Welfare aziendale: i fringe benefit spingono il valore a +34%
Verdicchio (Randstad): i fringe benefit sono la risposta più immediata ed efficace ai bisogni dei lavoratori e, grazie ai vantaggi fiscali, rappresentano per le aziende uno strumento efficiente
Welfare aziendale in Italia registra nel 2025 un balzo significativo: i fringe benefit rappresentano il 74% del credito welfare utilizzato e il 91% degli ordini totali, con un valore aumentato del 34% rispetto all'anno precedente e un +615% rispetto al 2021. Il dato proviene dal Report Welfare di Randstad, basato su oltre 370.000 transazioni per un importo complessivo di oltre 40milioni di euro.
Le transazioni mostrano che l'84% della spesa ricade sugli acquisti, con una media per ordine di circa 110 euro. Gli acquisti sono dominati da buoni per supermercati, e-commerce e carburante, che coprono il 83% della spesa totale e il 95% delle transazioni di questa categoria. Un 14% degli acquisti è destinato a vacanze e tempo libero, mentre spese mediche e corsi di formazione restano marginali (1% ciascuna).
I rimborsi costituiscono il 13% del valore erogato ma solo il 4% degli ordini, segnalando una minore frequenza ma importi medi più elevati. Le principali voci di rimborso riguardano le spese sanitarie (24%) e le spese scolastiche dei figli (26% per la scuola, 13% per l'università, 6% per asili). Altre categorie includono abbonamenti ai trasporti (5%), utenze domestiche - energia (5%) e gas (4%) - e servizi familiari come baby-sitter (6%) e assistenza (3%).
"I dati del Report Welfare 2025 mostrano come il welfare aziendale sia diventato un pilastro essenziale della strategia HR, da un lato sono un reale vantaggio fiscale per le imprese, dall'altro uno strumento molto apprezzato dai lavoratori, per cui sono il primo alleato contro l'inflazione", afferma Jacqueline Verdicchio, Head of welfare business di Randstad.
"In un contesto di crescente pressione sul potere d'acquisto, infatti, soprattutto i fringe benefit si sono affermati come la risposta più immediata ed efficace ai bisogni dei lavoratori, perché consentono di intervenire direttamente sulle spese quotidiane. Allo stesso tempo, grazie ai vantaggi fiscali, rappresentano per le aziende uno strumento efficiente per trasformare il costo del lavoro in valore netto per i dipendenti. Una combinazione che permette di investire in soluzioni flessibili e ad alto impatto, capaci di generare valore reale e percepito, rafforzando al tempo stesso engagement e capacità di attrarre e trattenere talenti".
Le recenti riforme legislative hanno fissato soglie di esenzione fiscale a 1000 euro per tutti i dipendenti e a 2000 euro per chi ha figli a carico fino al 2027, permettendo alle aziende di erogare premi senza oneri fiscali e trasformando ogni euro investito in valore netto per i lavoratori. Questo ha rafforzato il ruolo dei fringe benefit come "seconda busta paga", favorendo sia l'engagement interno sia la capacità di attrarre e trattenere talenti.
Nel 2024 i fringe benefit coprivano il 73% della spesa welfare; nel 2025 la quota sale all'74%, confermando la tendenza verso un utilizzo stabile e continuativo rispetto a benefici occasionali. La crescita in valore assoluto (+34% annuo) e la espansione costante (+615% rispetto al 2021) evidenziano come il welfare aziendale sia ormai un elemento capillare della retribuzione, orientato principalmente a soddisfare esigenze di consumo immediato e a mitigare la pressione sull'inflazione.
Gli acquisti
La grande maggioranza del Welfare aziendale è impiegata per "acquisti", che concentra l'84% del valore totale e il 96% degli ordini. Il ruolo dominante è ricoperto dai buoni acquisto - che da soli rappresentano l'83% della spesa e il 95% delle transazioni di questo ambito - a dimostrazione della preferenza per strumenti semplici, flessibili e immediatamente spendibili.
Nel dettaglio, le principali destinazioni sono supermercati (29%), e-commerce (27%) e carburante (18%).
Rimborsi
I "rimborsi" sono una quota più contenuta di welfare aziendale, ma con caratteristiche distintive: pur incidendo per il 13% del valore totale erogato, copre solo il 4% degli ordini, a indicare un ricorso meno frequente ma legato a spese di importo medio più elevato. I rimborsi si concentrano principalmente su bisogni essenziali e strutturali. Circa un quarto riguarda le spese sanitarie (il 24%) e poco meno alle spese per l'istruzione dei figli, tra scuola (26%), università (13%), asili (6%) e servizi collegati.
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