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10/06/2026

economia

Il rally azionario USA supera l'Europa mentre persiste l'incertezza geopolitica

Denize (ODDO BHF): i mercati reagiscono al cessate il fuoco in Iran, ma il rischio Hormuz e l'inflazione restano elevati

Il cessate il fuoco negoziato dal presidente statunitense ha ridotto gli scontri in Iran, ma la stabilità non è ancora tornata. Laurent Denize, Global Co-CIO di ODDO BHF, avverte che "non vi sono ancora segnali di un ritorno alla normalità". Nonostante la cautela, gli investitori hanno avviato un rally azionario più marcato negli USA rispetto all'Europa, dove prevale la prudenza. I titoli del settore tecnologico hanno guidato la ripresa, sostenuti da risultati trimestrali solidi, ma i rischi geopolitici rimangono elevati.
"In particolare, la persistente incertezza nello Stretto di Hormuz e il blocco dei negoziati di pace hanno determinato un nuovo sensibile rialzo dei prezzi del petrolio verso la fine del mese. Al contrario, i prezzi del gas naturale e dell'elettricità sono aumentati in modo più moderato, limitando così nel breve termine l'impatto su famiglie e imprese", osserva Denize.

I prezzi del gas naturale e dell'elettricità sono aumentati più lentamente, limitando l'impatto su famiglie e imprese nel breve periodo. Il traffico marittimo nello Stretto di Hormuz non è ancora tornato alla normalità, mantenendo il corridoio come collo di bottiglia per il commercio globale. Un eventuale deterioramento dei negoziati provoca correzioni immediate sui mercati, mentre una rapida riapertura potrebbe dare slancio agli indici azionari.
"A nostro avviso, un'escalation del conflitto - per esempio attraverso ulteriori distruzioni di infrastrutture civili o il dispiegamento di truppe terrestri - rappresenta lo scenario meno probabile, ma al tempo stesso il più drastico per i mercati", continua Denize. Negli USA, la crescita del primo trimestre è stata alimentata da investimenti aziendali che hanno compensato il rallentamento dei consumi privati, mantenendo l'economia solida. In Europa, la performance è più debole: la crescita del primo trimestre è risultata deludente e le revisioni al ribasso, soprattutto in Germania, hanno ridotto le previsioni del PIL 2026 tra lo 0,5% e lo 0,6%. L'inflazione è tornata a salire sia nell'eurozona sia negli USA, facendo dei tassi di interesse più elevati lo scenario di base, ma senza segnali di uno shock inflazionistico diffuso. La domanda di semiconduttori per l'intelligenza artificiale (AI) continua a crescere.

"Entro il 2030, i data center potrebbero rappresentare oltre la metà del mercato finale globale dei semiconduttori. Inoltre, al momento non vi sono chiari segnali di un imminente scoppio della cosiddetta AI bubble: valutazioni, crescita degli utili e solidità dei bilanci continuano ad avere un effetto stabilizzante", precisa Denize.
Nvidia e i produttori tradizionali di chip beneficiano di questa tendenza, ma non si registra una bolla speculativa: le valutazioni, la crescita degli utili e la solidità dei bilanci rimangono stabilizzanti. L'AI, però, può interrompere settori consolidati come software, servizi finanziari e banche, rendendo il mercato azionario statunitense altamente polarizzato, con rialzi concentrati in pochi titoli e rischio di correzioni improvvise. Per gli investitori, la selezione dei titoli è cruciale: "i titoli dei semiconduttori restano interessanti, così come le utility che forniscono l'energia necessaria ai nuovi data center", afferma Denize.


In Europa le prospettive sono più contenute dopo un inizio d'anno forte; si privilegiano le società che beneficiano degli investimenti in infrastrutture elettriche. Il rapporto debito pubblico/PIL continua a crescere a livello globale, alimentando il rischio di tassi di interesse strutturalmente più alti, soprattutto negli USA e in Francia. I mercati del credito offrono rendimenti ragionevoli, con preferenza per scadenze brevi alla luce dell'incertezza.
"La sfida principale resta quella di guardare oltre il conflitto. I mercati finanziari stanno cercando di adattarsi a un ritorno alla normalità, mentre il contesto geopolitico e macroeconomico è tutt'altro che normale", conclude Denize.




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