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11/11/2026

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Andrea Sinopoli (Oracle): l'evoluzione dei sistemi di AI nel mercato globale e le strategie di Oracle

La nostra visione sull' integrazione degli agenti autonomi punta a potenziare il lavoro umano

Ma cosa succede quando un colosso dell'informatica decide di scardinare le proprie certezze storiche per aprirsi a un ecosistema di concorrenti e alleati? Succede che la tecnologia smette di essere un labirinto recintato per diventare un terreno comune dove trasformare i processi aziendali in risultati concreti. Negli ultimi anni abbiamo visto troppe promesse astratte sull'AI, troppe narrazioni su algoritmi magici capaci di risolvere ogni problema con un semplice prompt. Ma i nodi vengono al pettine quando manager ed imprenditori devono fare i conti con i vincoli del mondo reale: la voracità energetica dei data center, la necessità di controllare i costi e la sicurezza di non affidare le chiavi delle decisioni strategiche a sistemi incontrollati. Durante l'ultima edizione di Oracle AI World a Las Vegas, la riflessione sul futuro del software si è concentrata sulla volontà di democratizzare l'accesso agli agenti autonomi senza sacrificare la governance. Per comprendere l'impatto di questa svolta e decifrare come le nostre imprese debbano adattarsi, abbiamo fatto una chiacchierata schietta con Andrea Sinopoli, vicepresidente e responsabile delle tecnologie per il mercato italiano di Oracle, per fare il punto tra infrastrutture aperte, automazione agentica e centralità del fattore umano. Partiamo dalla complementarità.

Perché Oracle punta così tanto sull'apertura dell'ecosistema?

Crediamo fortemente che il beneficio maggiore dell'AI possa essere colto soltanto quando si eliminano le barriere tecnologiche. I concetti di lock-in e i compartimenti stagni sono modelli che stiamo contribuendo a superare. Negli anni scorsi abbiamo stretto partnership strategiche con Google, Amazon Web Services e Microsoft per consentire ai clienti di utilizzare i nostri database all'interno delle loro infrastrutture. Durante l'ultima edizione di Oracle AI World a Las Vegas abbiamo fatto un ulteriore passo avanti annunciando l'accordo con Snowflake, rendendo le sue tecnologie disponibili direttamente sul nostro Marketplace. Vedere una società che negli anni Duemila era leader nei database relazionali aprirsi in questo modo è un segnale chiaro di come il mercato debba evolvere verso un'integrazione fluida di strumenti.

Qual è la vera novità architetturale dietro l'annuncio di Fusion Cloud?

La vera rivoluzione sta nell'aver separato nettamente l'AI tradizionale integrata nelle suite applicative da quella svolta dagli agenti autonomi. Da un lato c'è l'inferenza classica che offre suggerimenti ed informative all'utente all'interno dei sistemi aziendali come la pianificazione finanziaria, la gestione delle risorse umane o la cura del cliente. Dall'altro ci sono gli agenti che compiono azioni ed eseguono compiti complessi all'interno di perimetri operativi ben definiti. Questa separazione nasce per due ragioni fondamentali: ottimizzare l'uso delle risorse computazionali, vista la voracità e i limiti attuali dell'hardware, e consentire alle aziende di misurare, monitorare e fare fine tuning su ciò che gli algoritmi fanno sul campo.


Come si adatta questo paradigma di automazione controllata al mercato italiano?

Nel nostro Paese i percorsi di digitalizzazione nelle aziende pubbliche e private procedono spesso con ritmi e tutele differenti rispetto ai giganti americani o asiatici. Di fronte al dilemma se acquistare o costruire da zero soluzioni capaci di rimpiazzare i sistemi gestionali tradizionali, molte organizzazioni vivono un forte senso di cautela. La scelta di separare il ragionamento dell'algoritmo dal calcolo deterministico offre un compromesso ideale. Permette alle nostre imprese di rompere le resistenze all'innovazione ed adattarsi alle nuove tecnologie in maniera guidata, mantenendo il controllo completo dei processi senza stravolgere di colpo le basi operative.


Lo slogan dell'evento è stato AI Changed Everything: qual è la presa di coscienza del settore?

Siamo passati dalla fase delle promesse alla consapevolezza che l'AI ha già cambiato la realtà operativa delle aziende. Non si discute più solo di strumenti teorici, ma dei benefici misurabili che questa trasformazione sta portando. Larry Ellison ha sottolineato come l'applicazione dell'AI stia determinando salti quantici nella ricerca medica e nella sanità. Al tempo stesso, l'architettura degli agenti dimostra che la vera sfida consiste nel muoversi dall'assistenza pura all'esecuzione di attività ad alto valore aziendale.


Cosa rispondi a chi teme che l'automazione agentica finisca per azzerare il ruolo dell'uomo?

Durante l'evento a Las Vegas l'intervento di Sam Altman ha chiarito molto bene questo punto. Esiste il timore diffuso che il proliferare degli agenti autonomi possa spingere verso un ridimensionamento della presenza umana nei processi di lavoro. La realtà che stiamo riscontrando è esattamente l'opposto: più l'algoritmo si fa carico dei compiti operativi e ripetitivi, più si libera spazio prezioso per le persone. L'automazione restituisce tempo da dedicare alla creatività, all'esplorazione di nuove idee, alla curiosità e all'iniziativa imprenditoriale. L'AI resta un grandissimo abilitatore tecnologico, ma la regia e la centralità strategica rimangono saldamente nelle mani delle persone.


Sul palco di Las Vegas c'è stato anche un momento di orgoglio italiano: di cosa si tratta?

È stato molto bello vedere il team informatico italiano di Burger King presentare il proprio caso di successo direttamente sul palco principale. Attraverso l'uso degli agenti integrati nelle suite applicative, il team è riuscito a migliorare la gestione degli ordini e il servizio al cliente finale, riducendo in modo drastico la possibilità di errori nelle consegne. È stato un esempio pratico e concreto di come le competenze del nostro Paese riescano a dematerializzare le inefficienze e a portare valore tangibile all'interno di un grande marchio internazionale.


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