L'OCSE prevede crescita lenta ma stabile per l'Italia: riforme e energia al centro | BusinessCommunity.it
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06/05/2026

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L'OCSE prevede crescita lenta ma stabile per l'Italia: riforme e energia al centro

Scarpetta (OCSE): la crescita italiana resterà intorno allo 0,5% fino al 2027, ma le riforme e la transizione energetica sono decisive

Facciamo una premessa: come ai tempi in cui c'era Cottarelli al Fondo Monetario Internazionale (e l'Italia doveva crescere di svariati punti di PIL ogni anno), questi enti non azzeccano una previsione neanche per sbaglio. Basti vedere le serie storiche delle previsioni e confrontarle con quanto poi è accaduto nella realtà. Sono giudizi politici e come tali andrebbero presi. Non è affatto detto che l'orientamento positivo o negativo di un'economia poi non sia azzeccato, al di là delle cifre, ma le indicazioni o raccomandazioni non va dimenticato che vengono fatte da soggetti di formazione economica ma di nomina politica. Il fatto di essere ingabbiati nel Patto di Stabilità europeo purtroppo limita la possibilità sia di investimenti statali più cospicui, sia di incrementare l'economia interna attraverso aumenti salariali o aiuti per le famiglie e imprese. E questa è la vera gabbia che impedisce al governo di poter agire per contribuire a realizzare una maggiore crescita del PIL, cosa che Francia e Germania fanno abitualmente. Detto questo, vediamo quali sono le previsioni dello Studio economico dell'OCSE sull'Italia.

L'ultimo outlook dell'OCSE indica che l'economia italiana continuerà a crescere a ritmi contenuti ma sostenuti, nonostante gli shock recenti. La crescita del PIL è stimata allo 0,5% nel 2025, rallenterà allo 0,4% nel 2026 a causa dei rincari energetici legati al conflitto in Medio Oriente, per poi risalire allo 0,6% nel 2027.
Il documento sottolinea che la resilienza proviene dalle riforme strutturali e dagli investimenti inseriti nel Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR). Tuttavia, l'incertezza rimane alta a causa di fattori strutturali.
Tra le criticità a lungo termine si evidenziano l'invecchiamento della forza lavoro, la produttività ancora debole, l'alto livello di debito pubblico e la crescente concorrenza delle economie emergenti.

"Proseguire con le riforme nell'ambito del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza è essenziale per rafforzare le prospettive di crescita dell'Italia", ha affermato Stefano Scarpetta, Capo Economista dell'OCSE, in occasione della presentazione dello Studio economico, accanto al Direttore Generale del Tesoro, Riccardo Barbieri. "Sono necessari ulteriori sforzi per migliorare le prospettive dei giovani e di altri gruppi sotto-rappresentati nel mercato del lavoro, rimuovere gli ostacoli che frenano la crescita delle imprese e garantire un approvvigionamento energetico competitivo".
Per ridurre il debito pubblico, l'OCSE suggerisce un percorso di consolidamento più prudente, basato su una spesa pubblica più efficiente, contenimento dei costi pensionistici e maggiore partecipazione al mercato del lavoro. Un miglioramento dell'adempimento fiscale e una revisione del mix fiscale verso forme più favorevoli alla crescita dovrebbero incrementare il gettito senza gravare sulla crescita.


Le piccole e microimprese italiane, nonostante il successo di alcune grandi aziende, incontrano difficoltà nell'adozione di nuove tecnologie, limitando la produttività complessiva. Un contesto normativo e fiscale più snello, incentivi potenziati alla ricerca e sviluppo (R&S) e la diffusione di pratiche manageriali avanzate sono ritenuti fondamentali per aumentare la competitività delle PMI.
Il mercato del lavoro registra una contrazione della forza lavoro; il 16% dei giovani è classificato NEET (non impegnato in lavoro, istruzione o formazione), con una parte che cerca opportunità all'estero. Politiche più efficaci di transizione dalla scuola al lavoro, sistemi di formazione professionale di alta qualità e misure attive del lavoro dovrebbero favorire l'inclusione dei giovani e migliorare le loro prospettive occupazionali.


I costi energetici rimangono superiori alla media dei paesi OCSE a causa della dipendenza dell'Italia da combustibili fossili importati. L'OCSE raccomanda di ridurre gli ostacoli amministrativi agli investimenti nelle energie rinnovabili e nelle reti di trasmissione, accelerando la sostituzione dei combustibili fossili con l'elettricità. Tale transizione contribuirebbe a contenere le spese delle imprese, diminuire le emissioni e assicurare un approvvigionamento energetico più stabile.


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