Editoriale L'insopportabile doppiopesismo della UE | BusinessCommunity.it
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10/06/2026

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L'insopportabile doppiopesismo della UE

Roma sta giocando una partita complessa sui tavoli europei per difendere le imprese e le famiglie dal peso del caro energia. Esiste un vecchio adagio che sembra descrivere perfettamente questa fase diplomatica: "per i nemici le leggi si applicano, per gli amici si interpretano". Il governo italiano sta cercando di ottenere uno sforamento di bilancio per contrastare gli effetti di una crisi che non accenna a diminuire.
Il quadro normativo di riferimento è il Regolamento (UE) 2024/1263, nato con l'ambizione di rendere il sistema più trasparente e coerente.
Questa norma raccoglie in un unico testo le condizioni che permettono ai vari Paesi di deviare temporaneamente dai percorsi di rientro fiscale concordati. Forse a Bruxelles i termosifoni sono sempre al massimo, ma per il settore produttivo italiano il freddo dei mercati energetici è un problema reale e immediato.

Il testo legislativo stabilisce una procedura precisa per attivare i margini di manovra necessari: «Su richiesta di uno Stato membro e su raccomandazione della Commissione basata sulla propria analisi, il Consiglio può adottare, entro quattro settimane dalla raccomandazione della Commissione, una raccomandazione che consenta a uno Stato membro di deviare dal percorso della spesa netta stabilito dal Consiglio, nel caso in cui circostanze eccezionali al di fuori del controllo dello Stato membro abbiano rilevanti ripercussioni sulle sue finanze pubbliche, a condizione che tale deviazione non comprometta la sostenibilità di bilancio nel medio termine». La norma prosegue specificando le modalità di rinnovo: «Su richiesta dello Stato membro interessato e su raccomandazione della Commissione, il Consiglio può prorogare il periodo durante il quale tale Stato membro può deviare dal percorso della spesa netta stabilito dal Consiglio se le circostanze eccezionali persistono. È possibile concedere una proroga più di una volta. Tuttavia, ciascuna proroga ha una durata massima di un anno». Il legislatore è stato limpido nel definire i requisiti. Sono necessari tre elementi precisi:

- l'esistenza di una circostanza eccezionale.


- il fatto che tale evento sia fuori dal controllo del governo.
- la presenza di ripercussioni gravi sui conti dello Stato. Nel testo non si legge che l'emergenza debba colpire l'intera Unione Europea. Non viene richiesto che il problema sia condiviso da tutti i membri della UE per essere considerato valido. La legge guarda solo agli effetti prodotti sul singolo paese che presenta l'istanza. Se una crisi energetica alimentata da guerre e instabilità internazionale non è una circostanza eccezionale, è difficile immaginare cosa possa esserlo. L'impennata dei costi non è una colpa della politica economica nazionale e non nasce da una gestione allegra del PIL. Si tratta di uno shock esterno che colpisce il sistema produttivo e il settore dell'eCommerce con violenza. L'Italia soffre di una vulnerabilità specifica a causa di un mix energetico dipendente dalle importazioni e di una manifattura che consuma molta energia. Questi fattori rendono le ricadute sulle finanze pubbliche più dure rispetto ad altri contesti europei.


L'attivazione della clausola prevista dall'articolo 26 non è un semplice assegno in bianco per spendere di più. La sua funzione è permettere che i costi di un evento straordinario non vengano conteggiati come normale spesa corrente nel percorso di rientro dal deficit.
Per l'Italia, che si trova in procedura per deficit eccessivo per uno scarto minimo dello 0,07%, questo passaggio è decisivo. Permetterebbe di aiutare le famiglie senza fallire gli obiettivi concordati con l'Europa. Eppure, qui emerge una contraddizione politica evidente.
Le istituzioni europee sembrano molto aperte a concedere flessibilità quando si parla di difesa e riarmo. Quando la richiesta riguarda il sostegno contro il caro energia, la posizione diventa rigida e burocratica. La questione posta dalla Presidenza del Consiglio tocca la credibilità stessa delle istituzioni: come si spiega ai cittadini che i soldi per i cannoni godono di sconti sulle regole, mentre quelli per le bollette no? Il rischio è che si diffonda l'idea di una UE disposta a chiudere un occhio solo per le proprie priorità strategiche e non per le necessità quotidiane della popolazione.


Questo distacco tra i palazzi del potere e la realtà economica alimenta la sfiducia. Il vero problema non è tecnico: la legge non dice che gli interessi europei valgono più di quelli nazionali. Il regolamento non impone che l'emergenza debba essere comune a tutti gli Stati. Il punto critico resta la discrezionalità con cui Bruxelles sceglie di interpretare le proprie norme. Senza una coerenza applicativa, il Patto di stabilità rischia di essere percepito come uno strumento politico invece che come una garanzia di tenuta economica. L'economia italiana ha bisogno di risposte chiare per mantenere la propria competitività sui mercati globali, ma la risposta dei tecnocrati appare ancora incerta e selettiva. 

Bruxelles perde sempre più credibilità.  

Claudio Gandolfo

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