeranno il 2026. La guida evidenzia come il quadro normativo europeo, con l'atteso Circular Economy Act e l'applicazione del Regolamento sugli imballaggi (PPWR), stia trasformando le filiere industriali, la gestione delle materie prime critiche e la domanda di riciclo. Viene messa in luce l'importanza del Digital Product Passport, della qualità dei materiali riciclati e dei benefici economici della circolarità, così come l'evoluzione dei contratti di fornitura verso requisiti più strutturati e verificabili.
"Il 2026 è l'anno in cui la circolarità diventa una condizione strutturale per competere", commenta Camilla Colucci, CEO di Circularity. "Le imprese non sono chiamate solo ad adeguarsi alle nuove regole, ma a integrare la circolarità nei processi, nei dati e nelle decisioni strategiche. È qui che si gioca il vantaggio competitivo dei prossimi anni".
In Italia, il tasso di utilizzo circolare della materia nel 2024 ha raggiunto il 21,6%, il più alto in Europa, contro una media UE del 12,2%. Tuttavia persistono criticità in filiere come la plastica e i RAEE, nonché nella qualità delle raccolte e delle materie prime seconde. Le aziende che integreranno la circolarità nella governance dei dati e nella gestione della filiera saranno più resilienti, mentre l'assenza di dati affidabili comporterà rischi reputazionali ed economici. Dal 2026, la riciclabilità dichiarata non sarà più sufficiente: prodotti, materiali e processi dovranno soddisfare requisiti tecnici, controlli e rendicontazione.
Il settore del packaging è già avanzato: nel 2024 l'Italia ha immesso 13,9 milioni di tonnellate di imballaggi, con un tasso di riciclo effettivo del 76,7% (10,7 milioni di tonnellate riciclate), superando i target UE del 2025 (65%) e del 2030 (70%).
La domanda di materie prime seconde cresce, ma in modo disomogeneo. Alcuni settori richiedono riciclato per obblighi normativi e criteri di gara, mentre la plastica mostra squilibri tra domanda, offerta e competitività. L'estrazione di materie prime critiche assume un ruolo strategico: in un contesto di volatilità dei prezzi e tensioni geopolitiche, il riciclo diventa uno strumento di resilienza industriale e di autonomia economica, in linea con gli obiettivi europei.
Tecnologie come l'intelligenza artificiale e i sistemi di selezione automatica stanno migliorando le prestazioni di raccolta, selezione e riciclo. Senza investimenti in tecnologia e competenze, il riciclo resta quantitativo ma non competitivo. Parallelamente, il rafforzamento degli standard di misurazione, indicatori e KPI crea un linguaggio comune tra imprese, istituzioni e finanza.
Il 2026 segna il passaggio dell'economia circolare da pratica di sostenibilità a fattore strutturale di competitività, influenzando costi, continuità di approvvigionamento, accesso al credito e resilienza delle filiere.
Secondo la IV edizione dell'Osservatorio Clean Technology 2025 di Innovatec e Haiki+, il 72% delle imprese italiane ha realizzato almeno un investimento in sostenibilità ambientale nel 2025; gli investimenti in processi di economia circolare sono passati dal 16% nel 2023 al 27% nel 2025. Il 77% delle imprese attende vantaggi di business dal proprio impegno green/circolare, e il 55% li ha già conseguiti nel 2025, in crescita rispetto al 52% nel 2024. I benefici concreti, secondo le indagini, includono:
- Risparmi in termini di efficienza e riduzione dei costi.
- Miglioramenti della redditività.
- Accesso più agevolato al credito.
- Finanziamenti dedicati per progetti circolari.
- Miglioramento del rating finanziario.

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