CEO italiani ottimisti ma l'IA resta indietro: sfide e opportunità
Caridi (PwC Italia): occorre trasformare il potenziale in risultati misurabili attraverso investimenti in competenze, processi, governance solida e strategie chiare
Il 62% dei CEO italiani prevede una crescita dell'economia mondiale nei prossimi dodici mesi. La 29ª Global CEO Survey di PwC Italia, mostra però che il cambiamento tecnologico è la preoccupazione più diffusa, seguita da dazi, rischi informatici, scarsità di competenze chiave e inflazione. A livello globale, i timori più forti riguardano i rischi informatici (31%) e la volatilità macroeconomica (31%).
Il 53% dei CEO italiani dubita della capacità della propria impresa di trasformarsi rapidamente per stare al passo con l'evoluzione tecnologica, percentuale superiore al 42% della media mondiale. Il 34% ritiene insufficienti le proprie capacità innovative per far fronte all'incertezza futura. Solo il 13% si sente minacciato da conflitti geopolitici, contro il 23% globale.
L'adozione dell'IA risulta più lenta in Italia. Il 54% dei leader aziendali dichiara una bassa o nulla implementazione nell'attrazione della domanda, contro il 46% a livello mondiale. Nel sviluppo di prodotti, servizi ed esperienze la differenza è 60% versus 47%, mentre nella definizione della direzione strategica è 68% rispetto al 53% globale. Il 78% dei CEO italiani non ha ancora riscontrato benefici in termini di costi o fatturato grazie all'IA, contro il 56% internazionale. Solo il 49% considera l'innovazione un pilastro strategico e appena il 16% dispone di un centro di innovazione strutturato.
Le barriere principali sono la mancanza di competenze (46%) e le difficoltà nel trasferimento delle conoscenze (37%). Altri ostacoli includono l'incertezza sui ritorni dell'investimento (31%), la cybersecurity (27%) e la resistenza al cambiamento (27%). Il 71% dei CEO ammette una comprensione incompleta dell'impatto della digital transformation sul settore e sulla forza lavoro. Il 27% segnala l'assenza di una cultura aziendale favorevole all'IA, tre volte la media globale del 9%. Inoltre, il 40% lamenta carenze nell'attrazione di talenti tecnici e nella definizione di una roadmap chiara per le iniziative di IA.
"Il gap di adozione dell'IA in Italia rappresenta un'opportunità per ripensare come le aziende costruiscono valore: trasformando il potenziale in risultati misurabili attraverso investimenti in competenze, processi, governance solida e strategie chiare. Le organizzazioni hanno la necessità di accelerare l'adozione dell'IA in maniera responsabile sfruttando gli strumenti già a disposizione per generare valore per il mercato", ha dichiarato Alessandro Caridi, Partner e Digital Innovation Leader PwC Italia.
Nonostante le ambizioni, l'innovazione rimane incompleta. Solo il 25% delle imprese testa rapidamente nuove idee con i clienti, il 21% mostra alta tolleranza al rischio e appena il 20% ha processi strutturati per interrompere iniziative di R&S con performance insufficienti. La collaborazione con partner esterni è indicata dal 35% come leva fondamentale per accelerare il cambiamento.

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