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11/11/2026

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Editoriale Un'Europa sempre meno unita

Negli ultimi giorni abbiamo assistito ad alcuni fatti salienti che contribuiscono all'addensamento di nubi nere sopra la Commissione Europea, l'Unione stessa e il futuro dell'euro.
A partire dalle dimissioni - ormai attese - della Lagarde, che probabilmente cercherà di presentarsi alle elezioni del 2027 come garante della politica e dei conti, come già fatto da Macron. Vedremo se i Francesi cadranno ancora nella trappola delle élite.
In Belgio si è dimesso il governo: un'ammucchiata di partiti di opposto orientamento che non erano ormai d'accordo su nulla ma assemblata per arginare l'avanzata della destra.
In Polonia è stato di fatto sventato un colpo di stato dell'ex presidente UE Tusk, per imporre l'agenda europea a un Paese che non ne vuole sapere. E si parla di Polexit.

In Bulgaria è stata eletta presidente Iliana Iotova, che pur essendo di sinistra, ha convinto gli elettori con un programma anti UE, rafforzando l'azione del governo che vuole riallacciare i rapporti con la Russia per l'energia, e porre il veto agli aiuti a Kiev.
Infine, Finlandia e Norvegia - dopo che le elezioni hanno portato ad una svolta di schieramento - hanno contattato direttamente Mosca per parlare di forniture energetiche, sicurezza commerciale, bypassando la Commissione Europea e facendo infuriare Von der Leyen e Kallas. Peraltro i falchi del Nord erano stati "caldamente invitati" da Trump a mettere da parte la solita bellicosità nei confronti di Putin, proprio mentre i servizi segreti USA avvertivano a facevano sventare dal KGB un piano terroristico su Mosca. 

Sul fronte monetario ormai la Francia è il vero malato dell'eurozona, con i suoi titoli di stato al 5% e CDS (premio di rischio) verso quota 100, oltre che al Pil ormai in calo costante. Il rischio è il default, come si sussurra in molte parti al di là dell'oceano. Per altri la Troika sarebbe stata da tempo insediata.


E se pensiamo che l'Italia con l'inflazione al 5,4% (causa energia) abbia problemi, cosa si dovrebbe dire alla Germania che, oltre all'inflazione, è alle prese anche con un crollo dei consumi (-2% su mese e -2,3% su anno), e con i grandi marchi automobilistici a rischio di chiusura? O della Spagna, stretta nella morsa di disastri ferroviari per mancanza di manutenzione e black out elettrici che lasciano intere isole al buio? 

Tutto questo in pochi giorni, mentre a Bruxelles si partoriva l'ennesima proposta assurda: visto che non si vendono le auto elettriche, ridurre per decreto la capacità dei serbatoi di carburante nelle auto nuove. Sconfortante.
Difficile immaginare il futuro di questa Unione Europea che assomiglia sempre più a circo. Ma questi pagliacci non fanno ridere.




 Claudio Gandolfo


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