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17/06/2026

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Il business necessita di intelligenza industriale e tecnologie digitali

Branca (AVEVA): condivisione dei dati e sostenibilità aziendale sono al centro della domanda del mercato

Il recente AVEVA World di Milano non è stato solo il più grande evento globale mai organizzato dall'azienda, con oltre 4.000 partecipanti, ma ha segnato un punto di svolta nel modo in cui l'industria concepisce la tecnologia.
Non si parla più di semplici strumenti digitali, ma di una "Industrial Intelligence" capace di connettere Operational Technology (OT), Information Technology (IT) e Intelligenza Artificiale per rendere le aziende resilienti e sostenibili. In questa intervista, Luca Branca, Regional Sales Director di Aveva Italy esplora i risultati dell'Industrial Intelligence Report realizzato con IMD e analizza il pragmatismo del manifatturiero italiano di fronte alle sfide della condivisione dei dati e dell'integrazione degli ecosistemi produttivi.

Che sensazioni ha lasciato aver ospitato a Milano il più grande evento globale nella storia di AVEVA?

È stata una soddisfazione enorme per tutto il team vedere una partecipazione superiore alle 4.000 persone, con una presenza massiccia del mondo industriale italiano. Quello che mi ha colpito di più non è stata la rassegna tecnologica in sé, quanto il feedback dei clienti: l'evento è stato percepito come un vero momento di confronto su temi critici come la resilienza operativa, il data management e la sostenibilità. Abbiamo presentato l'Industrial Intelligence Report, realizzato con IMD, che ha spostato il focus dalla trasformazione digitale della singola azienda a una visione olistica a 360 gradi, dove il successo dipende dalla capacità di collaborare con l'intera supply chain, inclusi partner, fornitori e clienti.

Come definirebbe esattamente il concetto di "Industrial Intelligence" che è stato il cuore del vostro report?

Per noi l'Industrial Intelligence è la capacità organizzativa di integrare Operational Technology, Information Technology e Intelligenza Artificiale per abilitare processi decisionali connessi e guidati dai dati lungo tutto l'ecosistema. Non si tratta solo di avere i dati, ma di farli fluire senza interruzioni attraverso l'intero ciclo di vita di un asset industriale. Questo approccio permette alle aziende di essere molto più reattive alle dinamiche di mercato e alle crisi geopolitiche, accelerando i tempi di risposta quando il contesto operativo cambia improvvisamente. È il passaggio fondamentale da una visione compartimentata a una visione di ecosistema.


Il vostro studio con IMD evidenzia un paradosso tra ambizione e realtà nella condivisione dei dati: cosa dicono i numeri?

I numeri sono effettivamente sorprendenti e mostrano un divario significativo tra intenzione ed esecuzione: sebbene il 74% dei leader industriali consideri gli ecosistemi digitali una priorità strategica, solo il 27% dichiara di condividere dati in modo esteso con i propri partner. Questo accade perché esistono ostacoli strutturali come la complessità dell'integrazione tecnologica, i sistemi legacy obsoleti e una governance spesso inefficace. Tuttavia, il report dimostra chiaramente che le organizzazioni che hanno già superato queste barriere e creato strutture collaborative ottengono un valore superiore e risultano molto più resilienti rispetto ai loro competitor.


Qual è il giudizio sul livello di maturità tecnologica del manifatturiero italiano rispetto agli altri mercati?

Voglio spezzare una lancia a favore dell'industria italiana: per anni è stata vista come un passo indietro, ma la mia esperienza diretta con realtà dinamiche e curiose smentisce questo pregiudizio. Ciò che distingue l'Italia è un mix unico di creatività e pragmatismo. Non adottiamo la tecnologia per moda, ma ci concentriamo su use case concreti che garantiscano un ritorno sull'investimento chiaro e dimostrabile. Le aziende italiane preferiscono un approccio scalabile nel tempo piuttosto che grandi progetti "big bang", e questo le ha rese spesso più agili e capaci di adattare l'intelligenza artificiale ai fini specifici del proprio business.


A proposito di Intelligenza Artificiale, come sta cambiando la natura delle richieste che ricevete dai vostri clienti?

C'è stata un'evoluzione rapidissima nella maturità dei clienti. Se all'inizio la domanda era un generico "dimmi cosa posso fare con l'IA", oggi le richieste sono molto più mirate e profonde. Le aziende vogliono capire come l'intelligenza artificiale possa supportare non solo una specifica funzione tecnica, ma l'intera governance dei processi e la collaborazione tra dipartimenti. Si cerca un supporto che sia parte integrante della strategia digitale e non un elemento fine a se stesso. La sfida ora è integrare l'IA in un contesto ampio che permetta di anticipare i tempi, ottimizzando la qualità, la manutenzione e, soprattutto, la sostenibilità delle operazioni.


In che modo le tensioni geopolitiche globali stanno influenzando le strategie di digitalizzazione delle imprese?

Oggi la geopolitica ha un impatto fortissimo e imprevedibile che sposta gli equilibri economici in tempo reale, come vediamo chiaramente con i conflitti legati a motivi finanziari ed energetici. In questo scenario, la capacità di adattarsi ai cambiamenti non è più solo un vantaggio competitivo, ma una condizione necessaria per la sopravvivenza stessa dell'azienda. Le imprese devono gestire pressioni regolatorie crescenti, nuovi standard di sostenibilità e la necessità di approvvigionarsi e distribuire prodotti a velocità mai viste prima. La digitalizzazione diventa quindi lo scudo che permette di costruire quella resilienza necessaria per navigare in un mondo globale sempre più volatile.


Qual è il valore strategico dell'accordo pluriennale che avete siglato recentemente con Amazon Web Services?

L'accordo con AWS è fondamentale per accelerare la diffusione della nostra piattaforma di industrial intelligence, CONNECT, nel cloud. Grazie a questa collaborazione multi-cloud, possiamo offrire ai nostri clienti industriali soluzioni SaaS più flessibili e scalabili, utilizzando servizi avanzati come Amazon Bedrock per l'IA generativa. Questo permette a oltre 20.000 aziende che utilizzano software AVEVA di trasformare decenni di dati operativi, spesso rimasti inespressi, in intelligence utile per progettare e operare in modo più intelligente, riducendo al contempo i costi e la complessità delle infrastrutture fisiche on-premise.


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