Il nuovo ordine globale spinge verso sicurezza, industria e risorse
White e Unal (Columbia Threadneedle Inv.): nei mercati emergenti il passaggio da efficienza a resilienza sta rimodellando investimenti e valute
Gli ultimi eventi nel Golfo hanno accelerato un mutamento di lungo periodo: il modello mondiale basato su crescita finanziaria e catene di approvvigionamento aperte sta cedendo il passo a un assetto in cui sicurezza, capacità industriale e vincoli fisici determinano le scelte di investimento. Per quasi quarant'anni l'economia globale ha funzionato come un gioco di Monopoly, in cui la moneta dominante e le regole fisse favorivano il possesso di attività finanziarie anziché la produzione reale. Gli Stati Uniti hanno garantito stabilità, accumulando deficit e mantenendo libere le rotte marittime, ma i costi di questo equilibrio sono aumentati: la manifattura nazionale è indebolita, la classe media si è ridotta e la polarizzazione politica è cresciuta.
La Cina, inizialmente vista come partner commerciale, si è trasformata in concorrente strategico, convertendo capitale a basso costo in impianti, tecnologie e sicurezza delle risorse. Il risultato è stato un onere crescente per gli USA, che hanno finito per sostenere un ordine mondiale sempre più favorevole agli altri Paesi.
Secondo Dara White, Global Head of Emerging Market Equities, e Cory Unal, Portfolio Manager di Columbia Threadneedle Investments, la risposta è inevitabile: dazi, reshoring, controlli sui semiconduttori, indebolimento controllato del dollaro e corsa ai minerali critici sono mosse deliberatamente pianificate. La capacità di produrre, assicurarsi le materie prime e mantenere le industrie operative è ora il nuovo fattore di vittoria, mentre le vecchie convinzioni di vantaggio comparativo e libera circolazione dei capitali appaiono sempre più teoriche.
L'architettura monetaria post-1971 era lineare: gli USA accumulavano deficit, i Paesi in surplus reinvestivano in Treasury e il petrodollaro garantiva l'unica valuta per il petrolio. White e Unal osservano quattro decenni di tassi in calo, multipli in aumento e la più lunga fase rialzista del mercato obbligazionario della storia. Tuttavia, tre shock - la pandemia di COVID-19, il congelamento delle riserve russe e il "decoupling" USA-Cina - hanno smantellato il paradigma dell'efficienza, evidenziando la fragilità delle catene "just-in-time".
I sei pilastri di un nuovo regime:
- Transizione del sistema monetario verso l'oro, con le banche centrali che hanno acquistato oltre 1.000 tonnellate all'anno dal 2022.
- Riduzione della quota di riserve in dollari dal 70% al 58%.
- Adozione di valute commerciali ancorate all'oro da parte di BRICS, Egitto, Etiopia, Iran, Indonesia e Emirati Arabi Uniti.
- Superciclo di investimenti in reindustrializzazione, difesa (spesa NATO +63% rispetto al 2020, obiettivo 5% del PIL), transizione energetica, duplicazione delle catene di approvvigionamento e infrastrutture per AI.
- Pressione crescente su materie prime critiche; il rame dovrebbe registrare un deficit di offerta del 30% entro il 2035.
- Repressione finanziaria.
Questa fase di "capitalismo nazionale" spinge i governi a indirizzare il risparmio interno verso settori strategici, creando l'investimento più massiccio dal dopoguerra. Il declino degli investimenti minerari, circa il 40% rispetto al picco del 2011, contrasta con una domanda in forte crescita. Il rapporto materie prime-azioni ritorna ai livelli dei primi anni '70, segnando l'avvio di un nuovo superciclo.
Parallelamente, la repressione finanziaria avanza: il debito dei Paesi sviluppati si avvicina al 300% del PIL. Storicamente, la riduzione del rapporto debito/PIL avviene mantenendo l'inflazione sopra i tassi d'interesse per periodi prolungati, trasferendo ricchezza dagli obbligazionisti ai detentori di beni reali.
La tecnologia non compensa la scarsità di risorse, ma la amplifica. "L'intelligenza artificiale produce effetti deflazionistici in ambiti come software e servizi professionali, ma il mercato continua a sottovalutare la componente upstream: ogni modello di all'avanguardia richiede enormi quantità di potenza di calcolo, ogni data center consuma energia e rame. Le centinaia di miliardi di flussi di cassa delle Magnifiche 7, che solo un decennio fa venivano destinati a buyback e dividendi, oggi vengono investiti in infrastrutture fisiche. La tecnologia, quindi, non sta riducendo la domanda di risorse reali; ne è diventata una delle principali fonti di crescita", spiegano White e Unal.
Nel nuovo contesto, il dollaro è il principale veicolo di trasmissione. L'indice è sceso da circa 110 a 95, per poi risalire verso 100 con il conflitto in Iran, ma la tendenza strutturale rimane ribassista. Un dollaro più debole favorisce il rialzo delle materie prime, il rafforzamento delle valute emergenti e il deflusso di capitale dagli asset statunitensi. Si prevede che nel 2026 gli utili dei mercati emergenti cresceranno del 29% contro il 14% degli USA.
Esempi concreti mostrano la trasformazione. La Grecia è divenuta hub regionale del gas e sta investendo massicciamente in rinnovabili; le banche nazionali hanno risanato i bilanci dopo la crisi. In Cina, la crisi immobiliare coesiste con la leadership globale di CATL nella produzione di batterie, posizionata al crocevia della transizione energetica e della scarsità di risorse. AngloGold Ashanti in Sudafrica offre esposizione all'oro con leva, mentre il riassetto monetario globale prende forma.
"La disciplina, tuttavia, non riguarda soltanto ciò che bisogna possedere, ma anche ciò che occorre evitare. Al centro di questo cambio di regime c'è infatti un compromesso silenzioso. Finora, il sistema era ottimizzato per il consumatore: beni a basso costo, capitale a basso costo, tassi bassi. Andando avanti, invece, sarà lo Stato ad essere al centro: sicurezza, capacità industriale, resilienza", affermano White e Unal.
Modelli di business basati su manodopera a basso costo o su servizi di BPO devono confrontarsi con l'avanzata dell'AI, che può sostituire molte attività. L'India, un tempo importatore di energia con crescita guidata dall'offshoring, ora registra un forte sottopeso, poiché le sue fondamenta di arbitraggio dei costi del lavoro sono messe in discussione. In questo scenario, i portafogli devono orientarsi verso realtà emergenti, privilegiare asset legati a risorse fisiche e a capacità produttive, e riconoscere che il vecchio benchmark basato su un mondo di efficienza finanziaria non rispecchia più le condizioni attuali.
In conclusione, il recente periodo caratterizzato da dazi, guerre, controlli sui capitali e reindustrializzazione non rappresenta uno shock temporaneo, bensì un riassetto strutturale delle modalità con cui il potere economico viene costruito e sostenuto. In un mondo in cui la resilienza, le risorse e la capacità industriale contano più dell'ingegneria finanziaria, i portafogli devono essere orientati verso le realtà emergenti piuttosto che verso quelle in declino.
"La maggior parte dei portafogli nel nostro universo è costruita per il vecchio mondo. I benchmark lo riflettono nei loro indici e i modelli di rischio lo suggeriscono. Tuttavia, crediamo che oggi il vantaggio più grande sia semplicemente la volontà di prendere atto di questo cambiamento di regime", concludono White e Unal.

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