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18/03/2026

economia

Volatilità in ascesa e tensioni sul petrolio spingono i mercati verso l'incertezza

Simoncelli (Invesco): volatilità in rialzo, blocco nello Stretto di Hormuz spingono il Brent sopra 100 dollari e rivedono le previsioni sui tassi

La volatilità implicita dei principali indici azionari è aumentata, segnalando un ritorno di avversione al rischio da parte degli investitori. Il movimento di de-risking sta invertendo la tendenza favorevole di diversi temi di investimento che hanno registrato performance positive negli ultimi mesi. La crescita della volatilità implicita riflette un più alto rischio inflattivo, ma non ancora una recessione globale; la correlazione positiva tra azioni e obbligazioni governative intensifica le pressioni, riportando alla luce lo scenario di stagflazione.
"Le dinamiche di volatilità implicita sia dell'indice VIX negli Stati Uniti che VStoxx in Europa, segnalano una tensione geopolitica che domina l'avversione al rischio degli investitori. La curva a termine del VIX risulta infatti invertita; il valore del livello spot oggi è maggiore rispetto a quello sui contratti futures con scadenza a tre mesi, l'incertezza geopolitica attuale domina quindi le dinamiche di copertura di rischi futuri", afferma Luca Simoncelli, Investment Strategist di Invesco.

Il prezzo del petrolio è salito rapidamente a causa del blocco del traffico navale nello Stretto di Hormuz, attraverso il quale transita più del 20% del fabbisogno energetico mondiale verso Cina, India, Giappone e Corea. Le navi hanno quasi cessato le traversate a causa delle minacce iraniane, aumentando i premi assicurativi. Un intervento della Marina americana richiederebbe più tempo, mentre il mercato inizia a scontare la possibilità di un conflitto "open-ended", privo di una fine prevedibile.
"Proprio l'elemento della durata temporale risulta quindi centrale sia alle dinamiche dei prezzi energetici sia alla probabilità che lo scenario di stagflazione diventi effettivo", prosegue Simoncelli.

Il blocco ha messo sotto pressione le capacità di stoccaggio dei produttori del Golfo, costringendo Abu Dhabi, Kuwait, Iraq, Arabia Saudita e Qatar a ridurre l'estrazione e la raffinazione. Il Brent ha superato i 100dollari al barile, mentre il prezzo del gas naturale sul mercato di Amsterdam è salito in maniera significativa, pur restando al di sotto dei picchi del 2022.
"L'inflazione attesa scontata dai mercati delle obbligazioni indicizzate all'inflazione mostra un aumento ancora contenuto dei livelli di break-even a lungo periodo, mentre misure di più breve termine come i contratti swap a un anno si muovono al rialzo. Le parti a più lungo termine delle curve vivono quindi una fase di incertezza sul rischio duration e non offrono particolare diversificazione", puntualizza Simoncelli.


Le previsioni sulle prossime mosse delle banche centrali sono molto volatili. La probabilità di due tagli ai tassi da parte della FED nel corrente anno è diminuita, spostando l'eventuale riduzione a una data più lontana. Nella Zona Euro, il mercato inizia a valutare un possibile rialzo di 25 punti base da parte della BCE.
"Come dicevamo, la durata del conflitto è la variabile chiave; per avere un impatto strutturale sull'inflazione il prezzo del petrolio dovrebbe rimanere sopra quota 100 dollari per almeno tre mesi, ed ancora di più per avere un impatto negativo sulla domanda e quindi sulla crescita economica. È evidente anche dalle performance dei mercati azionari e dalla forza relativa del dollaro, come le economie di Europa e Mercati Emergenti siano più vulnerabili ad uno shock energetico rispetto agli Stati Uniti", continua Simoncelli

In Europa, le condizioni di crescita appaiono più omogenee, sostenute da un miglioramento del mercato del lavoro e da una maggiore fiducia delle imprese. In Cina, il nuovo obiettivo di crescita del PIL è stato fissato tra il 4,5% e il 5%, con un focus sulla "crescita di qualità" e sullo sviluppo di un settore industriale ad alto valore aggiunto e più autonomo.


"Il rischio di un perdurare della deflazione sull'economia interna non è stato affrontato in maniera esplicita, sottolineando anche la necessità di mantenere una politica fiscale equilibrata", afferma Simoncelli.
Questa settimana verranno pubblicati i dati sull'inflazione CPI di febbraio e sul PCE di gennaio negli Stati Uniti. Sarà cruciale capire come il mercato del lavoro instabile e la disuguaglianza nei redditi disponibili abbiano influenzato la spesa e i prezzi al consumo.
"Il dato di febbraio sul mercato del lavoro ha complicato la situazione, il numero di nuovi posti di lavoro è diminuito ed il tasso di disoccupazione è risalito. Le tensioni tra domanda ed offerta di lavoro sono evidenti ma la crescita della produttività continua a sorprendere in positivo", conclude Simoncelli.




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