Crescita e innovazione per il futuro - Libro "Il futuro non aspetta"
Stefano Caselli (per Egea): costruire un futuro sostenibile e inclusivo
Per tornare ad essere protagonisti occorrono varie competenze. Ma quello che forse manca maggiormente è uno scatto di reni che ci faccia mettere alle spalle la logica della difesa e della conservazione per abbracciare una cultura della crescita, della responsabilità e dell'innovazione. In altre parole, riprendiamoci il nostro destino. E' questo il messaggio che sta alla base dell'ultimo lavoro di Stefano Caselli, economista e Dean di SDA Bocconi School of Management, dal titolo "Il futuro non aspetta", edito da Egea. Siamo così abituati a sentire il peso del debito pubblico sulle nostre spalle da non riuscire a immaginare che sia possibile, per l'Italia, tornare a correre e non limitarsi a camminare. Crescere e non solo più sopravvivere. Siamo in un contesto globale in cui la velocità delle trasformazioni tecnologiche, economiche e sociali impone a Paesi, imprese e cittadini di scegliere se restare fermi, difendendo lo status quo, o investire con coraggio su crescita, capitale umano e innovazione. Così l'Autore offre una lettura critica e propositiva delle grandi questioni che segnano il nostro tempo. Ricordandoci che la crescita non è solo questione di numeri ma anche di cultura, capacità di visione e responsabilità verso il bene comune. E invitandoci a non subire il futuro ma a costruirlo con ambizione, coraggio e fiducia. Non sarà per nulla facile, chiarisce Caselli, ma deve essere fatto. Viviamo una trasformazione epocale che coinvolge ogni aspetto della nostra vita. La tecnologia accelera, la globalizzazione si trasforma, le crisi si susseguono e la società cambia pelle. Ma spesso non riusciamo a capire in che direzione stiamo andando. Ci troviamo così innanzi a un bivio, chiamati a decidere se restare spettatori o diventare protagonisti di un futuro che rischia di essere costruito senza fondamenta solide.
Caselli individua nella complessità, nella velocità e nella dimensione i tre temi centrali del nostro tempo. La complessità richiede capacità di analisi, visione strategica e flessibilità; la velocità impone decisioni rapide e coraggiose; la dimensione, infine, è la chiave per competere in un mondo dominato da giganti globali e piattaforme sovranazionali. L'Italia, con il suo tessuto produttivo frammentato e la sua tendenza a difendere il piccolo, rischia di restare ai margini se non saprà aggregare, innovare e crescere. La crescita non deve essere fine a sé stessa: la vera sfida è costruire uno sviluppo sostenibile, inclusivo, capace di generare valore per la società e non solo per pochi. La crescita è fondamentale per garantire benessere, occupazione, investimenti e servizi pubblici, ma deve essere guidata da una visione di lungo periodo, da una cultura della responsabilità e della partecipazione.
Uno dei nodi cruciali per sbloccare le potenzialità del Paese è il capitale di rischio. L'Italia ha bisogno di più imprese che investano, innovino e si aprano ai mercati internazionali. In quest'ottica il capitale di rischio è la leva che permette di finanziare la crescita, di sostenere la ricerca, di attrarre talenti e di affrontare le sfide della transizione digitale e verde. L'Autore invita a superare la diffidenza verso il rischio e a promuovere una cultura dell'investimento, in cui lo Stato svolga il ruolo di "moltiplicatore", capace di attivare risorse private e di indirizzare il risparmio verso progetti di sviluppo in una logica di lungo termine.
In questo percorso, anche le banche giocano un ruolo fondamentale. Secondo l'autore, non devono agire come meri intermediari finanziari ma come proattivi abilitatori di crescita, ponti tra risparmio e sviluppo che aiutino le imprese a crescere in dimensione e visione. In questo scenario il risparmio privato italiano - oltre 6.000 miliardi di euro nel 2025 - rappresenta una potenzialità straordinaria.
Sta a noi decidere se utilizzarlo per amministrare l'esistente (e incassare i dividendi), o spostandone una parte in modo deciso verso lo sviluppo, inteso un insieme composto e alto di obiettivi che contengono il Pil, l'occupazione, il benessere, la convivenza e la tenuta sociale, il patrimonio ambientale e il capitale umano.
"Non dobbiamo cadere nella trappola", ammonisce Caselli, "che qualcuno un giorno possa invece chiederci di usare un pezzo di questo risparmio per abbattere il debito".
C'è poi un altro aspetto del problema. Se anche l'Italia riuscisse a ingranare la marcia della crescita e tornare a correre, resterebbe troppo piccola per competere da sola sullo scenario globale. Ed è qui che entra in gioco l'Europa, a condizione che l'Unione non si fondi solo su progetti calati dall'alto ma su ragioni condivise che permettano ai singoli Paesi di superare le divisioni e le rendite di posizione. Il mercato unico finanziario (Capital Market Union) rappresenterebbe un passo decisivo per costruire un ecosistema capace di sostenere crescita, occupazione e innovazione.
Un modo per collegare in modo efficace le risorse finanziarie agli investimenti produttivi, superando il carattere "bancocentrico" europeo e favorendo la crescita di grandi banche e imprese paneuropee. Che si tratti di Italia o di Europa, di banche, imprese o istituzioni, il pilastro fondamentale su cui costruire un futuro prospero sarà sempre lo stesso: il capitale umano. Caselli insiste sulla necessità di investire nella formazione, nelle competenze digitali e nella capacità di gestire l'intelligenza artificiale.
La scuola e l'università devono diventare luoghi di crescita, inclusione e orientamento, capaci di preparare le nuove generazioni alle sfide della società digitale e globale. L'Autore propone una riforma profonda del sistema educativo, che combini il meglio della tradizione italiana con il taglio più pragmatico delle scuole anglosassoni - puntando sullo sviluppo di competenze trasversali, lingue, economia, diritto e intelligenza artificiale - e che sappia valorizzare il merito e ridurre le disuguaglianze.
"È possibile? Ce la faremo? Queste sono le domande che mi sono posto", scrive Caselli. "La risposta è sì se prima concordiamo su alcuni valori di fondo e poi ci mettiamo al lavoro. L'ambizione, come italiano, è che il nostro paese, per una volta, possa diventare il laboratorio e l'esempio di una crescita capace di sorprendere gli altri, accompagnata non solo da un segno positivo e continuo su Pil e occupazione ma anche da un'attenzione vera, in quanto elementi essenziali di sviluppo, all'ambiente, alla valorizzazione del ruolo delle donne, ai valori sociali e al benessere, fatto di ambiente, salute ed educazione. Proviamo a essere italiani come sempre, ma in modo diverso".
Federico Unnia
Aures Strategie e politiche di comunicazione

Sommario del magazine di questa settimana
Idee e Opinioni
Fare Business
Marketing
Digital Business
Finanza e investimenti
Sport Business
Leisure
BusinessCommunity.it - Supplemento a G.C. e t. - Reg. Trib. Milano n. 431 del 19/7/97
Dir. Responsabile Gigi Beltrame - Dir. Editoriale Claudio Gandolfo
Politica della Privacy e cookie